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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Antonio Di Pietro » Scandalo Forteto, “Perché lo Stato ha portato per 40 anni i bambini nella casa dell’orco?”: parla Stefano Mugnai di Forza Italia

Scandalo Forteto, “Perché lo Stato ha portato per 40 anni i bambini nella casa dell’orco?”: parla Stefano Mugnai di Forza Italia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Maggio 2018
in Toscana
Reading Time: 3 mins read
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Stefano Mugnai, deputato di Forza Italia, chiede una commissione di inchiesta bicamerale per far luce sulle responsabilità delle istituzioni che avrebbero taciuto per anni le gravi violenze consumate nella comunità fiorentina del “Forteto”

“Sono tanti i poteri e le funzioni dello Stato che hanno avuto enormi responsabilità nel caso della setta del Forteto. In quel luogo si sono consumate violenze e abusi per anni. Tutti sapevano. Nella casa dell’orco, per 40 anni, lo Stato ha continuato a portare bambini”.

A parlare è Stefano Mugnai, già presidente della prima commissione regionale, ora deputato di Forza Italia, che insieme a Laura Bottici, questore del Senato del M5S e Giovanni Donzelli commissario regionale, ora deputato di Fratelli d’Italia, si sono adoperati per fare luce sulle responsabilità istituzionali riguardanti il caso del Forteto, la comunità nel Mugello, in Toscana, nella quale, minori, adulti e disabili sono stati vittima di violenze sessuali, psicologiche e di aberrazioni per decine di anni.

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“Il mio intento è quello di dar vita a una commissione di inchiesta bicamerale per stabilire una volta per tutte le responsabilità dello Stato. Le commissioni d’inchiesta del consiglio regionale hanno già evidenziato la verità sui fatti, ma il potere di una commissione parlamentare non è paragonabile a quello regionale, ed è quello che serve per condannare i diversi livelli istituzionali coinvolti”, spiega Mugnai.

“Gli abusi e le violenze sui minori nel mondo purtroppo sono sempre esistite, ma il Forteto non era una casa privata. Che fosse la tana dell’orco lo sapevano tutti e da tempo: le sentenze risalivano agli anni Ottanta”, prosegue il deputato FI.

“Nonostante questo, il tribunale dei minori, i servizi sociali, le amministrazioni locali, il mondo dei media e quello accademico, la politica, erano tutti uniti nel dire quanto fosse meravigliosa quella realtà e continuavano a mandarci i bambini”.

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Tutti coinvolti, quindi, secondo Mugnai in un sistema nel quale tutti sapevano e nessuno parlava.

Che interessi c’erano e ci sono dietro il Forteto? Perché i governi (sia Letta che Renzi) non hanno commissariato la struttura nonostante negli anni siano arrivate le mozioni delle opposizioni? In tutto questo tempo il governo ha mostrato sempre una grandissima ambiguità.

All’epoca del governo Renzi gli ispettori tornarono al Forteto e stilarono una relazione nella quale smentivano gli ispettori precedenti. Un commissariamento sarebbe stato molto utile per separare la cooperativa dalla comunità, e garantire la prosecuzione della produzione senza i legami però con quelli che sono i responsabili dei gravi fatti emersi. Ma così non è stato.

“Il Forteto è una setta, sono dei pazzi e dei criminali, se un adulto consenziente decide di vivere con delle regole che per me sono assurde e folli è liberissimo di farlo. Ma non si potevano inviare i bambini, non si potevano affidare minori, figli di genitori deboli che sono stati accusati spesso di reati terribili che non avevano mai commesso”, prosegue Mugnai.

Per il deputato di FI, “Sul tribunale dei minori di Firenze pendono delle responsabilità gigantesche. Per il resto, posso anche comprendere come alcuni politici, anche big, fossero all’oscuro di tutto, portati al Forteto solo di passaggio e per campagne elettorali. Come Antonio Di Pietro, ad esempio. Ma la politica locale sapeva: il Forteto era un fortino di voti, di preferenze o di pacchetti di tessere”.

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Secondo Mugnai una nuova commissione bicamerale potrebbe fare tanto: “Capire che il futuro di quella realtà economica, ossia quello della cooperativa, lo si garantisce slegandolo da quello della setta. Setta che prende forma giuridica come associazione, ma sempre di setta si sta parlando”.

“I numeri emersi dai voti delle ultime votazioni”, conclude Mugnai, “ci dicono che nella prossima legislatura, anche se il Pd dovesse continuare a fare opposizione e a porre veti sulle indagini, le commissioni potranno essere ugualmente istituite e potranno portare avanti questo importante compito”.

https://www.tpi.it/2018/05/02/setta-forteto-abusi-stato-colpevole/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.