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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » antonio provolo » VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
11 Marzo 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO, Triveneto
Reading Time: 4 mins read
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“Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli (vittima di don Corradi), per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

Questo è solo un passaggio della querela di tre pagine che il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha depositato contro gli ex allievi dell’istituto veronese Antonio Provolo e l’Associazione Sordi Provolo in data 14 febbraio 2017.

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In un’esposizione grottesca, che deve aver fatto sorridere anche chi l’ha raccolta, il vescovo Giuseppe Zenti, nell’accusare di diffamazione quello che lui chiama “gruppo Dalla Bernardina”, racconta una sua ricostruzione dei fatti piuttosto singolare.

Il suo racconto inizia intorno all’anno 2007 quando l’associazione degli ex allievi del Provolo (guidata da Giorgio Dalla Bernardina) si rivolge a lui chiedendo di intercedere per l’uso di alcuni locali dell’istituto nei quali gli ex allievi potessero riunirsi, richiesta nella quale i sordi avrebbero minacciato “che altrimenti li avrebbe accusati di pedofilia”. Zenti non rispose mai a quella richiesta.

Va ricordato che intorno all’anno 2008, la lunga scia di abusi del clero cattolico partita nel 1999 dagli Stati Uniti, raggiunse anche l’Europa e si cominciò, anche sui giornali italiani, a parlare del fenomeno. Zenti infatti, dopo la richiesta degli ex allievi, è proprio nel 2008 che colloca come un complotto dei sordi – a quella sua non risposta – l’inizio delle ritorsioni, che a suo dire sarebbero consistite nel far emergere, sulla stampa, le molestie subite dagli ex allievi sordi.

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È proprio in un passaggio della querela che Zenti, riferendosi ad una conferenza stampa da lui convocata nel 2008 per difendere dalle accuse di molestie il suo predecessore – mons. Giuseppe Carraro – afferma che “Nel corso di essa spiegai anche del colloqio descritto con Dalla Bernardina. Ricordo in specie che mi fu chiesto, alla luce dei potenti fari televisivi e a bruciapelo, se considerassi quelle richieste un ricatto e risposi di si”.

A conferma dei suoi sospetti vi è il fatto che seguirono diversi approfondimenti giornalistici sul caso. Ma un’altra prova che, secondo Zenti, smentirebbe gli abusi è il fatto che gli ex allievi sordi “riferivano di essere stati sodomizzati, parola a mio avviso difficile a riprodursi da un sordomuto” di qui l’ovvia deduzione che se non sai riprodurre una parola, non puoi neppure aver subito quello che la parola significa …

Stesse pittoresche conclusioni anche per quanto riguarda le accuse di molestie avanzate da Gianni Bisoli nei confronti di monsignor Giuseppe Carraro: secondo Zenti, infatti, dopo la commissione d’inchiesta presieduta dal dottor Mario Sannite, le accuse di Bisoli furono qualificate – devo dire con gran eleganza – nella sentenza “come una costruzione mentale tipica di un praticante omosessuale, cioè destituita di ogni verità”.

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Per Zenti, la conclusione con la quale concorderebbe anche l’attuale Rettore dell’Istituto Provolo, don Robert Frainer, è appunto che “Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli, per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

Affermazione quest’ultima molto grave, per la quale, attraverso i canali diplomatici, è stata messa a conoscenza anche l’autorità amministrativa argentina sotto accusa.

La Procura della Repubblica di Verona ha archiviato la querela del vescovo Zenti nei confronti del “gruppo Dala Bernardina”. Parallelamente fu archiviata anche la sua posizione rispetto all’ipotesi di favoreggiamento riguardo al sacerdote Nicola Corradi: ipotesi che, nell’archiviazione, indica vada addebitata alla Congregazione e attesta che don Nicola Corradi “si trasferì (o fu fatto trasferire?) in quel paese (l’Argentina) nel gennaio del 1970. In quella data, quando ancora Zenti non ricopriva la carica di vescovo in Verona, avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione”.

Per quanto riguarda Zenti e la responsabilità di vigilanza nei confronti di don Nicola Corradi “è invece una condotta che esula dalla responsabilità giuridica del vescovo Zenti, e potrebbe eventualmente riguardare solo una sua responsabilità di ordine ‘morale“.

Nella richiesta di archiviazione, smontate anche le accuse di Zenti nei confronti degli ex allievi che, secondo la Procura, “deve rilevarsi l’assoluta assenza di malafede da parte dei ‘detrattori’ della curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da parte di sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure (vedasi le testimonianze delle vittime, le confessioni rese da don Piccoli in un’intervista registrata, e vedasi anche le ammissioni effettuate dalla medesima curia) hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona ai sensi dell’articolo 40 2° c cp. “.

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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