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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Sotto indagine per abusi il vescovo argentino assessore dell’Apsa

Sotto indagine per abusi il vescovo argentino assessore dell’Apsa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Gennaio 2019
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Reading Time: 4 mins read
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Monsignor Gustavo Zanchetta si era improvvisamente dimesso dalla sua diocesi di Orán nel 2017 per «motivi di salute». Il Vaticano conferma l’inchiesta preliminare, durante la quale il presule «si asterrà» dal suo incarico in Curia

È sotto indagine preliminare per abusi sessuali il 54enne vescovo argentino Gustavo Oscár Zanchetta, protagonista di uno strano caso di dimissioni dalla sua diocesi di Orán nell’agosto 2017 «a causa di motivi di salute», per lungo tempo desaparecido e poi riapparso quattro mesi dopo a Roma nel ruolo inedito di “assessore” all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa).

Si tratta di accuse emerse negli ultimi mesi, mai durante il suo ministero o al momento della nomina in Curia, mosse da alcuni sacerdoti e seminaristi che recriminano al vescovo anche una cattiva gestione economica e di potere nel seminario – da lui stesso creato intorno al 2014 – nella piccola diocesi di Orán, situata al nord dell’Argentina e caratterizzata da povertà, minacce costanti da parte dei narcos e altre problematiche. Lì Papa Francesco lo aveva posto il 23 luglio 2013 con una delle sue prime nomine episcopali.

A confermare l’avvio della indagine preliminare è Alessandro Gisotti, neo direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, che riferisce anche che in attesa dello svolgimento dell’inchiesta Zanchetta si asterrà dal lavoro in questo Dicastero chiave della Santa Sede, al quale è affidata l’amministrazione di oltre 5mila proprietà della Santa Sede. Al momento non è possibile chiarire se si tratti di abusi su minorenni poiché «ancora si sta investigando», spiega ancora Gisotti, che in una nota diffusa nel pomeriggio sottolinea che: «Sulla base di queste accuse e delle notizie emerse di recente sui media, il vescovo di Orán ha già raccolto alcune testimonianze che devono ancora arrivare alla Congregazione per i Vescovi. Qualora venissero confermati gli elementi per procedere, il caso sarà rimesso alla commissione speciale per i vescovi. Durante l’investigazione previa, monsignor Zanchetta, si asterrà dal lavoro» all’Apsa.

Divenuto sacerdote nel ‘91 per la diocesi di Quilmes, alla periferia di Buenos Aires, Zanchetta è stato nominato vescovo di Orán – come detto – nel luglio 2013, ordinato il 19 agosto successivo. Il suo governo è durato, però, poco meno di quattro anni. Nel 2017, esattamente il 29 luglio, il vescovo si è allontanato improvvisamente dalla diocesi senza neppure salutare parrocchiani e sacerdoti. «Motivi di salute» è stata la motivazione resa pubblica qualche giorno dopo sulle reti sociali, difficili da curare in quei luoghi.

Una lettera a firma del vescovo, diffusa nelle settimane successive, chiariva più nel dettaglio che la salute precaria impediva al presule di «svolgere pienamente il ministero pastorale», tenendo anche conto della vasta estensione del territorio diocesano e delle «enormi sfide» come Chiesa nel nord del Paese. Per questo il pastore annunciava di aver presentato le dimissioni al Papa seppure la sua età, all’epoca 53 anni, fosse ben lontana da quella canonica prevista per il pensionamento dei 75 anni. «Ho posto la decisione nelle mani del Santo Padre che credo sia la migliore, anzitutto pensando a voi prima che a me stesso» e «perché la cura che devo seguire non può essere intrapresa qui», scriveva.

«Dal momento che devo partire prima possibile per iniziare il trattamento – si leggeva ancora nella missiva – mi congedo con questa lettera, anche se mi piacerebbe stringere la mano a tutti, specialmente ai più poveri, ai più deboli e ai più sofferenti». La stretta di mano non c’è mai stata, Zanchetta non ha più fatto ritorno a Orán. In un primo momento si pensava che risiedesse a Salta; invece, dopo la pubblicazione della lettera, il vicario generale Gabriel Acevedo, comunicava ufficialmente alla Conferenza episcopale argentina (Cea) che: «Il vescovo Gustavo ha lasciato la diocesi al mattino per recarsi nell’arcidiocesi di Corrientes, dove sarà ricevuto come ospite dall’arcivescovo Andrés Stanovnik», quindi a circa 900 chilometri dalla sua diocesi.

Ed è lì che, il 1° agosto 2017, Zanchetta è stato raggiunto dalla notizia – comunicata con un bollettino vaticano – che il Papa aveva accettato la sua rinuncia, nominando come amministratore apostolico sede vacante proprio l’arcivescovo Stanovnik, dell’ordine dei cappuccini. «Monsignor Zanchetta non è stato rimosso dalla diocesi di Orán. Fu lui a dimettersi», precisa oggi la nota del neo direttore della Sala Stampa, aggiungendo che: «La ragione delle sue dimissioni è legata alla sua difficoltà nel gestire i rapporti con il clero diocesano e in rapporti molto tesi con i sacerdoti della diocesi. Al momento delle sue dimissioni vi erano state contro di lui accuse di autoritarismo, ma non vi era stata contro di lui alcuna accusa di abuso sessuale. Il problema emerso allora era legato alla incapacità di governare il clero».

All’epoca, infatti, tra le mille polemiche e speculazioni intrecciatesi nel corso dei mesi, tra voci dal clero e ipotesi giornalistiche, si era parlato di «cattiva gestione finanziaria», di «crisi depressiva» o addirittura di «pressioni» da parte dei narcotrafficanti. In attesa di una conferma ufficiale, mentre l’amministratore Stanovnik cercava di tenere a bada i preti di Orán invitandoli ad «evitare la disintegrazione con letture e interpretazioni del passato», Zanchetta era ricomparso improvvisamente a Madrid, due mesi e mezzo dopo la sua rinuncia, alla cerimonia di apertura dell’Anno accademico dell’Università ecclesiastica di San Damaso. In quell’occasione sembra dimostrare un buono stato di salute. La Sala Stampa vaticana conferma che Zanchetta «ha trascorso un periodo di tempo in Spagna».

Dopo questo, nel dicembre 2017, Papa Francesco lo ha nominato poi assessore dell’Apsa, incarico fino a quel momento inesistente del quale, ad oggi, non si conoscono le effettive funzioni. La scelta fu fatta – spiega il comunicato del portavoce vaticano – «in considerazione della sua capacità gestionale amministrativa»; tale ruolo, si precisa, «non prevede comunque responsabilità di governo del Dicastero». In ogni caso, anche al momento della nomina come assessore non era emersa alcuna accusa di abusi sessuali.

È solo durante questo ultimo periodo di Natale che alcuni giornali argentini hanno cominciato a rioccuparsi del “caso Zanchetta” e in particolare El Tribunoha riportato la notizia che tre seminaristi hanno accusato il prelato davanti al nunzio a Buenos Aires, il congolese Kalenga Badikebele, di violenze sessuali, mentre altri dieci sacerdoti hanno parlato di abusi di potere e mala gestione finanziaria all’interno del seminario di Orán, creato dallo stesso Zanchetta poco dopo la sua nomina episcopale. Sempre la stampa argentina riferisce alcuni dettagli come i festini organizzati dal vescovo con i seminaristi e le minacce (ad esempio quelle di trasferimenti) per imporre il silenzio su questa cattiva condotta, oltre a rivelare che recentemente ci sono state telefonate intimidatorie da parte del prelato «furioso» per queste accuse.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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