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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » IL PAPA DELLA TRASPARENZA SI RINCHIUDE NEL SILENZIO

IL PAPA DELLA TRASPARENZA SI RINCHIUDE NEL SILENZIO

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Settembre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Bergoglio, che ha sempre parlato con tutti generando anche più di un equivoco, ora annuncia che non risponderà “ai cani selvaggi che cercano scandalo”. Ma quei “cani” sono il suo gregge: dagli arcivescovi ai fedeli, chiedono la verità

di Mario Giordano

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Papa Francesco sceglie il silenzio. Nessuna risposta. Nessuna esternazione. Nessuna intervista. Nessuna chiacchiera in libertà. Niente di niente. Solo silenzio. Ebbene sì: il Pontefice più ciarliero della storia, quello che fino all’altro giorno sembrava disposto a concedersi anche all’inviato di Corse e Cavalli e Topolino Mese, quello che dialoga un giorno sì e l’altro anche con Eugenio Scalfari, che conversa amabilmente con i giornalisti trasformando l’aereo papale in bar sport, quello che telefona a chiunque, dall’edicolante sotto casa a Rita Pavone, disperdendo senza paura pillole di teologia via cavo, ebbene, proprio lui, all’improvviso ha scoperto che è meglio tacere.

Che è un po’, con tutto il rispetto, come se Enrico Cuccia, un bel giorno, avesse cominciato a concedere un’intervista al giorno, chiedendo pure un posto fisso al Maurizio Costanzo Show.

Per carità: meglio tardi che mai, penserà qualcuno, cui magari non è mai andata a genio l’abitudine di Francesco di andare a braccio, anche su temi delicati, aprendo la porta a mille interpretazioni e costringendo i suoi portavoce a mille precisazioni. Però. C’è un però: quest’invocazione silenzio casca, guarda caso, nel pieno dello scandalo sollevato su queste colonne da monsignor Carlo Maria Viganò: per la prima volta nella storia un (ex) nunzio apostolico chiede le dimissioni del Papa accusandolo di aver coperto gli abusi sessuali di un arcivescovo. Parole pesanti. Meditate. Pronunciate a testa alta e a viso scoperto. Parole che possono essere credute o no, ma che inevitabilmente pretendono una risposta. È vero o non è vero quello che dice il prelato? Ed ecco che il Papa, che ha sempre risposto a tutti, ma proprio a tutti, compresi quelli che gli domandavano “Sei felice di essere una star?” o “È vero che da piccolo volevi fare il macellaio?”, di fronte a una questione così importante, una questione che riguarda milioni di fedeli, perde all’improvviso la voce.

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“Dinanzi ai cani selvaggi che cercano scandalo e divisione”, ha spiegato, l’unica strada da percorrere “è quella del silenzio e della preghiera”. Papa Francesco ci arriva commentando il Vangelo del giorno, quello di San Luca, in cui si parla di Gesù che torna a Nazareth e va a predicare in sinagoga. Tutt’altro che silenzioso, per altro. Infatti Nostro Signore legge un passo di Isaia, poi lo spiega, poi lo commenta, usando parole forti, poi risponde alle obiezioni che gli vengono poste. Alla fine quelli s’infuriano e lo portano su un monte per buttarlo giù. “Ma egli”, conclude San Luca, “passando in mezzo a loro, si mise in cammino”. Un versetto dopo, “sceso a Cafarnao”, Gesù ha già ripreso a insegnare. E dunque di nuovo a parlare. Dov’è, allora, tutto questo silenzio?

Eppure, per il Papa, il messaggio fondamentale di questo passo del Vangelo è proprio questo. E cioè che Gesù “con il suo silenzio”, vince “il diavolo” che aveva seminato la menzogna nel cuore delle persone. Che poi “non erano persone, erano una muta di cani selvaggi che lo cacciarono fuori dalla città”. Difficile non vederci un riferimento alle vicende di questi giorni, con tanto di definizione non proprio soft per gli accusatori (“muta di cani selvaggi”). E difficile non vederci una manifestazione d’intenti del medesimo Francesco di fronte alle accuse: “Il silenzio di Gesù. Dire la sua e poi tacere. Perché la verità è silenziosa”. Questo evidentemente è quello che intende fare lui.

Ora non ci metteremo certo a contestare il Papa e diamo per buono che la verità sia sempre silenziosa (ma allora ci può spiegare perché nel Vangelo a volte compaiono persino gli Angeli per annunciarla?), vorremmo solo, umilmente, far notare una piccola incongruità nel parallelismo: Gesù, come spiega lo stesso Francesco, prima dice la sua e poi tace. Ma prima dice la sua.

Francesco, invece, la sua non l’ha ancora detta. Mai. Neanche per sbaglio. Alla prima domanda, sull’aereo che lo riportava a Roma dell’Irlanda, ha svicolato con un dribbling alla Messi: “Giudicate voi”. Poi ha lasciato trapelare la sua “amarezza”. E ora se ne esce con l’inno al silenzio stiracchiato sul Vangelo di San Luca ma alle domande continua a non rispondere. E non possiamo fare a meno di chiederci: perché?

Fra l’altro, quelli che egli bolla carinamente come “cani selvaggi”, non sono propriamente animali. Anzi: sono pezzi importanti della sua chiesa. sono ex nunzi, arcivescovi, le colonne portanti dell’intera chiesa americana, insieme a tanti fedeli dal cuore semplice sparsi nei cinque continenti, compresi quelli che leggono La Verità. E che continuano a non capire come sia possibile che il Papa comunicatore, il Papa colloquiale, il Papa che entra nelle case attraverso Uno Mattina, il Papa che parla come un amico (“Se uno offende mia madre, gli do uno schiaffo”), il Papa che racconta barzellette su Sant’Antonio, che va dall’ottica e chiede di spendere poco, che non esita a discutere di teologia con i giornalisti laici, provocando in un amen l’abolizione dell’inferno, il Papa che dai gay a Emma Bonino affida la dottrina morale a chiacchierate in libertà, ebbene, questo Papa così espansivo e dialogante all’improvviso scopra il silenzio.

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Proprio quando deve dare le risposte che il mondo si aspetta?

Dice bene il Papa che spesso “nelle famiglie incominciano le discussioni sulla politica, sullo sport, sui soldi e quelle famiglie finiscono distrutte”. Ma ci hanno sempre insegnato che il modo migliore per mettere fine alle liti sia quello di spiegarsi, chiarirsi, non quello di chiudersi dentro più o meno altezzosi silenzi. È come se un padre di famiglia che si è sempre mostrato aperto, socievole, pronto al dialogo, disponibile con tutto e con tutti, un giorno all’improvviso, venisse accusato da uno dei suoi figli: “Papà, è vero che l’altra sera sei tornato a casa ubriaco?”. E lui, anziché dare una risposta, gli dicesse: “Sei un cane selvaggio, io mi chiudo nel silenzio”.

Che penserebbero i figli? Per lo meno che tutta quell’apertura di prima era solo una facciata. Una finta. Un inganno.

(trascrizione da La Verità del 4 settembre 2018)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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