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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Perché un pedofilo è ancora libero e prete?

Perché un pedofilo è ancora libero e prete?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Agosto 2018
in Toscana
Reading Time: 2 mins read
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Uno fa di tutto per fare, nonostante tutto, del proselitismo cattolico, per ricordare la necessità personale e sociale di un cristianesimo visibile, e poi salta fuori un prete a Prato (sembra l’inizio di una filastrocca come quella dei trentatré trentini che entrarono in Trento trotterellando, però stavolta non c’è niente da ridere).

Lo sappiamo, lo abbiamo letto o ascoltato: un sacerdote settantenne sorpreso seminudo in automobile a trafficare con una bambina di dieci anni.

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La località precisa era Calenzano, sotto Firenze dal punto di vista ecclesiastico, ma sotto Prato dal punto di vista giudiziario. E, dunque, don Paolo Glaentzer (origini altoatesine) è finito davanti ai magistrati della città dei cantucci e dei cinesi. Gli è andata anche abbastanza bene: pur avendo confessato (essendoci dei testimoni sarebbe stato difficile il contrario), al momento se l’è cavata con gli arresti domiciliari a Bagni di Lucca, che fra l’altro è una stazione termale già apprezzata da Lord Byron e Giacomo Puccini, ottima per la villeggiatura estiva circondata com’è da freschi boschi e colline amene.

Non precisamente una caienna. E però da oggi un paese un po’ meno tranquillo perché nessuno, tantomeno dei genitori con figlie piccole, vorrebbe avere come vicino di casa un personaggio simile, uno che si è giustificato in questo modo: «Pensavo avesse qualche anno in più, 14 o 15». Adesso c’è da sperare che don Paolo sia ben controllato e non metta neanche per sbaglio il naso fuori dal proprio domicilio: ma non sarebbe stato meglio farlo meditare sulle sue colpe in carcere? Meglio per la giustizia. Meglio per i genitori della bambina. Meglio per gli abitanti di Bagni di Lucca. Meglio per i parrocchiani di Calenzano. Meglio per la Chiesa tutta, sfregiata da questo scandalo in un momento che peggiore non poteva esserci, nel momento in cui vescovi e fedeli stanno divorziando per colpa della questione immigrazione.

Nei giorni della disgraziata copertina di Famiglia cristiana contro un Matteo Salvini addirittura accusato di essere la personificazione contemporanea di Satana. Io la vedo la gente sui social, non fa che pubblicare scritte tipo Potete spostare il Vaticano in Africa oppure Famiglia Cristiana contro Salvini e nessuna parola sul prete che va con una bambina di 10 anni o dello scandalo pedofilia in Cile. E vedo le chiese svuotate: prediche sull’accoglienza indiscriminata, per giunta pronunciate da preti poco credibili o poco creduti, non le vuole ascoltare più nessuno. Ai giudici e ai giornalisti don Paolo Glaentzer ha fornito giustificazioni balorde, ma una cosa giusta secondo me l’ha detta: «Il demonio mi ha fatto lo sgambetto». E non era Salvini, era il Satana vero, lo stesso che in ogni continente sta sbriciolando la fiducia verso la Chiesa di Cristo. Urgono condanne severe e urge, al contempo, un grandioso esorcismo.

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http://www.ilgiornale.it/news/cronache/perch-pedofilo-ancora-libero-e-prete-1560066.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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