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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » antonio provolo » I 4 “casi Viganò” italiani

I 4 “casi Viganò” italiani

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
25 Settembre 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Ci sono quattro “casi Viganò” in Italia che vedono direttamente coinvolto papa Francesco, ma nessuno ne parla.

1°- Il caso più clamoroso è quello dei presunti abusi sui chierichetti del papa, svelato nell’inchiesta di Gianluigi Nuzzi e successivamente documentato da Gaetano Pecoraro per LE IENE.

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Un caso che ad oggi è stato insabbiato ben due volte.

Un caso che si sviluppa in un fazzoletto di terreno di un chilometro quadrato con al suo interno solo una quindicina di minorenni, lo Stato della Città del Vaticano.

Un caso che, ad oggi, vede chi lo ha insabbiato e il presunto abusatore ancora ai propri posti.

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Un caso che, da parte di chi promette di risolvere la piaga dei preti pedofili, pur avendolo in casa, ad oggi non è riuscito a mettervi mano: l’unica cosa concreta è stato vedere la tanto acclamata tolleranza zero applicata, anziché sugli insabbiatori, su coloro che hanno denunciato i crimini.

Un caso che non è limitato a quello che si sa fino ad oggi, perché esistono altri chierichetti che hanno subito abusi presso il Pre Seminario San Pio X: ce li presenterà Marek Lisińki, il collega di ECA e presidente dell’associazione polacca Foundation Nie lękajcie sie.

2° – Il caso dell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo di Verona, un caso anche questo arrivato direttamente nelle mani di Bergoglio, nel 2014 quando una delegazione di presunte vittime lo hanno incontrato in Vaticano e gli hanno consegnato una lettera, precedentemente ignorata dalla C.D.F. e dal vescovo di Verona, Giuseppe Zenti.

In quella lettera i nomi di 25 presunti pedofili, tra loro anche don Nicola Corradi, arrestato nel novembre del 2016 in Argentina, la terra natale di papa Francesco. Anche questo caso fu ignorato dal papa della trasparenza e della tolleranza zero, per fortuna non dalla giustizia civile.

3°- Il caso di monsignor Mario Delpini, che tentò di insabbiare le molestie sessuali di don Mauro Galli, lo scorso 20 settembre condannato a sei anni e quattro mesi. Malgrado la vicenda fosse stata segnalata in precedenza al cardinale Scola e al Vaticano, che ha persino risposto alle missive dalla vittima, papa Francesco ha comunque nominato, nel luglio 2017, il vescovo Mario Delpini, arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Europa, quella di Milano. Ma non è tutto, perché Bergoglio, da quanto dichiara anche la C.D.F. era informato, tuttavia lo ha ulteriormente “premiato” nominandolo tra i rappresentanti italiani del Sinodo dei Giovani.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

La vittima e i familiari chiedono coerenza a Delpini e con una petizione lo invitano a seguire i passi dei colleghi cileni chiedendo le dimissioni al papa.

4°- Il caso di don Silverio Mura, da anni nascosto dalla diocesi di Napoli alla quale, da anni, le sue presunte vittime chiedono giustizia. Per questo hanno anche denunciato il cardinale Crescenzio Sepe, sulla scia del motu proprio “Come una madre amorevole” a papa Francesco.

Agli inizi del 2018 si scopre che don Silverio, da Napoli è stato trasferito e oggi presta servizio ancora a stretto contatto con minori, in un paesino della provincia di Pavia, Montù Beccaria. Ma qui ha cambiato nome: da don Silverio Mura, a don Saverio Aversano. Una delle presunte vittime, Arturo Borrelli, è stato anche ricevuto da papa Francesco al quale ha fatto le sue rimostranze, ma don Silverio, o Saverio che sia, è nuovamente scomparso.

Questi gli argomenti di cui si parlerà nella prima giornata del Meeting organizzato dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global, il 2 ottobre alle ore 10,30, presso la Sala Conferenze della Stampa Estera in Italia, in via Dell’Umiltà 83C Roma.

Nella seconda giornata, il 3 ottobre alle 9, presso la sede del Partito Radicale di via Torre Argentina 76 Roma, ci sarà l’incontro con i sopravvissuti italiani che nel pomeriggio alle ore 15 manifesteranno in Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.