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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia, condannato il cardinale George Pell: rischia 50 anni di carcere

Pedofilia, condannato il cardinale George Pell: rischia 50 anni di carcere

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Febbraio 2019
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Reading Time: 5 mins read
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L’alto prelato, 77 anni, è stato giudicato colpevole lo scorso dicembre di aver abusato di due ragazzini di 13 anni

di Gian Guido Vecchi

CITTÀ DEL VATICANO La reazione della Santa Sede alla condanna per abusi sessuali su due tredicenni del cardinale australiano George Pell arriva prima della presentazione del messaggio di Quaresima di papa Francesco: «Per garantire il corso della giustizia, il Santo Padre ha confermato le le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale George Pell dall’ordinario del luogo al rientro del cardinale Pell in Australia. Ossia che, in attesa dell’accertamento definitivo dei fatti, al cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

Il Vaticano «prende atto»

Nel testo letto da Alessandro Gisotti, direttore della sala stampa, il Vaticano «prende atto» della sentenza di primo grado, «una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia», ribadisce «il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane» e resta in attesa del giudizio definitivo: «In nome di questo rispetto, attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il Cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado». Nel frattempo «ci uniamo ai vescovi australiani nel pregare per tutte le vittime di abuso, ribadendo il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la Chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili».

Il cardinale

Il cardinale George Pell, 77 anni, prefetto della Segreteria Economica vaticana dal 2014 (ma l’incarico di 5 anni è scaduto il 24 febbraio e non sarà rinnovato), chiamato da Francesco nel 2013 a far parte del Consiglio dei cardinali – i più stretti collaboratori del Papa -, è l’esponente di grado più alto nella Chiesa cattolica per un reato di abuso sessuale. Si era «autosospeso» dall’incarico nel giugno 2017 e il Papa gli aveva «concesso un periodo di congedo per potersi difendere» e tornare in Australia per affrontare il processo. La condanna, appena divenuta pubblica, risale in realtà all’11 dicembre: il giorno dopo, 12 dicembre, Pell era stato estromesso dal Consiglio, ufficialmente per «ragioni di età», assieme ad altri due cardinali: il congolese Laurent Monsengwo Pasinya, 79 anni, e il cileno Francisco Javier Errázuriz, 85, a sua volta travolto in patria dalle accuse di insabbiamento dei crimini pedofili. I 12 membri della giuria della County Court dello stato di Victoria, l’11 dicembre, dopo due giorni di deliberazione, hanno condannato il cardinale Pell per aver abusato di due ragazzini «sorseggiando il vino consacrato» in una stanza sul retro della Cattedrale di San Patrizio, a Melbourne alla fine del 1996, mentre i fedeli uscivano dopo la messa. I due ragazzini avevano tredici anni e facevano parte del coro della Cattedrale. La giuria ha dichiarato Pell colpevole anche di aver assalito uno dei due ragazzi un mese più tardi. Pell ha continuato a protestare la propria innocenza, «mi si accusa di atti vili e disgustosi che vanno contro tutto ciò in cui credo». Il suo legale ha detto in tribunale che l’accusa era inverosimile perché «solo un pazzo» si sarebbe comportato così in un luogo pubblico. Il cardinale ricorrerà in appello. Rischia fino a 50 anni, l’udienza per definire la condanna è convocata per mercoledì.

Bergoglio

Domenica, Francesco ha concluso l’incontro planetario «per la protezione dei minori nella Chiesa» pronunciando parole durissime: ha detto che bisogna «proteggere i piccoli dai lupi voraci», evocato «i sacrifici pagani», parlato di «crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra», ripetuto che «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti», spiegato che «nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati». A giorni sarà pubblicato un «Motu Proprio» del Papa «sulla protezione dei minori e le persone vulnerabili» per «rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia romana e nella Città del Vaticano», ci saranno anche «una nuova legge dello Stato» e delle «linee guida per il Vicariato del Vaticano sullo stesso argomento»: norme e procedure più severe che valgono per lo Stato – ad esempio per nunzi e diplomatici sotto processo, come è già accaduto – e non per la Chiesa universale, ma saranno «esemplari» per le conferenze episcopali del mondo. Il Comitato organizzatore dell’incontro sta facendo sintesi delle proposte di nuove norme e procedure contro la pedofilia emerse durante il dibattito. Il padre gesuita Hans Zollner, membro del comitato, ha commentato così la sentenza contro Pell: «Qualsiasi persona, a prescindere dal ruolo o dall’incarico, se ha commesso un crimine deve essere punita. Adesso siamo al primo grado, il cardinale farà ricorso in appello e vedremo il risultato. Abbiamo già avuto il caso del vescovo di Adelaide, mons. Wilson che in prima istanza è stato condannato non per abuso ma per aver “insabbiato”, e in seconda istanza è stato assolto». Monsignor Phillip Wilson a maggio dell’anno scorso era stato condannato in primo grado per aver insabbiato gli abusi compiuti da padre James Fletcher negli anni Settanta; nell’appello di dicembre, la corte ha riconosciuto il «ragionevole dubbio» che le cose fossero andate così e la condanna è stata annullata. Nel frattempo, comunque, il Papa aveva commissariato la diocesi a giugno e il vescovo, malato di Alzheimer, pur affermando la propria innocenza si è dimesso «perché preoccupato dall’aumentare del livello di sofferenza nella comunità».

Formazione dei leader della Chiesa

Non a caso, domenica, Francesco aveva voluto affidare all’arcivescovo Mark Benedict Coleridge, presidente della conferenza episcopale australiana, l’omelia della messa che ha concluso il summit sugli abusi. Un’omelia straordinaria, pronunciata accanto al Papa e davanti a vescovi e cardinali di tutto il mondo: «Nel Vangelo, il Signore ordina: “Amate i vostri nemici”. Ma chi è il nemico? Certo, non quelli che hanno sfidato la Chiesa a guardare in faccia gli abusi e la loro copertura, per quello che realmente erano: soprattutto le vittime e i sopravvissuti che ci hanno condotto alla dolorosa verità raccontando le loro storie con così grande coraggio. Ci sono stati momenti, però, in cui abbiamo considerato le vittime e i sopravvissuti come nemici ma non li abbiamo amati, non li abbiamo benedetti. In questo senso, siamo stati i nostri peggiori nemici», ha detto Coleridge. E ancora: «Non andremo via impuniti, come dice Davide, e la punizione l’abbiamo già avuta… La conversione che ci è richiesta è una rivoluzione copernicana. Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi; renderemo più severi i procedimenti di selezione e di formazione dei leader della Chiesa; educheremo tutto il nostro popolo a ciò che richiede la tutela; faremo ogni cosa in nostro potere per garantire che gli orrori del passato non si ripetano e che la Chiesa sia un posto sicuro per tutti, una madre amorevole in particolare per i giovani e per le persone vulnerabili; non agiremo da soli ma collaboreremo con tutte le persone coinvolte nel bene dei giovani e delle persone vulnerabili; continueremo ad approfondire la nostra conoscenza sugli abusi e sui suoi effetti, sul perché siano potuti accadere nella Chiesa e su cosa si debba fare per sradicarli. Tutto questo richiederà tempo, ma noi non ne abbiamo per sempre e non possiamo permetterci di fallire».

https://www.corriere.it/esteri/19_febbraio_26/preti-pedofili-condannato-cardinale-george-pell-australi-b9611d00-395d-11e9-8f77-d31ec271a736.shtml
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