Molto è stato ormai scritto all’indomani dell’arresto di Pietro Capuana e degli “apostoli” che gestivano la comunità della Chiesa di Lavina, ad Aci Bonaccorsi. Una storia torbida e perversa in cui si mescolano quelli che sembrano, in molti altri casi, gli elementi caratteristici di una vera e propria setta pseudo–religiosa. Sia quelli psicologici di manipolazione, sottomissione e reverenza nei confronti di una figura ritenuta carismatica e della cerchia di persone ad esso più vicine, che quelli di gestione del potere, sia economici – attraverso la costruzione di un’impresa di prodotti alimentari ben strutturata e con ottimi fatturati – che, ovviamente, politici.
A prescindere dal coinvolgimento giudiziario nell’indagine sulle violenze sessuali nei confronti delle ragazzine minorenni – plagiate e convinte a donarsi carnalmente all’ “arcangelo” Capuana – a risaltare sono infatti i nomi degli indagati e le loro parentele dirette. Oltre al “santone” che, com’è ormai noto, è padre dell’ex assessore provinciale Daniele Capuana, l’altro volto noto è Rosaria Giuffrida, moglie dell’ex assessore regionale Mpa Mimmo Rotella, anch’egli indagato per favoreggiamento, per aver rivelato l’esistenza dell’indagine a uno degli interessati. La donna, insieme a Fabiola Raciti e a Katia Concetta Scarpignato, secondo le accuse, farebbe parte del cerchio magico deputato al convincimento e alla cooptazione delle bambine di cui Capuana avrebbe abusato, più volte, attraverso dei turni organizzati. A conferma di queste ipotesi, durante una perquisizione nell’abitazione della Giuffrida, sono stati trovati un quaderno su cui erano appuntati tutti i “turni” oggetto di indagine, all’interno del quale, tra gli altri, figuravano tutti i nominativi delle minori indicate dalle persone offese che hanno collaborato con la polizia postale.
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