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Abusi sessuali al Provolo, gli ex alunni chiedono giustizia: “Falsificati i documenti”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Marzo 2017
in Triveneto
Reading Time: 5 mins read
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L’Associazione Sordi e onlus Rete L’Abuso.org vogliono riaprire il caso delle violenze sessuali subite da 67 ex studenti della scuola di Verona tra gli anni ’50 e il 1985

Dopo le prime denunce arrivate nel 2009, gli ex alunni dell’istituto per Sordomuti Antonio Provolo di Verona, tornano a chiedere giustizia per gli abusi che avrebbero subito nel medesimo istituto tra gli anni ’50 e il 1985, anche se, secondo Rete L’Abuso Onlus, nuovi episodi si sarebbero verificati in tempi più recenti.
Accuse che vengono lanciate da 67 ex studenti della scuola veronese del Provolo e che riguardano 26 religiosi da loro nominalmente identificati, tra i quali è presente anche Don Nicola Corradi, direttore della sede argentina di Mendoza, arrestato in Sudamerica alla fine del mese di novembre 2016 proprio per aver abusato sessualmente di alcuni bambini sordomuti.

Alla conferenza stampa indetta lunedì mattina nella sede dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus di via Marin Faliero, erano presenti il presidente della onlus Giorgio Dalla Bernardina, il figlio e portavoce Davide, l’avvocato Marco Lodi Rizzini e da Savona è arrivato anche Francesco Zanardi, della onlus Rete L’Abuso.org. E proprio gli esposti presentati da quest’ultimo da gennaio ad oggi hanno consentito di far ripartire l’indagine della Procura di Verona, in precedenza chiusa per la caduta in prescrizione dei fatti contestati e ora riaperta con l’ipotesi di favoreggiamento.

LA VICENDA – Tutto prende il via nel 2009, quando i 67 ex allievi affidano le loro denunce al settimanale L’Espresso, dove indicavano i nomi dei 26 preti ritenuti gli autori degli abusi sessuali da loro subiti, tra i quali anche era presente anche il nome di Monsignor Giusepper Carraro, oltre a quello già citato di Don Corradi. In seguito all’articolo firmato da Paolo Tessadri, scattò il botta e risposta tra il Vescovo Zenti e il presidente dell’associazione Giorgio Dalla Bernardina, con tanto di querela per diffamazione presentata dal secondo nei confronti del primo.
Il 19 maggio 2009 un nuovo articolo di Tessadri, apparso sempre su L’Espresso, dal titolo “Io frate pedofilo” getta nuova benzina sul fuoco, riportando le dichiarazioni di un religioso che ammette di essere stato un pedofilo e di esserlo stato anche all’istituto per Sordomuti Antonio Provolo di Verona, mentre il 25 maggio dello stesso anno su L’Arena la Curia ammette gli abusi avvenuti nella scuola, emersi nella “rigorosissima” indagine interna condotta “perché sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volontà di insabbiare”.
Nel luglio 2010 il Vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Zenti, si riappacifica con Giorgio Dalla Bernardina, che ritira la querela per diffamazione dopo aver raggiunto un accordo a nome dell’Associazione Sordi Antonio Provolo, con lo stesso religioso e la curia, per la realizzazione di una commissione indipendente, terza ed imperziale, che la stessa cancelleria vescovile si è impegnata a formare, al fine di accertare i fatti di pedofilia denunciati dai sordi ex-allievi dell’Istituto, nata poi nel dicembre 2010 e presieduta da Mario Sannite, ex giudice del tribunale di Verona.

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Come raccontato anche nella conferenza stampa di lunedì, la commissione ha ascoltato anche Gianni Bisoli, il quale ha dichiarato di aver subito abusi da Don Nicola Corradi e da Monsignor Giuseppe Carraro. Su quest’ultimo, Bisoli ha affermato di averli subiti anche nel 1964, nel corso del suo ultimo anno di permanenza nell’istituto.
Le sue parole però vengono ritenute inattendibili per un’incongruenza sulle date circa la sua permaneza nella scuola: Bisoli infatti ha indicato il 27 giugno 1964 come data di dimissioni, mentre la commissione era in possesso di una copia dichiarata autentica (nell’aprile 2009) di un documento che invece riporta il 20 giugno 1963 come data di dimissioni, sconfessando così la sua deposizione.
Nel 2011 la commissione d’indagine termina il proprio lavoro, ma gli ex allievi lamentano che i risultati arrivano nelle loro mani solo il 24 novembre 2012. Non solo, l’associazione evidenzia la presenza di alcune anomalie, come l’assenza dei nomi di numerosi sacerdoti accusati, tra i quali proprio Don Corradi, e la sanzione inflitta ad un “Fratello” affetto da una grave forma di alzheimer, risultato poi deceduto da più di un anno, mentre la figura di Monsignor Carraro viene riabilitata.

LA PAGELLA – Poco tempo fa però arriva una nuova svolta, con Bisoli che ritrova la sua ultima pagella la quale attesta la sua presenza dell’istituo fino al 27 giugno 1964. Data sulla quale l’ex allievo non si è mai contraddetto, denunciando anzi la presunta irregolarità del documento nelle mani della commissione che smentiva le sue parole.
Così il 27 dicembre 2016 arriva un nuovo articolo, stavolta su Il Fatto Quotidiano e firmato da Andrea Tornago, dove Mario Sannite, presidente di quella commissione ha dichiarato: “Posso pensare che sia come dice il signor Bisoli, cioè che questo documento sia falso. E d’altra parte lo vediamo un po’ tutti. È una grafia diversa da quella precedente. Sembra che sia cancellato e che sia stato riscritto questo ’20 giugno 1963’. C’è qualcosa che lascia immaginare che prima fosse scritta una data diversa”.

Nel mese di febbraio 2017 quindi l’Assocazione Sordi Antonio Provolo e Gianni Bisoli presentano querela presso la Procura di Verona affinché si verifichi la manomissione del documento presentato dalla commissione ai fini dell’accertamento di eventuali ipotesi di reato, con conseguente ricerca degli autori anche in relazione a condotte di utilizzo di atto falso. In riferimento poi all’arresto di Don Corradi, avvenuto a Mendoza (Argentina) nel novembre 2016, la onlus e l’ex allievo, hanno chesto anche l’accertamento di eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”.

Gli esposti, sia dell’associazione che della Rete L’Abuso Onlus, sono stati presentati a Verona in quanto la sede legale dell’istituto Mendoza risulta essere proprio in Stradone Provolo 20. La magistratura fino ad ora non è potuta intervenire in quanto i fatti denunciati sono andati da tempo un prescrizione, ma Francesco Zanardi vuole appurare eventuali responsabilità omissive nella diocesi scaligera: “Com’è possibile che don Corradi non sia stato rimosso dai suoi incarichi, nonostante le accuse? Abbiamo chiesto di verificare eventuali omissioni, dal momento che il suo nome era già stato fatto dalle vittime, senza che venisse preso alcun provvedimento. Il nostro obiettivo è riaprire il caso anche in Italia per restituire un po’ di giustizia alle vittime. Queste cose non devono più accadere“.

Presente alla conferenza anche Gianni Bisoli, che ha offerto la sua testimonianza: “Sono stato sodomizzato e costretto a rapporti da almeno una decina di sacerdoti, tra in quali don Nicola. Lo ricordo bene: prima era chierico, poi diventò prete“.
Anche un altro ex allievo, Alessandro Vantini, ha raccontato quei terribili giorni: “Quando arrivai sembrava tutto bello e grande ma durò poco. Mi violentarono dai 6 ai 12 anni. Non potevo dirlo a casa perché mi minacciavano e non avevo la forza per ribellarmi. Ora chiedo giustizia“.

http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-sessuali-provolo-preti-pedofili-giustizia-allievi-documenti-falsificati-29-marzo-2017.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.