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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » “Bergoglio bloccò l’indagine sul cardinale”

“Bergoglio bloccò l’indagine sul cardinale”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Ottobre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Müller conferma: fu il Papa a non volere che si andasse a fondo sulle accuse di abusi contro Murphy-O’Connor

Il cardinale Müller, ex prefetto della Dottrina della fede, ammette che fu Bergoglio a fermare le indagini per le accuse di abusi contro l’alto prelato britannico poi defunto. È la conferma di quanto sostenuto dall’ex nunzio sulle coperture offerto da Francesco

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di Lorenzo Bertocchi

La conferma è arrivata dal cardinale tedesco Gerhard Müller. È stato il Papa a chiedere di fermare le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, morto l’anno scorso, tirato in ballo da una donna inglese violentata da un prete. È la dimostrazione di quanto affermato dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò: la copertura dell’ex cardinale Theodore McCarrick da parte del Papa “non sembra essere stato un errore isolato”.

Il cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Dottrina della fede, ha confermato al portale Lifesitenews che l’indagine sulle accuse di abuso rivolte al defunto cardinale Cormac Murphy-O’Connor non è stata completata a causa della mancata approvazione da parte del Papa. Maike Hickson e John Henry Westen, i due giornalisti di Lifesitenews, hanno scritto di aver incontrato il cardinale a Washington il giorno 2 ottobre a margine di una conferenza e di avergli chiesto se papa Francesco avesse effettivamente interrotto le indagini sul cardinale Murphy-O’Connor, scomparso nel 2017. Müller ha risposto di essere “legato al segreto pontificio”, poi ha aggiunto “che è necessaria l’approvazione del Papa per le indagini” su un cardinale. Quindi gli è stato chiesto “se almeno potesse confermare che l’indagine era stata bloccata, piuttosto che completata, e il cardinale ha risposto di sì”.

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Questa notizia sembra confermare quanto lo stesso portale Web e il vaticanista italiano Marco Tosatti avevano ricostruito sulla base di alcune fonti anonime. Le accuse nei confronti di Murphy-O’Connor arrivano da una inglese che non le ha mai rese pubbliche e risalgono a un abuso che la stessa ha subito quando aveva 13 o 14 anni; vittima di un sacerdote, padre Michael Hill, condannato più volte dalla giustizia civile, la donna è rimasta in contatto per 15 anni con le autorità ecclesiastiche per far luce sul caso e nel 2000 avrebbe anche raggiunto un accordo con la diocesi di Brighton per l’abuso subito da padre Hill ricevendo 40.000 sterline. Nella sua testimonianza la vittima ha sempre asserito che quando fu abusata, oltre a Hill erano presenti altri sacerdoti, tra cui Murphy-O’Connor.

La notizia della conferma della interruzione delle indagini rimanda anche alle circostanze in cui il Papa avrebbe chiesto di chiudere il fascicolo. Secondo la ricostruzione fatta da Tosatti, infatti, il protagonista sarebbe stato proprio il cardinale Müller interrotto nel bel mezzo di una messa celebrata nella cappella di Santa Monica, vicino alla sede della Congregazione per la dottrina della fede. Scrive il vaticanista: “il segretario (di Müller, ndr) scese dalla Congregazione con il cellulare, si avvicinò a Müller e disse al prefetto: “Il Papa vuole parlarle”. “Gli hai detto che sto celebrando la Messa?”. “Sì, ma dice che vuole parlarle ugualmente”. Fu così che il cardinale andò in sacrestia e il Papa, di pessimo umore, gli diede alcuni ordini circa un dossier riguardante un cardinale”. Secondo le fonti citate dal vaticanista quel cardinale sarebbe stato appunto il defunto Murphy-O’Connor.

A testimonianza del fatto che un’indagine era stata avviata, nel 2011 la diocesi di Portsmouth, dove ora vive la donna, insieme alla diocesi di Northampton, ha contattato la Congregazione per la dottrina della fede, il cui prefetto allora era il cardinale William Levada,  per richiedere di indagare sulle affermazioni di quella donna, nonché sul rifiuto di Westminster di seguire le procedure previste dalla Chiesa per questi casi. Una persona della diocesi Portsmouth, ha scritto Lifesitenews, volò a Roma e consegnò i documenti all’allora promotore di giustizia monsignor Charles Scicluna. Tuttavia nei giorni scorsi alcuni media avevnao contestato la ricostruzione giornalistica e affermato che già nel 2011 il cardinale William Levada avesse ritenuto infondate le accuse su Murphy-O’Connor e chiuso il caso, poi lo stesso Müller, regnante papa Francesco e in qualità di prefetto dell’ex Sant’Ufficio, avrebbe successivamente raggiunto le stesse conclusioni una volta riesaminate le carte.

Ma la notizia della conferma da parte dello stesso Müller  dell’interruzione dell’inchiesta apre di nuovo la questione. Ritorna così di attualità quanto scritto dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò nel suo ultimo documento pubblicato anche dalla Verità  in cui, tra l’altro, sostiene che la copertura dell’ex cardinale Theodore McCarrick da parte del Papa “non sembra essere stato un errore isolato”. Altri casi, dice l’ex nunzio, “sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto papa Francesco  lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy-O’Connor”.

L’amicizia tra papa Bergoglio e il defunto cardinale è cosa nota, così come sono note le ricostruzioni giornaliste che parlano dell’azione di Murphy-O’Connor per favorire l’elezione di Francesco durante le riunioni pre conclave (il cardinale nel 2013 aveva già compiuto 80 anni quindi non era tra i votanti, ma partecipò attivamente alla fase preparatoria). Non si sa quale sia stato il motivo per cui, a quanto sostiene Müller , si sarebbero interrotte le indagini su Murphy-O’Connor, ma la lista di fatti da chiarire aumenta ancora.

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(trascrizione da La Verità del 5 ottobre 2018)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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