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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » lazio » Pedofilia, il prete condannato non paga i danni

Pedofilia, il prete condannato non paga i danni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Agosto 2018
in Lazio
Reading Time: 2 mins read
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Don Ruggero Conti – Ha preso 14 anni, sfugge al carcere per “depressione” e la Curia non risarcisce le vittime

di Angela Camuso

Il Papa chiede perdono per i preti pedofili ma chissà se muoverà un dito per i ragazzi violentati dal sacerdote protagonista del più clamoroso caso di abusi sessuali in Italia. L’ex parroco della borgata romana di Selva Candida, don Ruggero Conti, 63 anni, all’epoca dei fatti anche economo della Curia di Santa Rufina è stato condannato nel 2015 in via definitiva a 14 anni e due mesi di carcere per aver violentato 7 minorenni (esclusi altri casi prescritti). I poveretti non hanno ottenuto neppure un euro di risarcimento, né dal sacerdote né dalla Curia.

E il loro carnefice non è mai stato in galera escluso un periodo durante le indagini preliminari. Il pedofilo in questione infatti, già delegato alle politiche della famiglia dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, dopo essere stato arrestato una prima volta, nel 2008, si è visto ripetutamente concedere dal tribunale di Sorveglianza di Milano gli arresti domiciliari per motivi di salute.

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“Depressione”, è la diagnosi. Fatti i conti, nonostante lo scandalo sia scoppiato dieci anni fa, il prete ha vissuto dietro le sbarre per meno di due anni. Poi sempre in convento o in clinica.

Nel settembre scorso il Tribunale si sorveglianza di Roma, quando don Conti era in una casa di cura nei pressi della Capitale, aveva deciso che le sue condizioni fossero compatibili con il carcere e aveva mandato i carabinieri in clinica per arrestarlo. Don Ruggero però nottetempo era evaso, salendo a bordo di un taxi con destinazione Milano. Giunto nel capoluogo lombardo, il prete si era presentato al pronto soccorso del San Raffaele accusando un malore. Così era entrato nella giurisdizione del tribunale di Milano a esprimersi in merito alla sua salute ed è di nuovo ai domiciliari in una clinica lombarda, peraltro vicino ai suoi familiari dal momento che il prete è di Legnano.

Don Conti, secondo sentenza, è tenuto a risarcire i ragazzini che violentò, all’epoca fra i 13 e i 17 anni, per complessivi 230.000 euro. Le altre parti civili (le famiglie degli abusati e l’associazione antipedofilia “Caramella buona”, che ha assunto la difesa delle vittime) attendono 57.000 euro. Il prete si è dichiarato nullatenente. Muro di gomma dalla Diocesi di Roma, a cui gli avvocati di uno dei ragazzi violentati si erano rivolti in via bonaria con una lettera all’allora vicario di Sua Santità, cardinale Agostino Vallini. L’arcivescovo aveva risposto che l’affare era di competenza della Curia di Santa Rufina di cui era economo lo stesso don Ruggero e a capo della quale è rimasto lo stesso vescovo indagato e poi prosciolto dall’accusa di aver coperto il prete pedofilo: monsignor Gino Reali, che ricevette più volte segnalazione e persino la denuncia scritta a mano da parte di un ragazzo ma non denunciò don Ruggero, anzi lo riconfermò parroco.

“È una vergogna. Il Papa non potrà affrontare il problema della pedofilia nella Chiesa fin quando non avrà il coraggio o la forza di affrontarlo in Italia – dichiara Roberto Mirabile, presidente e fondatore di Caramella Buona –. Sono convinto che il Papa subisca fortissime pressioni in Vaticano affinché in Italia non si apra il Vaso di Pandora, perché scoppierebbe il pandemonio”.

(trascrizione da IL FATTO QUOTIDIANO del 28 agosto 2018)

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/pedofilia-il-prete-condannato-non-paga-i-danni/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.