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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Boffo contro Feltri, Berlusconi zitto: Cossiga, dito su Don Gelmini dopo il suicida di Terni

Boffo contro Feltri, Berlusconi zitto: Cossiga, dito su Don Gelmini dopo il suicida di Terni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Settembre 2009
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Oggi ho riferito del suicidio di Pierluigi La Rocca, coimputato con don Gelmini nel processo a Terni per violenze sessuali nella comunità del pluripegiudicato ex prete: http://laici.forumcommunity.net/?t=8116968

E avevo già fatto notare come la donna molestata era ospite della comunià del pluripregiudicato don Gelmini (non il ragazzo acusato da Boffo, quanto pare).

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Oggi Cossiga dice di cercare la verità proprio nella comunità di don Gelmini

Boffo contro Feltri, Berlusconi zitto: Cossiga, dito su Don Gelmini dopo il suicida di Terni
Pubblicato da Eleonora Bianchini,

Ieri, Terni. Un suicidio. Dal Corriere:

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Sarebbe legato a ragioni di natura personale il suicidio di P. L., 38 anni, uno dei collaboratori del fondatore della «Comunità Incontro» don Pierino Gelmini. […] P. L. era stato rinviato a giudizio per favoreggiamento nei confronti di don Pierino nel processo ancora in corso al tribunale di Terni dove il sacerdote è accusato di violenza sessuale su una decina di ex ospiti della Comunità. […] I militari escludono quindi legami con la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto. L’uomo si sarebbe ucciso con i barbiturici.

Che casualità questo suicidio a ridosso della vicenda Dino Boffo che coinvolgerebbe anche un tossicodipendente della comunità di Don Gelmini – morto di overdose- per il quale il direttore di Avvenire avrebbe patteggiato. I morti si sa, non parlano e non tornano indietro.

Quell’allegato B in cui fa capolino la relazione omosessuale di Boffo sarebbe una velina anonima che i vescovi hanno ricevuto e Feltri ha pubblicato ma che non compare tra gli atti nel tribunale di Terni.

La condanna invece esiste eccome e chi potrebbe testimoniare – il morto per overdose- è passato a miglior vita. Per ora nessuno va alla ricerca della moglie molestata. Interessante.

Mentre Boffo è convinto di uscirne e testa alta spalleggiato anche dal cardinal Dionigi Tettamanzi, serpeggia l’ipotesi delle sue dimissioni. La controffensiva: il quotidiano della Cei pubblica oggi a pagina 32 uno stralcio del post di Pino Nicotri pubblicato ieri su Giornalettismo in cui si legge:

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Ho sempre ritenuto professionalmente doveroso, prima di sferrare una eventuale bastonata sulla testa di qualcuno, verificare le notizie con il diretto interessato, cioè con il destinatario della possibile bastonata. Così feci con Boffo. […] mi spiegò tutto per filo e per segno, rispondendo anche a domande imbarazzanti che gli ponevo non senza anche un mio imbarazzo.

C’erano anche altre voci, da quelle su sberle sferrategli sul sagrato di una chiesa da una madre infuriata fino a quelle sull’impossibilità di consultare la sentenza pur essendo questa un atto pubblico. Però il nome della signora delle asserite sberle nessuno fu in grado di farmelo. E se un documento giudiziario non si riesce a leggerlo non si può certo scriverne. Ovviamente avrei apprezzato da parte di Boffo e del legale che lo difese l’invio di copia della sentenza, ma il diritto alla privacy esiste e non è un optional. Certo, la spiegazione fornitami può apparire un po’ strana, ma se l’editore – vale a dire la Conferenza episcopale italiana (Cei) – si è preso la briga di difendere Boffo, e oggi lo difende di nuovo, ancora e a spada tratta, non potevo certo essere io a saltare a conclusioni non dimostrabili.

Infatti, nessuna conclusione azzardata. Ma la sentenza è reale, la velina depositata sulle scrivanie dei vescovi notoriamente antiomosessuali e per la difesa dei valori cristiani. Ora, i lettori non sono del tutto lobotomizzati e chiederebbero anche onestà intellettuale. Ad esempio che alla direzione di Avvenire, baluardo dei dos and don’ts del Vaticano, non vi fosse un uomo ricattabilissimo, omosessuale e condannato per molestie.

Illuminante l’interpretazione di Francesco Cossiga oggi sul Corriere:

Boffo sbaglia a prendersela con Feltri, tanto più a querelarlo. La vicenda doveva restare privata, ma ora che è divenuta pubblica si è fatta seria. Ho qui davanti a me un libretto di preghiere, prefato da Ratzinger, dove a pagina 17 si elencano i quattro peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”: il primo è l’omicidio volontario, il secondo l’atto impuro contro natura. È lo stesso Ratzinger che, tre giorni dopo l’ascesa al soglio, ha deposto il capo dei legionari di Cristo a causa di una figlia segreta». I servizi segreti hanno avuto un ruolo? «In Italia, da Rutelli in giù, si imputano ai servizi segreti pure i 34 alpinisti morti quest’estate in montagna. Mi pare piuttosto che la chiave di questa storia vada cercata nella comunità di Don Gelmini. E quindi semmai riguarda la magistratura».

La vicenda resta oscura. Che almeno Boffo smetta di dirsi innocente e vada a disturbare un tossicodipendente morto di overdose. Su Il giornale si aggiungono dettagli riguardo al presunto ragazzo difeso col patteggiamento:

Emergono nuovi dettagli anche sul ragazzo tossicodipendente, William B., ex redattore del canale satellitare Sat2000, che Boffo – stando a quanto raccontato sul Corriere della Sera – avrebbe indicato essere il reale autore di quelle telefonate moleste alla signora ternana. Ma quel giovane collega di Boffo (la cui morte per droga innescò proprio nel 2002 un’inchiesta sulla cocaina che coinvolse diversi vip), giura un suo amico, «non era omosessuale, non è mai stato in comunità di recupero, tantomeno quella di don Gelmini, e non mi risulta che avesse interessi di alcun genere a Terni». E soprattutto, continua l’amico del ragazzo che Boffo dice di aver «coperto», «mi sembra incredibile, inverosimile che Boffo, per proteggerlo, abbia addirittura deciso di non opporsi a una condanna per molestie».

Ancora, i conti non tornano. Chiudiamo la rassegna boffiana della giornata con il post di Marco Travaglio sul blog de l’antefatto. Ne consigliamo l’intera lettura, qui riportiamo qualche riga sui dubbi razionalissimi della versione del direttore di Avvenire:

Non si vede perché mai Boffo abbia patteggiato la pena: la responsabilità penale è personale, e dunque nessun giudice l’avrebbe mai condannato per un reato commesso da un altro, sia pure usando il suo telefonino. Ci permettiamo dunque di dubitare della versione di Boffo, visto che lui stesso l’aveva ritenuta così poco credibile da non tentare nemmeno di proporla al giudice in dibattimento, preferendo patteggiare prima di finire in tribunale, cioè dopo il rinvio a giudizio.

Intanto Berlusconi, intervistato oggi sul Giornale – visto che su Chi è già uscito un paio di volte nelle ultime settimane – preferisce sorvolare sulla vicenda. Vai Silvio, tenta di ricucire col Vaticano. Acrobatico.

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http://www.ilsole24ore.com/includes2007/frameSole.html?http://politicaesocieta.blogosfere.it/2009/09/boffo-contro-feltri-berlusconi-nicchia-sull-avvenire-cossiga-dito-su-don-gelmini-dopo-il-suicida-di.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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