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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » L’Australia obbliga per legge i preti a violare il segreto confessionale

L’Australia obbliga per legge i preti a violare il segreto confessionale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Giugno 2018
in World
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L’assemblea legislativa di Canberra ha approvato venerdì una legge senza precedenti che obbliga i preti cattolici a denunciare eventuali molestatori sessuali che abbiano ammesso le loro colpe durante la confessione, violando così il sigillo sacramentale. L’arcivescovo di Canberra e Goulburn, Christopher Prowse, ha attaccato i parlamentari e la «minaccia alla libertà religiosa» ricordando che per la Chiesa cattolica la confessione è un sacramento e che per i sacerdoti che violano il segreto confessionale è prevista la scomunica “latae sententiae”, revocabile solo da un intervento del Papa.

«MINACCIA ALLA LIBERTÀ RELIGIOSA».«I sacerdoti sono legati dalla sacra promessa di non violare il segreto della confessione», ha scritto l’arcivescovo in un editoriale su Canberra Times. «Senza questa promessa chi verrebbe a svelare i suoi peccati in confessionale? Il governo minaccia la libertà religiosa cercando di cambiare il sacramento della confessione, senza con questo raggiungere alcun miglioramento per la sicurezza dei bambini. Obbligare i sacerdoti a violare il segreto non impedirà gli abusi e non aiuterà gli sforzi messi in atto dalla Chiesa per proteggere i bambini nelle istituzioni cattoliche».

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«CHI VERRÀ A CONFESSARSI?». L’obbligo per i sacerdoti di denunciare chi si reca in confessionale entrerà in vigore il 31 marzo 2019 e la speranza è che il governo della capitale introduca dei correttivi per allora. Anche perché, continua monsignor Prowse, «quale molestatore sessuale verrebbe a confessarsi da un prete se sapesse che questi potrebbe denunciarlo? Se il segreto viene rimosso, la remota possibilità che queste persone si confessino e così possano essere spinte e consigliate a denunciarsi presso le autorità civili svanisce».

CARTA D’IDENTITÀ. Inoltre, continua l’arcivescovo, «molti confessionali hanno uno schermo che impedisce al sacerdote di vedere in faccia il penitente. Ma anche se lo vedesse, non è detto che lo conosca. Per confessarsi non è richiesto dichiarare la propria identità. Senza contare, poi, che i pedofili in base all’esperienza non si confessano né al sacerdote né alla giustizia».

NON OBBEDITE ALLA LEGGE. Approvata in seguito allo scandalo pedofilia scoppiato in seno alla Chiesa cattolica in Australia, la nuova legge richiede che qualunque accusa nei confronti di un presunto molestatore venga riportata alla giustizia, anche quando avviene in una parrocchia o in locali gestiti dalla Chiesa. Monsignor Prowse ha affermato di «essere il primo a sostenere questa iniziativa, mentre violare la libertà religiosa non aumenterà la sicurezza de bambini». Anche per questo ha richiamato i sacerdoti della capitale, come altri prelati prima di lui, a non obbedire alla legge violando il segreto confessionale qualora non venisse cambiata prima del 31 marzo.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.