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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » “L’immobilismo della diocesi di Melbourne ebbe conseguenze catastrofiche per i ragazzi abusati”

“L’immobilismo della diocesi di Melbourne ebbe conseguenze catastrofiche per i ragazzi abusati”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Dicembre 2017
in World
Reading Time: 3 mins read
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La Royal commission australiana parla così degli abusi sessuali che hanno coinvolto la Chiesa in Australia. Molte pagine di omissis su Pell

La “inazione” della diocesi di Melbourne in Australia, guidata dall’arcivescovo Thomas Francis Litte, di cui l’attuale cardinale George Pell era vescovo ausiliario, ha avuto conseguenze umane “catastrofiche” per i ragazzi abusati. Lo scrive la Royal Commission australiana sulla risposta della Chiesa cattolica e di altre entità istituzionali al fenomeno della pedofilia in un rapporto pubblicato oggi.

Il documento afferma che la Chiesa era preoccupata della sua reputazione e di mettere i suoi beni al riparo da azioni civili per danni piuttosto che della sicurezza dei bambini (450 denunce in 35 anni). Pell era stato nominato vescovo ausiliario nel maggio del 1987 come responsabile della Regione meridionale che comprendeva la parrocchia di Doveton, teatro di uno dei casi più gravi, quello di un prete pedofilo seriale, padre Peter Searson.

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Nove anni dopo, nel 1996, Pell divenne arcivescovo della città, succedendo a Litte, le cui responsabilità sono al centro del Rapporto di oggi. Litte è accusato di aver “lasciato cadere o ignorato” prove ed indizi contro i preti pedofili, lasciandoli liberi di commettere altri abusi. Ma ciò è avvenuto senza che i componenti della Curia locale o i vescovi ausiliari spingessero l’arcivescovo alle decisioni necessarie per salvaguardare i bambini.

Nel rapporto, oltre che degli abusi veri e propri, si parla delle intimidazioni e violenze perpetrate davanti ai ragazzi costretti ad assistere a torture su animali, a vedere morti nelle bare, e che in qualche caso sono stati minacciati con delle pistole (“per gioco” si sono difesi gli accusati). Nel documento sono riportate per esteso le dichiarazioni di testimoni che hanno riferito di come Pell, avvisato personalmente, abbia girato la testa dall’altra parte. (“Mi attaccò il telefono”, ha detto uno di loro).

I commissari sono certi che Litte conoscesse degli abusi di Pearson almeno dal 1986, eppure rimase prete della parrocchia di Doveton fino al marzo del 1997, quando fu messo in aspettativa amministrativa da parte di Pell, diventato il nuovo arcivescovo. È stato lo stesso Pell ad aver accusato di inerzia il suo predecessore (morto nel 2008) durante la sua audizione in videoconferenza da Roma nel marzo 2016.

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Il rapporto è costituito da 289 pagine, scaricabili da Internet sul sito della Commissione, e si riferisce al cosiddetto “caso 35”, relativo appunto alle denunce riguardanti la diocesi di Melbourne (dopo quelli già pubblicati sul “caso 16” sulla cosiddetta Melbourne Response – uno schema compensativo per le vittime ideato da Pell dopo il 1996 – e sul “caso 28” relativo a quanto avvenne nella città di Ballarat, la sua città natale dove Pell venne incardinato appena fatto prete). Nel documento ci sono una ventina di pagine di omissis che iniziano dal capitolo relativo al cardinale Pell, il quale è sottoposto anche a procedimento penale per presunti abusi che avrebbe personalmente commesso, secondo un’email della polizia di Victoria pubblica dal New York Times, “a Ballarat tra il 1976 e il 1980 e a Melbourne tra il 1996 e il 2001” – sempre vigorosamente negati da Pell.

Il processo, per cui è stato incriminato il 29 giugno scorso, avrà il suo punto di svolta nelle quattro settimane di udienze fissate nel marzo 2018 e prevede la totale segretezza anche dei capi di accusa fino alla sentenza di primo grado. Il rapporto finale della Commissione, dopo cinque anni di indagini, sarà reso noto il 14 dicembre.

Anche per questo il cardinale, Prefetto vaticano dell’Economia, rimane ancora “in congedo prolungato”, e non parteciperà neppure al cosiddetto C9 (il Consiglio della Corona dei cardinali scelti da Francesco per assisterlo nel governo della Chiesa universale), che si svolgerà in Vaticano per tre giorni, dall’11 al 13 dicembre.

In vista della conclusione dei lavori della Royal Commission, la situazione della Chiesa in Australia è stata esaminata il 6 ottobre scorso nel corso di una visita di tutti i vescovi di “Down Under”, giunti a Roma per colloqui con il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin. Intanto Louise Milligan, la giornalista della tv Abc, autrice del libro “Cardinal, the raise and the fall of George Pell”, ha ricevuto nei giorni scorsi a Melbourne uno dei premi di eccellenza giornalistica.

http://www.huffingtonpost.it/2017/12/05/limmobilismo-della-diocesi-di-melbourne-ebbe-conseguenze-catastrofiche-per-i-ragazzi-abusati_a_23297888/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.