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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | il-punto-della-rete-labuso » Delegati del diavolo

Delegati del diavolo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Maggio 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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Il caso Provolo ha riconfermato che al Santa Sede non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata ma che oltretutto continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani.

Non si accontenta di non garantire i diritti di bambine e bambini e adolescenti all’interno degli spazi ecclesiastici, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni.

Un esempio di questo è come ha agito la delegazione che la Santa Sede ha inviato a Mendoza per indagare parallelamente allo stato sui fatti accaduti nel summenzionato istituto.

Interessi vaticani.

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In ogni momento è stato evidente quali fossero gli interessi degli inviati papali, quelli di uno stato straniero che su più di 100 norme internazionali sui diritti umani ne ha ratificate poco più di una decina.

In relazione al caso Provolo la questione si aggrava perché oltre alla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo, la chiesa cattolica non ha firmato ne ratificato la convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la convenzione internazionale sui diritti delle fasce più deboli mentre la convenzione contro la tortura o altri trattamenti come pene crudeli, inumane e degradanti, è stata solo firmata ma mai ratificata, ciò vuol dire che non si è ancora assunta gli obblighi che ne derivano.

In quanto alla convenzione sui Diritti del Bambino (CRC) non la attua sistematicamente dalla sua firma e ratifica, sia per non aver presentato in tempo le informazioni quinquennali che gli stati che ne fanno parte ne hanno l’obbligo (14 anni di inadempienza), sia per non aver applicato le nove esortazioni urgenti che il comitato Onu per i diritti del bambino ha fatto alla Santa Sede nel 2014.

Basta leggere il punto 43b delle osservazioni finali sulla seconda informativa periodica della Santa Sede elaborata dal comitato per i diritti del bambino.

Nonostante la Santa Sede abbia stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale ai bambini da parte di chierici nel 1962 mettendolo sotto la competenza esclusiva della congregazione per la dottrina della fede nel 2001, si è rifiutata di fornire al comitato Onu i dati su tutti i casi di abuso sessuale su minori che sono stati segnalati alla loro attenzione durante il periodo in esame e il risultato del relativo procedimento interno.

In sostanza siamo di fronte ad uno stato che è un violatore seriale dei diritti umani, nel quale donne e bambini sono le categorie più pregiudicate.

Contumacia clericale fondata su una prebenda legale.

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Il rifiuto della delegazione vaticana di rilasciare le informazioni alla giustizia penale mendocina dimostra la continuità di quella politica. In’oltre e per non perdere il vizio di utilizzare i privilegi che le dittature militari le hanno concesso, portando alla luce lo stesso argomento che gli è servito per non rispettare le leggi della repubblica: la vigenza del concordato del 1966.

Il trattato è un vero e proprio fossile normativo che crea in favore della chiesa un enclave giuridico dentro l’ordinamento giuridico nazionale che ha come obbiettivo principale la garanzia da parte dello stato, di non intromettersi negli argomenti che riguardano la chiesa (la reciprocità non esiste giacche la chiesa si intromette invece negli affari della repubblica e nella vita privata dei cittadini).

Due questioni che vale la pena di far notare, la prima che gli aspetti interni della chiesa, non si limitano a ciò che è strettamente religioso, molti di essi si intrecciano con gli effetti civili e penali, la seconda è non comune impunità che esiste e apre all’istituzione religiosa, poiché siccome lo stato non si immischia, si violano diritti alle persone a più non posso.

E’ oscurantismo medioevale e l’abuso di potere nel pieno del ventunesimo secolo.

Quello del concordato è uno dei demoni ecclesiastici scatenati dal caso Provolo, che prima o poi lo stato Argentino dovrà valutare se mantenere o meno.

Non in vano Antonio Gramsci ha definito l’attitudine di uno stato firmante di capitolazione, la capitolazione dello stato moderno che si verifica attraverso i concordati, si maschera identificando verbalmente concordati e trattati internazionali: Nel concordato si realizza di fatto un’interferenza di sovranità nello stesso territorio giacchè tutti gli articoli del concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli stati firmatari al di sopra di qui il potere sovrano di uno stato straniero giustifica e rivendica determinati diritti e poteri di giurisdizione (anche se di una speciale e determinata giurisdizione). Cit.

Ma la contumacia della delegazione vaticana non si è esaurita col rifiuto a fornire informazioni invocando i privilegi del concordato ed ostentando la sua ripugnante impunità, ma sono anche arrivati a sostenere l’indifendibile innocenza dell’arcivescovato di Mendoza, uno dei responsabili civili del danno, fisico, morale e psicologico sofferto da bambini, bambine e adolescenti del Provolo.

Stato e chiesa, eterni adlàteres.

Non determinato lo stato provinciale in materia di responsabilità e fa orecchie da mercante di fronte alle inadempienze della delegazione vaticana, che comunque nemmeno favorisce, al contrario, starebbe convalidando il comportamento illegale di uno stato straniero che viola in modo seriale i diritti umani.

Non aver verificato l’applicazione dei trattati sottoscritti e la legislazione complementare (convenzione di Belem do Parà e  legge 26.485), aver omesso direttive imposte dal pubblico ministero davanti alla Corte Suprema della giustizia della nazione, che tutelano i diritti delle persone più fragili, sommato al ridicolo fatto dalle due commissioni della legislatura mendocine, concorrendo così a genuflettersi al domicilio del vescovo cattolico in riunione a porte chiuse e alle spalle dei genitori dei bambini abusati, sono fatti che dimostrano la complicità.

In modo che acquisisce fondamentale importanza l’attuazione del potere giudiziale in quanto l’impegno dei suoi funzionari e magistrati potrebbe aggravare o meno l’evidente responsabilità internazionale di Mendoza, costituita prolissamente per le omissioni dell’esecutivo e il servilismo clericale del legislativo.

La giustizia provinciale ha avuto l’opportunità di evadere nel conflitto suscitato tra diritti umani e il diritto canonico che ha dato origine all’atto n. 86.326, il fascicolo “G.I.R.” contro A.M. per D. e P.” e dove la Suprema Corte di giustizia di Mendoza ha sostenuto che considerare che la chiesa cattolica nella sua qualità di persona pubblica non statale si trova obbligata a compiere con il dovere di informare che rispettano i trattati internazionali dei diritti umani, non implica in alcun modo vulnerare il diritto canonico nel concordato firmato con la Santa sede.

Il potere giudiziale della Provincia ha l’opportunità di essere all’altezza del rispetto dei diritti umani attuando con indipendenza e imparzialità senza dare ascolto a una corporazione religiosa alla quale non sono mai interessate le vittime di abuso da parte di religiosi, al contrario il caso Provolo sarà un altro esempio che conferma la affectio societatis dello stato con l’eterna aguzzina dell’umanità.

Avvocato Carlos Lombardi

Procuratore;

della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico (Argentina)

e della Rete L’ABUSO, associazione italiana vittime di preti pedofili

Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

http://www.mdzol.com/opinion/734928-delegados-del-diablo/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.