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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » Corradi sapeva di fatti gravi nel Provolo platense

Corradi sapeva di fatti gravi nel Provolo platense

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Agosto 2017
in World
Reading Time: 4 mins read
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Una lettera che ha inviato un sacerdote nel 2003 lo avvertiva di “prendere azione nel fatto” per queste situazioni. Lo scritto fa parte degli elementi sequestrati dal pubblico ministero nell’istituto di Luján.

Una lettera con data del 30 di agosto del 2002 firmata da un membro dell’ordine del Provolo in La Plata e diretta al sacerdote Nicola Corradi (81) mette in evidenza che il capo dei preti imputati e detenuti per abuso sessuale e corruzione di bambini sordi nell’istituto mendocino era al corrente di situazioni ed episodi di promiscuità nella sede platense. E che anche la Chiesa a livello nazionale lo era, anche se non ha iniziato un’indagine ecclesiastica come invece è stata fatta dopo che si è saputo degli episodi denunciati nella nostra provincia (di fatto, i casi in La Plata sono venute alla luce in seguito alle denunce in Mendoza).

Questo dato si evince dal primo materiale che è stato analizzato ieri dal pubblico ministero che istruisce la causa, Gustavo Stroppiana, e che fa parte della grande quantità di documentazione che è stata sequestrata durante l’ultima perquisizione.

Cosa dice la lettera

Secondo quanto ha potuto sapere Los Andes, la missiva diretta a Corradi era firmata da un membro della congregazione nella capitale Buenos Aires (J.G.J., le sue iniziali), il quale nello scritto avvisa di essere preoccupato per il ritorno all’ordine di un novizio dai marcati comportamenti promiscui.

Inoltre, aggiunge che nonostante si fosse opposto alla reintegrazione di questa persona, questi è stato difeso “a cappa e spada” da un altro prete di gerarchia superiore del Provolo de La Plata. J.G.J. indica anche a Corradi che, nel precedente soggiorno nel Provolo platense, al controverso e recidivo aspirante seminarista erano state trovate nel computer visite a pagine pornografiche.

Il remittente della lettera   -che ha una parte manoscritta ed un’altra dattiloscritta- spiega all’oggi ottantenne sacerdote detenuto per gli episodi in Mendoza, che era stato l’arcivescovo emerito di La Plata, Carlos Galán, chi gli aveva consigliato di scrivere a Corradi per fare un rapporto della situazione. L’autore autorizza il prete italiano (agli arresti domiciliari) a mettere al corrente della situazione gli altri religiosi che svolgevano le loro funzioni in Mendoza, tra loro Horacio Corbacho (l’altro detenuto nella nostra provincia) se lo considerava necessario.

Ciò che richiama l’attenzione è che J.G.J. manifesta al destinatario della lettera di avere già parlato con lui di queste strane situazioni e nello stesso momento lo rimbrotta per non avere fatto niente a rispetto. Insiste nella richiesta che “prenda azione nel fatto”.

Altre irregolarità

In un altro dei paragrafi, l’autore della lettera fa anche riferimento ad alcune irregolarità nell’amministrazione di abiti ed alimenti che avrebbero dovuto essere stati consegnati ai bambini che stavano nel convitto di La Plata. Concretamente, accusa le suore (le quali avevano questo compito) di avere lasciato 578 maglioni negli armadi “a riempirsi di camole” e di “venderé gli abiti che ci vengono donati per due o tre pesos”. Allo stesso modo, sottolinea che vengono serviti ai bambini alimenti già scaduti.

Il contenuto di questa lettera è stata fatta recapitare anche alla diocesi bonaerense, con gli stessi dettagli specificati ma mai è stata iniziata un’indagine al rispetto.

Lenta analisi delle prove sequestrate

Tutti e ciascuno dei passi e misure che si stanno prendendo in relazione all’indagine per gli abusi denunciati nell’istituto religioso per sordi, Antonio Provolo (Luján), contro ragazzi sordomuti, richiede una grande prudenza.

È per questa ragione che il pubblico ministero Gustavo Stroppiana e tutte le parti (accusatori e difensori dei 6 imputati) sono rimasti ieri per 4 ore ed un quarto ad analizzare il materiale e la documentazione che sono stati trovati nell’ imponente edificio di Boedo 385 (Carrodilla) durante l’ultima perquisizione sul posto (26 di giugno).

In quell’occasione sono stati sequestrati libri, documenti, note e lettere, in spagnolo e in italiano (l’ordine ha la sua sede centrale in Italia e di lì è anche il capo dei preti detenuti, Nicola Corradi)-. Tutto questo materiale è rimasto conservato in 12 casse che sono state chiuse e sigillate con lacca per evitare qualunque inconveniente.

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Solo 2 di queste casse sono state aperte ieri, mentre nei prossimi giorni Stroppiana si incaricherà di  selezionare questo materiale per determinare cosa considera utile per la causa.

Lo stesso farà l’accusa (che rappresenta i denuncianti) e gli avvocati difensori dei preti Corradi e Horacio Corbacho, dalla suora Kumiko Kosaka e degli ex amministrativi Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez.  

Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

http://www.losandes.com.ar/article/corradi-sabia-de-hechos-graves-en-el-provolo-platense

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.