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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » IL CASO DON SILVERIO MURA E I PRESUNTI ABUSI SESSUALI SU MINORI FINISCE SU ‘CHI L’HA VISTO?’

IL CASO DON SILVERIO MURA E I PRESUNTI ABUSI SESSUALI SU MINORI FINISCE SU ‘CHI L’HA VISTO?’

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Maggio 2018
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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di Arnaldo Capezzuto

Finalmente “Chi l’ha visto”, la trasmissione di Raitre, condotta da Federica Sciarelli, si occuperà nuovamente del caso di Diego Esposito, (nome di fantasia) che all’età di 13 subì una serie di presunte violenze sessuali da parte di un parroco del quartiere Ponticelli.

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Dopo domani, mercoledì  10 maggio alle ore 21 andrà in onda all’interno della trasmissione un servizio giornalistico incentrato sul mistero di  Don Silverio Mura che a seguito di denunce e segnalazioni viene ‘parcheggiato’ in un convento del Pavese.

Questo è quello che ufficialmente hanno sempre sostenuto ai piani alti della Curia Arcivescovile di Napoli, in realtà, Don Silverio Mura cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse s’insedia in una parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

Il sacerdote – sospettato – di presunti abusi sessuali avvenuti sul finire degli anni Ottanta, in una cheisa di Pnticelli a Napoli, ai danni di due minori non solo celebra messa ma indisturato impartisce lezioni di catechismo frequentato da 40 bambini.

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Il caso esplode quando è la stessa vittima Diego Esposito a rivolgersi direttamente al Santo Padre dopo che largo Donnaregina per mesi ha tenuto la denuncia chiusa a doppia mandata nel cassetto della scrivania arcivescovile.

E Papa Francesco non lo delude e ordina la riapertura del caso incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti con l’affidamento alla Diocesi di Napoli di effettuare un’indagine seria, puntuale e circostanziata.

Una storia sepolta nel passato che poi il ragazzo diventato maggiorenne ha deciso di portare alla luce. Diego non è il solo, pare che altri due ragazzi subirono le attenzione del prete.

Non si è trattato solo di presunti abusi ma da quando emerge da altri atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, il parroco avrebbe: “Dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mò di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti”.

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Vicende gravissime, inquietanti che non hanno visto una reazione decisa da parte del cardinale Crescenzio Sepe anzi dai vertici della Curia partenopea l’atteggiamento è stato incerto, titubante e volto alla sottovalutazione.

Grazie al clamore mediatico poi si scoprirà che Don Silverio Mura alias Don Saverio Aversano insegna catechismo ai bambini, anima iniziative e celebra messa.

A caricare un peso da novanta ci pensa la trasmissione televisiva de ‘Le Iene’ con Paolo Trincia che accende la telecamera sul caso. Il parroco scompare.

Dal 7 marzo la piccola parrocchia del Pavese, infatti, non ha più il parroco titolare. Le domande sono molte e inquietanti.

E lo stesso Trincia che chiede al cardinale Sepe ed a Luigi Ortaglio, il cancelliere arcivescovile, che un anno fa inserì nel comunicato di trentadue righe che contestava le accuse di avere protetto Silverio Mura per ben otto volte per intero il nome vero di Diego Esposito: “Lei sapeva che, invece, di essere chiuso in un convento, in una casa per questi casi qua, in realtà stava in una scuola?”.

Ortaglio nega e Trincia gli fa ascoltare l’audio delle sue dichiarazioni. Il cancelliere quel punto commenta con distacco : “Con la bocca si può dire quello che si vuole”.

Le telecamere di ‘Chi l’ha visto’ sono andate proprio nel piccolo comune del Pavese per intervistare le mamme dei bambini che hanno svolto il catechismo  con Don Silverio Mura alias Don Saverio Aversano e parlare con il primo cittadino. Tante le cose che non sono chiare in questa storiaccia.

Intento la Diocesi di Napoli lancia un appello alla comunità partenopea di segnalare quei sacerdoti che non si comportano bene e di aiutare la chiesa a ripulirsi. Iniziativa estemporanea perchè proprio il cardinale Crescenzio Sepe in procinto di una proroga papale del suo mandato, sulla questione si è rivelato troppo conciliante per usare un eufemismo.

http://il24.it/caso-don-silverio-mura-presunti-abusi-sessuali-minori-finisce-lha-visto/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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