L’assemblea legislativa di Canberra ha approvato venerdì una legge senza precedenti che obbliga i preti cattolici a denunciare eventuali molestatori sessuali che abbiano ammesso le loro colpe durante la confessione, violando così il sigillo sacramentale. L’arcivescovo di Canberra e Goulburn, Christopher Prowse, ha attaccato i parlamentari e la «minaccia alla libertà religiosa» ricordando che per la Chiesa cattolica la confessione è un sacramento e che per i sacerdoti che violano il segreto confessionale è prevista la scomunica “latae sententiae”, revocabile solo da un intervento del Papa.
«MINACCIA ALLA LIBERTÀ RELIGIOSA».«I sacerdoti sono legati dalla sacra promessa di non violare il segreto della confessione», ha scritto l’arcivescovo in un editoriale su Canberra Times. «Senza questa promessa chi verrebbe a svelare i suoi peccati in confessionale? Il governo minaccia la libertà religiosa cercando di cambiare il sacramento della confessione, senza con questo raggiungere alcun miglioramento per la sicurezza dei bambini. Obbligare i sacerdoti a violare il segreto non impedirà gli abusi e non aiuterà gli sforzi messi in atto dalla Chiesa per proteggere i bambini nelle istituzioni cattoliche».
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