Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

IL 29 GENNAIO si è svolta davanti al giudice Rossella Tammaro della quarta sezione penale del tribunale di Napoli la prima udienza della causa che vede imputato il cancelliere arcivescovile della curia partenopea padre Luigi Ortaglio. Il giudizio è stato promosso da una persona oggi quarantatreenne che dai tredici ai diciassette anni a Ponticelli, periferia orientale di Napoli, è stato vittima di violenze sessuali da parte del suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Una vicenda che gli ha sconvolto la vita e per la quale dal 2010 chiede giustizia scontrandosi con il muro di gomma della curia.
Quando nel febbraio del 2017 la sua denuncia ha ripreso slancio grazie a una inchiesta pubblicata sulle pagine nazionali di Repubblica, il cardinale Crescenzio Sepe ha risposto con una nota della curia, firmata da Ortaglio, con la quale sosteneva che il caso era chiuso, riuscendo in trentuno righe a citare otto volte, anche nel titolo, il nome completo della vittima che non era mai stato pubblicato.
Il 9 marzo del 2017, con l’assistenza del penalista Gianfranco Iannone, la vittima ha presentato querela perché le norme sulla privacy vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare viene considerato reato la pubblicazione del nome delle vittime di abusi sessuali. E il sostituto procuratore Emilia Sorrentino Galante ha disposto il rinvio a giudizio di Ortaglio che di sicuro non ha deciso da solo di ‘aggredire’ la vittima della violenza sessuale ma ha probabilmente obbedito a input superiori.
La prossima udienza è fissata per l’undici giugno quando ci sarà la sentenza perché il difensore di Ortaglio Mauro Tornincasa ha chiesto il rito abbreviato che significa la riduzione di un terzo della pena.
Primi, decisivi, passi per il penale, fase avanzata per il civile. Diego Esposito, questo il nome di fantasia utilizzato fino al giugno scorso dalla vittima del prete pedofilo, ha presentato richiesta di risarcimento danni nei confronti di Mura, di Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Nelle prime udienze il giudice Ulisse Forziati della decima sezione civile ha ammesso le prove testimoniali chieste dall’avvocato di Esposito Carlo Grezio e l’otto aprile verranno ascoltati altre due vittime delle violenze di Mura.
Ed è in dirittura d’arrivo la decisione del tribunale ecclesiastico di Milano incaricato dalla Congregazione per la dottrina della fede di decidere sulle accuse nei confronti di Silverio Mura visto il lavoro carente svolto dalla curia partenopea. I ‘giudici’ milanesi hanno ascoltato e registrato a Napoli diversi testi, tra i quali Diego Esposito e altre ragazzini violentati dal sacerdote, e acquisiti gli atti dell’avvocato Grezio. Nel giro di pochi mesi dovrebbe arrivare la ‘sentenza’.
Nel caso fossero riconosciute le responsabilità del sacerdote, Mura verrebbe ridotto allo stato laicale con un risarcimento congruo alla vittima a carico del Vaticano. In questa ipotesi diventerebbe indifendibile la posizione di Sepe in base a quanto stabilito dalla lettera in forma di ‘motu proprio’ intitolata “Come una madre amorevole”, pubblicata dal pontefice il 4 giugno del 2016. “Con la presente lettera – scrive papa Francesco – intendo precisare che tra le ‘cause gravi’ (che portano alla rimozione, ndr) è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sui minori e adulti vulnerabili”.

http://www.iustitia.it/28_gennaio_19/documenti/apertura.htm

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