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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » lazio » Pedofilia, rintracciato a Milano l’ex parroco evaso dai domiciliari a Genzano

Pedofilia, rintracciato a Milano l’ex parroco evaso dai domiciliari a Genzano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Settembre 2017
in Lazio
Reading Time: 3 mins read
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L’ex responsabile della parrocchia di Selva Candida è stato condannato a una pena di 14 anni e due mesi per aver abusato di sette ragazzini

È stato rintracciato dai carabinieri a Milano, don Ruggero Conti, l’ex parroco di Selva Candida evaso da una clinica alle porte di Roma dove si trovava ai domiciliari. Era stato arrestato dai carabinieri alcuni anni fa con l’accusa di violenze sessuali su minori. Secondo quanto si è appreso, l’uomo martedì si è allontanato in taxi da una casa di cura di Genzano. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

L’ex parroco è stato condannato nel 2013 in appello a una pena di 14 anni e due mesi. A marzo del 2015 la Cassazione aveva confermato la sentenza. L’ex parroco era ai domiciliari nella struttura per ragioni di salute. I fatti addebitati a don Conti, sospeso dal sacerdozio dal 2011, risalgono a quando operava, tra il 1998 e il 2008, nella parrocchia romana.

Don Ruggero sapeva che tra pochi giorni sarebbe dovuto andare in carcere per scontare 11 anni, dei 14 e 2 mesi a cui era stato condannato. I carabinieri, infatti, erano in procinto di notificargli un provvedimento di revoca dei domiciliari. E così martedì scorso l’ex parroco nel pomeriggio si è infilato in un taxi ed ha fatto perdere le sue tracce. Dopo essere stati allertati dai responsabili della clinica di Genzano, i militari della compagnia di Velletri si sono subito messi al lavoro, analizzando le celle di telefonia mobile a cui si agganciava il cellulare dell’ex parroco, per ricostruire i suoi movimenti. Lo hanno individuato presso una struttura sanitaria di Milano, dove i carabinieri della compagnia di Porta Monforte, su input dai colleghi di Velletri, hanno provveduto a rintracciarlo. Circostanza che era stata confermata dal suo difensore che si era messo in contatto con i carabinieri. All’uomo è stato notificato un ordine di esecuzione di espiazione di pena detentiva dopo la revoca della detenzione domiciliare, emesso lo scorso 26 settembredall’ufficio esecuzioni penali della procura generale della repubblica presso la Corte di Appello di Roma. Ora si trova piantonato presso la struttura sanitaria milanese.

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È una storia infinita quella di Don Ruggero Conti ed è anche uno dei casi di pedofilia più gravi tra quelli che hanno coinvolto uomini della Chiesa italiana.

Il prete, 64 anni, venne arrestato il 30 giugno del 2008 mentre era in procinto di partire alla volta di Sydney per partecipare, con alcuni ragazzi, alla Giornata mondiale della Gioventù. Era accusato di aver compiuto molestie per dieci anni, tra il 1998 e il maggio 2008, quando era parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida nei confronti di sette bambini affidati alle sue cure in oratorio e nei campi estivi. Nel corso delle indagini emersero, però, altri casi di abusi compiuti in Lombardia e risalenti a 25 anni prima, ma caduti in prescrizione. La Procura non potette procedere ma fece testimoniare le vittime nel primo processo contro di lui: erano altre tre persone, che sarebbero state molestate da don Ruggero quando ancora non aveva preso i voti e lavorava nell’oratorio San Magno a Legnano.

“Non sono un mostro, sono innocente, lo dico umilmente. Se fossi colpevole confesserei” disse l’ex parroco nell’aula giudiziaria, dove oltre le vittime, si presentarono centinaia di giovani in sua difesa, alcuni con t-shirt bianche con la scritta “Don Ruggero, ti vogliamo bene” e furono molte anche le mamme dei ragazzini schierate col prete: “Per i nostri figli é stato come un padre” dissero. In primo grado il parroco, che nel 2011 fu sospeso dal sacerdozio, fu condannato a 15 anni e 4 mesi, ridotti a 14 anni e 2 mesi in appello e confermati nel 2015 dalla Cassazione. Fino ad agosto Don Ruggero stava scontando i domiciliari a Viterbo, poi aveva fatto richiesta ed ottenuto il trasferimento in clinica a Genzano per motivi di salute. E’ stato proprio il personale della casa di cura a dare l’allarme.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/09/29/news/pedofilia_ex_parroco_evade_dai_domiciliari_a_genzano-176855195/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.