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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Caso Barros, a New York inizia bene la missione di Scicluna

Caso Barros, a New York inizia bene la missione di Scicluna

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Febbraio 2018
in World
Reading Time: 2 mins read
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Cruz (vittima di abusi): «Per la prima volta mi sono sentito ascoltato. L’inviato del Papa ha pianto ascoltando i miei racconti sugli abusi di padre Karadima»   

LUIS BADILLA ROMA

È durato quasi quattro ore l’incontro a New York tra il giornalista cileno Juan Carlos Cruz e monsignor Charles Scicluna, inviato del Papa per la vicenda cosiddetta «Karadima-Barros», molto presente durante il recente viaggio di Francesco in Cile dal 18 al 21 gennaio. Ieri, sabato 17 febbraio, in una parrocchia di New York (Holly Name of Jesus di Manhattan), l’inviato speciale di papa Francesco ha parlato a lungo, senza limiti e senza fretta, con la vittima principale degli abusi del sacerdote cileno Fernando Karadima, processato e condannato sia in sede civile che in sede canonica. «Si è trattato di una riunione lunga e difficile», ha detto Cruz, e poi ha osservato piangendo: «Sono felice di aver potuto parlare con monsignor Charles Scicluna e con il padre Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si sono comportati molto bene con me. È la prima volta che sento che ci ascoltano».

«Ci sono altre vittime, sino a oggi sconosciute. Non hanno mai parlato. Ecco alcuni nomi».

Il giornalista cileno, la più nota vittima di Karadima, sacerdote che come è ben noto abusò inoltre anche di James Hamilton e Juan Andrés Murillo, che Scicluna ascolterà in Cile a partire del 20 febbraio, ha aggiunto visibilmente commosso: «Lui (Scicluna, ndr) ha pianto quando raccontavo le cose accadute. Ho sentito la sua grande compassione. Mi auguro che coloro che saranno da lui ascoltati in Cile sentano, alla sua presenza, lo stesso che ho sentito io».

Juan Carlos Cruz, nelle brevi dichiarazioni rilasciate dopo l’incontro, ha precisato di aver consegnato a Scicluna i nomi di persone che a suo avviso hanno preso parte nelle tattiche dell’occultamento degli abusi così come una lista di altre persone vittime di questa tragedia e che non hanno mai consegnato un resoconto. Scicluna avrebbe detto a Cruz che farà di tutto per ascoltare anche queste nuove testimonianze sino a oggi completamente sconosciute.

Infine, il giornalista ha raccontato che l’inviato del Papa non solo lo ha interrogato sulle «mie informazioni su Juan Barros», il vescovo di Osorno accusato di aver coperto quanto faceva padre Karadima, «ma anche sul cardinale Francisco Javier Errázuriz – arcivescovo emerito di Santiago del Cile – e su di tutto ciò che ha fatto; sul cardinale Ricardo Ezzati – attuale arcivescovo della capitale in regime di proroga – e su tutto ciò che non hanno mai fatto i vescovi, i responsabili della parrocchia El Bosque (luogo dei reati e crimini di Karadima). Abbiamo parlato anche di altri vescovi. Insomma, penso che la missione Scicluna stia andando oltre il caso Barros. L’inviato papale è molto empatico. Mi sembra un uomo buono che desidera portare a compimento un’indagine trasparente e indipendente. Vuole evitare qualsiasi interferenza. Ha letto le cose che ho scritto. Conosce bene il mio libro “La fine dell’innocenza”», documento in cui Cruz racconta la sua orrenda esperienza tra il 1981 e il 1995.

http://www.lastampa.it/2018/02/18/vaticaninsider/ita/nel-mondo/caso-barros-a-new-york-inizia-benela-missione-di-scicluna-Ksx35epNYkzvGnS4bNR94M/pagina.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.