Don Feliciani parla della pedofilia nella Chiesa, “una volta si pensava che bastasse spostare un prete in un’altea parrocchia, ora si sa che è una patologia”
CHIASSO – In questi giorni, con la visita in Irlanda del Papa e le accuse tra alti prelati di sapere e aver taciuto, nella Chiesa si parla molto di pedofilia. Un tema delicato che abbiamo voluto affrontare col mai banale arciprete di Chiasso, don Gianfranco Feliciani.
Cosa pensa del tema? Se ne discute molto: troppo, giusto o lo si faceva troppo poco prima?
“È un problema gravissimo che investe la società intera, prima di tutto le famiglie. Se troviamo pedofili in tutte le estrazioni sociali, dai maestri agli avvocati, dai ginnasti agli idraulici sino ai preti, vediamo questo tristissimo fenomeno soprattutto nei padri di famiglia e va detto. Chiaro che nel clero suscita un particolare ribrezzo proprio perché chi dovrebbe educare è chi invece tradisce in un modo orribile. Il rischio è quello di trovare il capro espiatorio, una volta erano le donne che erano streghe, poi gli ebrei che avevano i soldi di tutto il mondo, adesso possono essere i preti. Le cose vanno guardate a livello statistico e oggettivo. Va anche detto, per non colpire il passato per il solo gusto di farlo, che all’interno di scuola o Chiesa c’era la tendenza a giudicare il fenomeno come quando qualcuno si innamora di una donna e per scordarla deve solo essere allontanato. Un prete pedofilo veniva spostato in un’altra parrocchia, pensando che gli passasse, ricordo accadeva anche a livello scolastico. Ma non è un innamoramento folle, essere pedofili è una patologia e non si risolve così, si fa più danno, si porterà in un altro posto quel terribile disturbo della personalità. Man mano che la scienza medica ha indagato si è riusciti a comprendere che è una patologia, a volte si trovano persone ingenue a livello morale che hanno una tendenza alla pedofilia e non si rendono nemmeno conto di fare del male in modo gravissimo”.
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