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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assolto » Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Maggio 2012
in Lombardia
Reading Time: 2 mins read
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17 maggio 2012 (red.) Revocati gli arresti domiciliari a Don Marco Baresi, l’ex vicerettore del seminario di Brescia, accusato di detenzione di materiale pedopornografico e di violenza sessuale a danni di un seminarista minorenne.

Il sacerdote era sottoposto alla misura di detenzione dal novembre del 2007. Mercoledì, la Corte d’Appello di Brescia si è pronunciata su una parte delle contestazioni, ovvero due presunti abusi subiti dal giovane dopo il dicembre del 2004.

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La Corte ha ritenuto non provate le violenze sessuali oggetto del procedimento e, limitatamente a questa accuse, ha assolto don Baresi, ridefinendo la pena che è passata a 7 anni e 4 mesi, con due mesi di sconto sulla precedente, per detenzione di materiale pedopornografico e per le violenze sessuali commesse prima del dicembre 2004.

Ma la parola fine non è ancora scritta perchè i legali del sacerdote hanno presentato un ricorso straordinario in Cassazione (una sorta di quarto grado di giudizio) per un presunto errore di fatto.

L’inchiesta che vede coinvolto l’ex vicerettore del seminario risale novembre del 2007, quando il giovane seminarista presentò denuncia per i fatti accaduti tre anni prima. Vennero quindi perquisiti l’ufficio e il personal computer del sacerdote e venne sequestrata una memoria esterna su cui vennero rinvenute le immagini incriminate e per le quali don Baresi si è sempre difeso sostenendo di non essere l’unico utilizzatore del pc.

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Il sacerdote ottenne subito (restò in carcere solo un giorno) gli arresti domiciliari mentre si svolgeva il processo: il primo grado si era chiuso con la condanna a 7 anni e 6 mesi, il secondo con la conferma della pena, il terzo invece aveva prodotto un rinvio che si è poi concluso con la sentenza di mercoledì.

Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

Assoluzione parziale per Don Marco Baresi. E basta arresti domiciliari

(a.c.) Don Marco Baresi dopo 4 anni e 6 mesi di arresti domiciliari, e due giorni di carcere, è tornato il libertà. Ieri la Corte d’Appello di Brescia ha ridotto la pena da sette anni e sei mesi a sette anni e quattro mesi, ed ha annullato il provvedimento restrittivo nei confronti del parroco accusato di violenza e sessuale e detenzione di materiale pedopornografico.

Ieri don Marco era in aula assieme ai legali Stefano Lojacono e Luigi Frattini. L’appello conclusosi ieri riguardava due episodi contestati al parroco, ma verificatisi quando la vittima che lo ha accusato aveva già lasciato il seminario dove insegnava don Marco. Per questi episodi il parroco è stato assolto.

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Don Marco in tutti questi anni è sempre stato sostenuto a gran voce da fedeli suoi amici, convinti sempre e comunque della sua innocenza e totale estraneità dai fatti contestati. Questo il loro blog: http://donmarcobaresi.it/blog.php?anno=2012.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.