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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » campania » Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Gennaio 2019
in Campania
Reading Time: 2 mins read
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IL 29 GENNAIO si è svolta davanti al giudice Rossella Tammaro della quarta sezione penale del tribunale di Napoli la prima udienza della causa che vede imputato il cancelliere arcivescovile della curia partenopea padre Luigi Ortaglio. Il giudizio è stato promosso da una persona oggi quarantatreenne che dai tredici ai diciassette anni a Ponticelli, periferia orientale di Napoli, è stato vittima di violenze sessuali da parte del suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Una vicenda che gli ha sconvolto la vita e per la quale dal 2010 chiede giustizia scontrandosi con il muro di gomma della curia.
Quando nel febbraio del 2017 la sua denuncia ha ripreso slancio grazie a una inchiesta pubblicata sulle pagine nazionali di Repubblica, il cardinale Crescenzio Sepe ha risposto con una nota della curia, firmata da Ortaglio, con la quale sosteneva che il caso era chiuso, riuscendo in trentuno righe a citare otto volte, anche nel titolo, il nome completo della vittima che non era mai stato pubblicato.
Il 9 marzo del 2017, con l’assistenza del penalista Gianfranco Iannone, la vittima ha presentato querela perché le norme sulla privacy vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare viene considerato reato la pubblicazione del nome delle vittime di abusi sessuali. E il sostituto procuratore Emilia Sorrentino Galante ha disposto il rinvio a giudizio di Ortaglio che di sicuro non ha deciso da solo di ‘aggredire’ la vittima della violenza sessuale ma ha probabilmente obbedito a input superiori.
La prossima udienza è fissata per l’undici giugno quando ci sarà la sentenza perché il difensore di Ortaglio Mauro Tornincasa ha chiesto il rito abbreviato che significa la riduzione di un terzo della pena.
Primi, decisivi, passi per il penale, fase avanzata per il civile. Diego Esposito, questo il nome di fantasia utilizzato fino al giugno scorso dalla vittima del prete pedofilo, ha presentato richiesta di risarcimento danni nei confronti di Mura, di Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Nelle prime udienze il giudice Ulisse Forziati della decima sezione civile ha ammesso le prove testimoniali chieste dall’avvocato di Esposito Carlo Grezio e l’otto aprile verranno ascoltati altre due vittime delle violenze di Mura.
Ed è in dirittura d’arrivo la decisione del tribunale ecclesiastico di Milano incaricato dalla Congregazione per la dottrina della fede di decidere sulle accuse nei confronti di Silverio Mura visto il lavoro carente svolto dalla curia partenopea. I ‘giudici’ milanesi hanno ascoltato e registrato a Napoli diversi testi, tra i quali Diego Esposito e altre ragazzini violentati dal sacerdote, e acquisiti gli atti dell’avvocato Grezio. Nel giro di pochi mesi dovrebbe arrivare la ‘sentenza’.
Nel caso fossero riconosciute le responsabilità del sacerdote, Mura verrebbe ridotto allo stato laicale con un risarcimento congruo alla vittima a carico del Vaticano. In questa ipotesi diventerebbe indifendibile la posizione di Sepe in base a quanto stabilito dalla lettera in forma di ‘motu proprio’ intitolata “Come una madre amorevole”, pubblicata dal pontefice il 4 giugno del 2016. “Con la presente lettera – scrive papa Francesco – intendo precisare che tra le ‘cause gravi’ (che portano alla rimozione, ndr) è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sui minori e adulti vulnerabili”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.