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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Settembre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 6 mins read
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Padre Bonifacio Ramsey, in questa intervista a Helise Harris, ci racconta tutti i suoi tentativi, fatti nell’arco di trenta anni, di fermare l’ex card. Theodore McCarrick, l’abusatore seriale. Purtroppo, tutti questi tentativi si sono dimostrati vani perché sue lettere sono rimaste sempre senza risposta.

Riporto ampi stralci dell’intervista, nella mia traduzione.

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Padre Bonifacio Ramsey, l’uomo che quasi 20 anni fa ha segnalato i misfatti sessuali dell’ex cardinale Theohdore McCarrick, ha detto che la Chiesa, pur avendo finalmente agito, non ha fatto abbastanza.(…)

In un’intervista telefonica con Crux, Ramsey ha detto che “una cosa buona sarebbe laicizzare McCarrick. Mi sembra un modo molto importante per dimostrare che il Papa e tutti gli altri sono seri. Sarebbe un segnale così formidabile della serietà con cui stanno affrontando la questione”.

Mentre le voci sulla cattiva condotta sessuale di McCarrick con i seminaristi erano note da anni, la notizia delle accuse di abusi sui minori è stata resa pubblica solo a giugno, a seguito di un’indagine interna sulle accuse da parte dell’arcidiocesi di New York e dei successivi articoli del New York Times.

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Papa Francesco in luglio ha tolto la berretta cardinalizia a McCarrick, escludendolo dal Collegio dei Cardinali. Tuttavia, Ramsey ha detto che togliere la berretta rossa “non è niente”, e molto deve essere fatto.

“Hanno ridotto allo stato laicale i sacerdoti per questo, perché non possono ridurre allo stato laicale McCarrick? (…)

Da giugno, e specialmente dopo la pubblicazione, il 26 agosto, di una dichiarazione dell’ex ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, che affermava che Papa Francesco sapeva della cattiva condotta di McCarrick e non ha fatto nulla, “sembra che tutti si stiano agitando”, ha detto Ramsey. (…)

Ex domenicano, Ramsey ha fatto parte della facoltà del seminario dell’Immacolata Concezione presso la Seton Hall University nel New Jersey durante il periodo di McCarrick come arcivescovo di Newark, dal 1986 al 2000. Ha detto di aver sollevato le prime preoccupazioni al rettore del seminario alla fine degli anni Ottanta dopo aver sentito i seminaristi raccontare come McCarrick condivideva un letto con loro durante le visite notturne presso la sua casa sulla spiaggia.

“Questo è qualcosa che tutti in seminario sapevano”, ha detto Ramsey, spiegando che all’epoca non sapeva che la cattiva condotta rientrasse nella categoria delle molestie, “Sapevo solo che era sbagliato”.

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Ramsey ha detto che il rettore riconosceva che il comportamento di McCarrick era preoccupante e credeva che qualcosa andasse fatto, ma non è successo nulla.

“Una specie di intrigo sessuale continuava ad accadere”, ha detto, spiegando che pochi anni dopo, intorno al maggio 1992 o 1993, fu cacciato dalla “voting faculty” del seminario, che autorizza i seminaristi ad avanzare per l’anno successivo, dopo che aveva criticato un seminarista che aveva commesso un comportamento di abuso sessuale con altri seminaristi.

Dopo le lamentele di Ramsey, questo seminarista, che era vicino a McCarrick, fu espulso dal seminario. Quando Ramsey tornò al campus dopo le vacanze estive, fu informato dal rettore che era stato rimosso dalla “voting faculty” perché “McCarrick sa che non sei d’accordo con lui su certe cose”. Il rettore, ha detto, citava specificamente il seminarista che era stato espulso.

Quando Ramsey confidò le sue preoccupazioni all’Arcivescovo Thomas Kelly di Louisville, morto nel 2011, Kelly, ha detto, gli disse che non si poteva fare nulla, perché McCarrick “era il capo”, e “ti darebbe un calcio nelle parti basse se ti avvicinassi a lui” per (chiedere chiarimenti) sull’essere stato rimosso dalla “voting faculty”.

Kelly, ha detto Ramsey, alludeva al comportamento di McCarrick con gli uomini, e diceva: “sappiamo tutti” di quella volta che McCarrick aveva preso un giovane dall’aeroporto, e quell’uomo era il seminarista che era stato espulso. Ramsey ha detto di aver preso il commento “sappiamo tutti” nel senso che tutti i vescovi erano almeno in qualche misura consapevoli del comportamento di McCarrick.

Ramsey ha detto che dopo la conversazione, mantenne le sue preoccupazioni per lo più per sé stesso e non parlò a nessuno sulla situazione della facoltà del seminario, “ma tutti dovevano sapere della questione”. (…)

Ramsey ha detto di aver finalmente deciso di scrivere una lettera che descriveva in dettaglio la cattiva condotta di McCarrick all’ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, nel 2000, quando McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington. Ha detto di essere stato in contatto con Montalvo, che lo esortò a inviare la lettera nonostante i suoi dubbi. Tuttavia, anche se la sua lettera venne ricevuta, Ramsey ha detto di non essere mai stato contattato a riguardo.

Rivolse nuovamente le sue preoccupazioni al cardinale Edward Egan, allora arcivescovo di New York, nel 2004, dopo aver lasciato l’ordine domenicano per diventare sacerdote diocesano a New York. I due si incontrarono per una conversazione casuale, disse, e ad un certo punto McCarrick si avvicinò.

Quando confidò le sue preoccupazioni su McCarrick, “Il cardinale Egan chiaramente non voleva sentirne parlare”, ha detto Ramsey. “Sapeva esattamente di cosa stavo parlando. Vedendo come aveva reagito, sapeva esattamente quello che stavo dicendo, e non voleva perseguire sull’argomento”.

Ramsey ha poi scritto al giornalista Joe Feuerherd nel 2005 dopo aver letto un articolo che Feuerherd aveva pubblicato su McCarrick. Il giornalista, ha detto Ramsey, aveva sentito le stesse voci sul comportamento di McCarrick con i seminaristi, ma non era stato in grado di verificarle, quindi “questo è qualcosa che tutti conoscevano, e ci volle una persona, il ragazzo che fu abusato da bambino, per aprire il vaso di Pandora”.

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Nel 2015, Ramsey decise di scrivere l’ennesima lettera che descriveva in dettaglio le sue preoccupazioni al cardinale Sean O’Malley di Boston, che è il presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori (quella istituita da papa Francesco il 22 marzo 2014, ndr), dopo che era rimasto turbato quando vide McCarrick partecipare alla Messa funebre del card. Egan a New York.

“Ho pensato dentro di me, cosa ci fa ancora questo tizio in giro? Non sanno tutti della questione? E’ una persona ripugnante“, ha detto Ramsey, spiegando che la risposta che ricevette dalla Commissione (per la Protezione dei Minori) fu che la cattiva condotta di McCarrick non rientrava nelle competenze della Commissione, dato che le accuse di abusi su minori non erano ancora venute alla luce pubblicamente, e gli fu chiesto di indirizzare la questione altrove.

“La mia carriera è piena di persone che non rispondono alle lettere, o non rispondono nel modo giusto“, ha detto.

Dopo che le notizie della lettera del 2015 di Ramsey divennero di pubblico dominio, il card. O’Malley (come detto, in qualità di Presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, ndr) all’inizio di questo mese ha rilasciato una dichiarazione pubblica con la quale si scusava per non essere riuscito ad agire sulla base delle preoccupazioni sollevate, tuttavia, Ramsey ha detto che non è mai stato contattato direttamente al riguardo.

O’Malley “avrebbe dovuto mettersi in contatto con lui prima di inviare una dichiarazione pubblica,” Ramsey ha detto, spiegando che ha ricevuto una lettera formale dal cardinale (O’Malley) solo dopo che Ramsey gli aveva scritto per dirgli che fare una dichiarazione senza prima contattarlo era un disastro dal punto di vista delle pubbliche relazioni.

Il ruolo di Ramsey come informatore di lunga data sul caso McCarrick non è stato reso pubblico fino a quest’estate, quando il New York Times ha riferito di presunti abusi sui minori da parte di McCarrick.

Da allora, Ramsey ha detto che solo due degli ex seminaristi da lui seguiti a Newark lo hanno contattato, e che nessuno della gerarchia ecclesiastica, compreso il suo arcivescovo, il cardinale Timothy Dolan di New York, lo ha contattato per le sue lamentele o il ruolo che ha svolto nel tentativo di fermare McCarrick per quasi 30 anni.

Per quanto riguarda la dichiarazione di 11 pagine di Viganó, secondo cui nel 2008 Benedetto XVI avrebbe imposto sanzioni private contro McCarrick, e che Papa Francesco le ha soppresse o ignorate, considerando McCarrick come confidente e consigliere della Chiesa statunitense, Ramsey ha detto di essere “scioccato” dalla lettera.

Mentre crede che le accuse fondamentali sollevate da Vigano meritino di essere prese sul serio, Ramsey ha detto che si oppone all’immagine che Vigano dipinge di una vasta “rete gay” che opera all’interno della Chiesa, definendo l’affermazione “ridicola”. (…)

“C’è una parte significativa del clero che è omosessuale, e di questa, c’è una parte significativa che è casta e che cerca di essere casta”, ha detto, aggiungendo che “non ho problemi con persone che ogni tanto cadono”. (…)

Fonte: Crux Now

Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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