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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Luglio 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lombardia
Reading Time: 5 mins read
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IL DOSSIER “DELPINI” INVIATO ALL’ONU DOCUMENTA IL “SISTEMA” DI INSABBIAMENTO DI ABUSI SESSUALI NELLA CHIESA, FATTO DI OMISSIONI CONNIVENZE E COMPLICITA’: TUTTI I NOMI E I RUOLI DEGLI ALTI PRELATI COINVOLTI.

Grazie al prezioso e meticoloso lavoro dell’associazione Italiana Rete l’ABUSO, da anni impegnata nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa e oggi membro ufficiale rappresentante per l‘Italia, della più grande organizzazione mondiale contro gli abusi sessuali nel Clero “ECA” – Ending Clerical Abuse, le Nazioni Unite hanno ufficialmente aperto una indagine volta a documentare “il caso italiano”.

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Si tratta del più grande lavoro di documentazione mai realizzato composto da centinaia di casi di abusi sessuali avvenuti sul territorio italiano, ad opera del clero, ai danni di minori, e il sistematico metodo di insabbiamento, connivenza e complicità messo in atto dai più alti vertici della Chiesa, garantiti da una protezione e impunità aberrante.

Il primo dei dossier relativo al “caso italiano”, consegnato ufficialmente da parte della Rete l’ABUSO alle Nazioni Unite, riguarda il complesso “caso Delpini”.

Il puntuale e dettagliato lavoro di raccolta di tutte le prove, durato anni, sul caso che riguarda don Mauro Galli sacerdote del Milanese, oggi sospeso e attualmente sotto processo con la pesantissima accusa di “abuso sessuale aggravato” ai danni di un minorenne, processo che si sta celebrando  presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano, ha portato alla realizzazione di un dossier completo che sintetizza quanto appreso durante le fasi processuali pubbliche a cui la Rete l’ABUSO insieme ad alcuni giornalisti d’inchiesta ha pazientemente assistito.

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Grazie alla collaborazione di diversi sacerdoti, ed ex sacerdoti, che non riescono più a vivere nel terribile compromesso di accettare aberranti realtà di perpetrati e reiterati abusi, sistematicamente coperti, schiacciati e oppressi tra gli alti valori che annunciano e vorrebbero testimoniare e, ancora, l’obbedienza per appartenenza “costi quel che costi”… è stato possibile raccogliere documenti e prove di questo e molti altri casi che, nel breve, verranno protocollati all’ONU anch’essi come il caso “Delpini”.

Grazie ad alcuni “rari” giornalisti che si sforzano di “investigare” per far emergere la verità, grazie ancora a molte persone che, nell’anonimato, inviano informazioni preziose, grazie alla tenacia delle vittime sopravvissute che combattono ogni giorno con il loro dramma, grazie alla collaborazione di alcuni professionisti, avvocati, psicologi, professori, sociologi che dedicano del loro tempo e la loro professionalità gratuitamente per “perorare la causa”, grazie ai pochi ma preziosi contributi e sostegno di alcuni volontari, è stato possibile ricevere e consegnare un documento come quello prodotto alle Nazioni Unite che qui riportiamo integralmente, in versione in lingua italiana, fatta eccezione per gli allegati in copia autentica che, per ovvie ragioni di privacy e riservatezza, sono qui omessi.

CLICCA QUI PRR LEGGERE IL DOSSIER SUL CASO DELPINI PROTOCOLLATO DALLE NAZIONI UNITE

Contrariamente a quanto si possa pensare, le informazioni più complete sono normalmente rivelate e svelate proprio dall’interno della Chiesa, informazioni autentiche consegnate da chi, in prima persona, ha vissuto ed è testimone, oppure semplicemente ha accesso a documenti o documenta, a sua volta, situazioni comprovanti:  segno che probabilmente, nell’indifferenza totale spesso dei mezzi di comunicazione, ci sono anime che non riescono più a tacere, o a rendersi in qualche modo complici di un sistema che, tuttavia, se non vengono allo scoperto comunque li protegge.

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Ciò che lascia estremamente perplessi è il numero delle persone a vario titolo conniventi con il sistema, evidentemente abituate ad accettare passivamente ciò che, di volta in volta, qualcun’altro come mons. Delpini attivamente compie, sempre nell’ottica di salvaguardare se stessi, la propria immagine e l’immagine dell’istituzione, della Chiesa stessa, non preoccupandosi degli enormi e gravissimi danni irreparabili che lasciano sul campo: vittime, persone, famiglie intere distrutte, sottoponendo altri bambini al medesimo rischio e sorte, “costi quel che costi”, a qualsiasi prezzo pur di “non dare scandalo”…

Un mondo incredibilmente falso e malefico fatto di menzogne, sotterfugi, silenzi, coperture, insabbiamenti e omissioni, spiegabili ma non giustificabili, dal fatto che molti sono, a loro volta, ricattabili perché compromessi… Un sistema che in questo modo si auto alimenta.

E’ davvero impressionante come possano mentire tutti, sapendo di mentire e pur sapendo di poter essere smentiti…

Ma sanno benissimo che possono contare sulla compattezza della corporazione, nessuno chiederà mai conto del loro operato… come potrebbero, chi potrebbe farlo?

Il prefetto per la congregazione della dottrina della Fede mons. Ladaria? Per ruolo, sarebbe competente ma, a sua volta, è pesantemente accusato di aver insabbiato lui stesso casi di abuso sessuale e coperto Vescovi che hanno a loro volta insabbiato (con tanto di prove e documenti ormai pubblici da lui firmati)

Mons. Tremolada ammette chiaramente, per il caso di don Galli, che lui stesso e mons. Delpini hanno sbagliato ma non hanno il dovere di giustificarsi o chiedere scusa, “se qualcuno gli chiederà spiegheranno”… sapendo benissimo che mai nessuno chiederà! Il Vaticano sapeva e il Santo padre li ha promossi entrambi confermando la loro impunibilità!

Potrà un giorno il Santo Padre dire che non era stato adeguatamente informato come per i Vescovi cileni?

Possono tutti contare sulla goduta credibilità a discapito di tanti fedeli inconsapevoli e in buona fede, esattamente come i farisei, o i sepolcri imbiancati, ai tempi di quel Gesù che professano e segretamente sconfessano.

Non temono di essere a loro volta sconfessati, in quanto nessun’altra organizzazione ha la medesima forza di comunicazione capillare, nessuna disponibilità economica che possa competere: quindi possono raccontare qualsiasi falsità o “comunicato per comprendere la (loro artefatta) verità dei fatti”, come nel caso della Diocesi di Milano, ripresa fedelmente da diversi quotidiani come Avvenire, la Stampa e il Corriere della Sera, per citarne alcuni che, ovviamente, non concedono nemmeno il diritto di replica stabilito dalla legge italiana…

Possono contare sull’impunità dovuta anche alla complicità di quasi tutta la stampa e i mezzi di comunicazione compiacenti, possono contare sull’indifferenza che fondamentalmente riguarda la maggior parte delle persone che escludono a priori che possano esserci illustri personaggi come l’Arcivescovo di Milano coinvolti e complici di questi abusi, non denunciandoli, non fermandoli, non approfondendo, consentendo e in qualche modo agevolando di fatto la reiterazione.

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Impensabile per la gente comune e soprattutto per i cattolici praticanti che addirittura un Vescovo scientemente possa rappresentare concretamente la regia dell’insabbiamento sistematico di questo tipo di reati, viceversa sono tutti pronti a schierarsi in difesa a prescindere e senza documentarsi.

Purtroppo quanto è successo in Cile, mediaticamente sotto gli occhi di tutti, non è un caso isolato nel mondo, quanto la regola, l’ECA si pone l’obiettivo di documentarlo, paese per paese, nella speranza di indurre, anche con il contributo delle Nazioni Unite, gli Stati e la Chiesa a porre un concreto rimedio.

Un rimedio concreto non certo come quello promesso e messo in atto per il Cile che, fino ad ora, ha prodotto l’accettazione delle dimissioni da parte di Papa Francesco di due Vescovi: non per ciò che hanno commesso in Cile ma per raggiunti limiti di età, in pensione perché anziani (grande atto simbolico per la lotta alla pedofilia), e l’accettazione di un anno di sospensione “anno sabbatico” del principale autore degli insabbiamenti sempre in Cile, il Vescovo Barros.

Se questo è il frutto della tanto ormai decotta “TOLLERANZA ZERO” di Papa Francesco, significa che siamo ormai giunti alla imperdonabile “CREDIBILITA’ ZERO”.

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Redazione

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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