Don Mauro Galli in aula “non sapevo di essere stato accusato di molestie”
Nell’udienza di ieri, 22-5-18, presso il Tribunale di Milano, è stato sentito per la prima volta in aula l’imputato, don...
Servizio shock della iena Pecoraro
Ci si aspettava un seguito al servizio realizzato dalle Iene sui presunti abusi sessuali in Vaticano, ma forse non così scioccante per la comunità dei fedeli comaschi. Dopo la puntata andata in onda il 12 novembre, domenica 19 novembre la trasmissione di Italia Uno ha mostrato il seguito di quella vicenda portata alla luce dalla Iena Gaetano Pecoraro e dal suo autore e cameraman Riccardo Spagnoli. Questa volta al centro del servizio c’era l’ex vescovo di Como Diego Coletti.
Le testimonianze raccolte e le indagini condotte dalle Iene hanno portato a lui. Pecoraro si è rivolto a Coletti dopo avere raccolto le presunte prove del fatto che l’ex vescovo della diocesi di Como fosse non solo al corrente di quegli abusi sessuali avvenuti nel pre-seminario del Vaticano, ma che addirittura non avesse fatto nulla per procedere nei confronti del presunto colpevole, cioè un giovane seminarista da poco ordinato prete dall’attuale vescovo Oscar Cantoni.
Stando al servizio l’allora vescovo Coletti avrebbe avuto in mano abbastanza elementi per poter deicidere di approfondire la vicenda, soprattutto nell’ipotesi che simili abusi sessuali potessero essere commessi ancora dal giovane prete. Invece Coletti avrebbe deciso di “insabbiare” tutto. Dopo quella decisione uno degli ex seminaristi – che adesso è testimone chiave dei servizi delle Iene – è stato cacciato dal pre-seminario del vaticano.
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.
E questo principio facciamo nostro.
Il direttivo della Rete l’Abuso