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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Chiesa e pedofili, non basta la denuncia

Chiesa e pedofili, non basta la denuncia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Giugno 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Per affrontare fenomeni globali ci vogliono organizzazioni globali. Questo vale in tutti i casi e quindi anche in quello degli abusi sessuali commessi dal clero cattolico. E’ di ieri la notizia della costituzione, a Ginevra, dell’ECA (Ending Clergy Abuse), un’associazione internazionale formata da vittime di abusi e da semplici attivisti contro la pedofilia clericale provenienti da più di quindici paesi sparsi in tutti i continenti. Del nuovo organismo, ricevuto, sempre a Ginevra, da una delegazione di funzionari delle Nazioni Unite, assai interessati ad un attento monitoraggio del fenomeno, fa parte anche l’italiana “Rete L’abuso”, rappresentata nell’occasione dal suo presidente Francesco Zanardi, che ha per intanto reso noto al mondo intero un dettagliato dossier sul processo milanese contro don Mauro Galli, di cui si è occupato di recente e per esteso anche il Fatto Quotidiano Millenium.

L’ECA, tra le altre cose, indicherà puntualmente all’opinione pubblica mondiale tutti i vescovi accusati di aver protetto i pedofili e inviterà il pontefice (in procinto di visitare, tra pochi giorni, proprio la città svizzera) a creare un nuovo strumento centralizzato per individuare e punire chi ha coperto e tutelato i pedofili. Lo scopo della nuova istituzione è insomma quello di mostrare che il caso cileno è più la regola che un’eccezione. Nel paese sudamericano, lo ricordiamo, poche settimane fa tutti i membri dell’episcopato hanno rimesso il loro mandato nelle mani del pontefice, assumendosi di fatto la responsabilità di aver coperto e protetto i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali sui minori.  L’ECA non solo invita il papa (che non ha ancora preso una decisione in materia) ad accettare in blocco le dimissioni di quei vescovi e a rinnovare radicalmente la classe dirigente cattolica del Cile, ma lo esorta ad epurare tutti i dirigenti ecclesiali coinvolti, a qualche titolo, negli scandali di questi anni.

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La nascita dell’ECA è un evento certamente molto positivo ed incoraggiante per tutti coloro che desiderano contrastare il dilagare della pedofilia clericale. Grazie al suo intervento sarà certamente più facile mettere a confronto il comportamento dei diversi episcopati, incalzare la Santa Sede ad assumere un atteggiamento davvero efficace nella limitazione del fenomeno e anche interloquire con l’ONU e con gli altri organismi internazionali interessati alla protezione della vita e dell’integrità psichica e fisica dei bambini.

E tuttavia non bisogna farsi troppe illusioni, dal momento che il problema verrà davvero risolto solo se la Chiesa Cattolica deciderà di mettere finalmente mano alla sua struttura organizzativa, procedendo anche a rivedere radicalmente le modalità attraverso le quali vengono addestrati i suoi funzionari. Sono i seminari i luoghi dove il problema ha origine. E’ lì che si genera quella mentalità omertosa, collusiva e settaria che spinge i membri del clero a considerarsi parte di una casta superiore che merita di essere messa costantemente al riparo dal rischio di venir considerata responsabile delle cattive azioni che compie esercitando il proprio ufficio. Sono i seminari le palestre dove viene praticata quella sistematica repressione sessuale e quella sterilizzazione della sfera affettiva che, in molti casi, sono la vera radice della sessualità distorta e predatoria di chi pratica gli abusi. Si potranno mettere in pratica tutte le epurazioni di questo mondo, si potrà avvicendare l’intera attuale classe dirigente cattolica con una nuova di zecca, ma il problema non verrà risolto sino a quando non si risalirà alle sue cause profonde, al suo motore primo, e cioè alla mentalità clericale e ad un modello organizzativo basato sulla superiorità di genere (e l’esclusione delle donne), lo spirito di corpo (e la superiorità sui laici), la disciplina ferrea e la sistematica repressione dei bisogni sessuali combinata con l’obbligo della solitudine affettiva, l’incapacità addestrata di amare e di identificarsi davvero nella sofferenza e nei sentimenti del prossimo.

Per questo penso che l’ECA dovrebbe farsi promotrice, oltre che di puntuali azioni investigative su questo o quel vescovo, di un’azione di riforma complessiva della Chiesa Cattolica, basata su solide evidenze scientifiche e nell’interesse generale di tutti i membri della società, e soprattutto dei più deboli. In questo modo, rafforzerebbe tantissimo la sua capacità di aiutare coloro ai quali sta a cuore la vita e la serenità dei bambini a scrivere un’importante pagina di storia.

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Marco Marzano il Fatto Q del 12-6-18

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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