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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Firenze » Prete pedofilo, caso chiuso: ipotesi giudizio immediato

Prete pedofilo, caso chiuso: ipotesi giudizio immediato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Luglio 2018
in Toscana
Reading Time: 2 mins read
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Le dichiarazioni di don Paolo Glaentzer per la Procura sono più che sufficienti. Il parroco dice di aver dato 7.000 euro in dieci anni alla famiglia della bambina

di Paolo Nencioni

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PRATO. Per la Procura il caso è praticamente chiuso. Si avvia a una rapida conclusione l’inchiesta su don Paolo Glaentzer, il parroco settantenne di San Rufignano a Sommaia (Calenzano) arrestato lunedì sera con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina che a settembre compirà 11 anni.

Caso quasi chiuso, spiegano gli inquirenti, grazie alle dichiarazioni fatte dal sacerdote durante il primo interrogatorio davanti al sostituto procuratore Laura Canovai e ripetute poi davanti al gip Francesco Pallini nell’interrogatorio di garanzia. Tanto che forse non ci sarà nemmeno bisogno di sentire la bambina, che subito dopo essere stata scoperta da un paio di vicini di casa mentre era appartata col parroco nella sua auto era corsa a casa dai genitori. Dichiarazioni, quelle del parroco, che potrebbero essere sufficienti a convincere la Procura a chiedere il giudizio immediato, saltando l’udienza preliminare. In questo caso l’imputato avrebbe 15 giorni di tempo per chiedere un rito alternativo (patteggiamento o abbreviato).

Oltre al passaggio sull’età della bambina di cui abbiamo scritto ieri (“pensavo avesse qualche anno in più, 14 o 15”, ma non si capisce come possa dirlo, visto che ammette di conoscere la famiglia da una decina di anni), don Paolo ha detto anche di avere elargito al padre della bambina, nell’arco di circa dieci anni, donazioni per circa 7.000 euro. Una circostanza che fa riflettere e innesca altri interrogativi. A che titolo il sacerdote ha versato questi soldi? «In ragione delle difficoltà economiche e di salute dei genitori» della bambina, scrive il gip nell’ordinanza in cui ha disposto gli arresti domiciliari a Bagni di Lucca. Certo è che si tratta di una cifra non indifferente. Durante l’interrogatorio al sacerdote è stato chiesto se per caso la bambina fosse stata a lui “offerta” e su questo ha negato decisamente.

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Le testimonianze su un presunto via vai sospetto intorno alla casa dove la bambina vive coi genitori e tre fratelli vengono prese con estrema cautela dalla Procura di Prato, nel senso che al momento sono solo voci di paese che non hanno trovato riscontro negli accertamenti. Chi ha avuto modo di avvicinare don Paolo in queste turbolente giornate ha ricavato l’impressione che il sacerdote sembri non rendersi pienamente conto di quello che è capitato e delle accuse che gli vengono mosse. Confida nella provvidenza divina e si affida a Gesù, convinto che la tempesta prima o poi passerà. Parla di uno “scambio di affetto” con la bambina («ma era lei che prendeva l’iniziativa») e, conversando con un cronista del Corriere fiorentino mentre è in corso il trasloco da Calenzano a Bagni di Lucca, del «demonio che gli ha fatto lo sgambetto».

L’altro fronte della vicenda riguarda la sorte di tre dei quattro figli della coppia di Calenzano (il fratello più grande è maggiorenne). Da gennaio è in corso un’istruttoria al Tribunale dei minorenni di Firenze per allontanarli dalla famiglia (com’era già successo nel 2013) e in questi giorni, anche dopo quello che è accaduto, la questione sarà decisa definitivamente.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.