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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Cancro preti pedofili anche nelle Filippine: “Sono almeno 200”

Cancro preti pedofili anche nelle Filippine: “Sono almeno 200”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Febbraio 2017
in World
Reading Time: 3 mins read
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Nelle Filippine gli abusi sessuali ai minori commessi dai sacerdoti locali continuano ad essere una triste realtà, come ha svelato un reportage di Al Jazeera. Il denaro e le pressioni della potente chiesa cattolica delle Filippine comprano il silenzio delle vittime delle molestie e così nel Paese asiatico nessun prete è mai finito in carcere per questo tipo di reati. Nel 2002 erano circa 200 i preti colpevoli di “cattiva condotta sessuale”, tra cui pedofilia, omosessualità e altre relazioni sessuali.

“Ci sono sempre più casi di pedofilia e omosessualità”, ha dichiarato Oscar Cruz, un arcivescovo in pensione che a Manila, la capitale delle Filippine, si occupa degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti locali sui bambini. Nel Paese asiatico, dove l’ottanta per cento della popolazione è cattolica, i preti sono amati e rispettati ma, molto spesso, proprio all’interno delle chiese si nascondono storie di soprusi e molestie sessuali, come ha dimostrato un’inchiesta realizzata dal programma 101 East di Al Jazeera. “Sono crimini atroci, soprattutto se a compierli è un sacerdote” – ha affermato Cruz – sono finiti i giorni in cui potevamo per far finta di niente”.  Secondo l’arcivescovo, i casi di pedofilia in cui sono coinvolti i parroci sono in aumento perché sempre più persone, soprattutto nelle città, trovano il coraggio di denunciare le violenze sessuali.
Nel 2002, dopo lo scoppio dello scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti, anche nelle Filippine erano venuti a galla molti episodi di abusi sessuali ai danni di minori commessi dai sacerdoti locali . Secondo il presidente della Conferenza Episcopale all’epoca dei fatti, l’arcivescovo Orlando Quevedo, nel corso degli ultimi due decenni circa 200 dei 7.000 preti del Paese potevano essere colpevoli di “cattiva condotta sessuale”, tra cui pedofilia, omosessualità e altre relazioni sessuali. La Chiesa cattolica nelle Filippine aveva chiesto perdono alle vittime e i vescovi si erano impegnati ad elaborare delle linee guida per impedire che in futuro si ripetessero casi simili. Ma le testimonianze raccolte nel reportage di Al Jazeera raccontano che, nonostante le promesse, le violenze ai danni di minori sono continuate. Non solo: i sacerdoti colpevoli degli abusi non sono stati rimossi dai loro incarichi.  Michal Gatchalian, un’altra delle vittime, parla di “mafia” per descrivere le pressioni subite per non denunciare gli abusi. A diciassette anni, Michal, assieme ad altri adolescenti assisteva ai seminari di don Mejorada. Il sacerdote – ha raccontato Michal – era diverso dagli altri preti: “Con lui uscivamo a cenare o a vedere un film, era divertente”. Ma una notte, nel buio del cinema, don Mejorada cominciò a toccare il ragazzo. “Non dimenticherò mai più quel giorno”, confessa Michal.  E come riconosce padre Jaime Achacoso, avvocato filippino ed esperto di diritto canonico, nessuno dei sacerdoti colpevoli di abusi sessuali è stato rimosso dal ministero pastorale. “I preti continuano ad essere là, nonostante le prove che li accusano”, ammette sconsolato.

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La Chiesa cattolica nelle Filippine ha un’enorme influenza politica e la battaglia delle vittime per ottenere giustizia ricorda quella tra Davide e Golia. “Imelda” (il nome di fantasia di una ragazza intervistata da Al Jazeera) ha dichiarato di essere stata violentata da un prete nel 2014, quando aveva solo quindici anni. Dopo aver denunciato i fatti alla polizia, due membri della chiesa locale le hanno offerto 150 dollari per tacere. Le pressioni della famiglia della giovane hanno fatto il resto: per i suoi genitori, Imelda aveva sbagliato ad andare alla polizia. “Non volevo accettare quei soldi – ha detto la ragazza – perché provenivano dallo stesso prete che mi aveva violentata, però hanno insistito tanto e alla fine li ho presi”. Merian Aldea, un’assistente sociale che aiuta le vittime di abusi sessuali avvenuti dentro la chiesa cattolica, ha dichiarato ad Al Jazeera che esistono moltissimi casi come quello di Imelda. Una delle bambine più piccole di cui si è occupata aveva solo sei anni quando è stata molestata da un sacerdote. Ma la paura a raccontare la loro esperienza rende difficile sapere quante siano in realtà le vittime di abusi. “Hanno timore della maledizione di Dio per essere andate contro queste persone”, riconosce Aldea.

Nelle Filippine, nessun prete è mai finito in carcere per questo tipo di reati. L’unico sacerdote riconosciuto colpevole è stato poi assolto in appello. Grazie all’enorme potere che esercita la Chiesa cattolica nel Paese asiatico – conclude Aldea – questi fatti difficilmente vengono alla luce. E dove non possono le pressioni psicologiche, sono i soldi a far tacere le vittime ed impedire che i casi di molestie sessuali arrivino in tribunale. Perché, riconosce senza imbarazzo padre Ned Disu, l’avvocato che ha difeso Don Mejorada dalle accuse di abuso, “certe cose è meglio risolverle a porte chiuse”. E infatti – come hanno scoperto i reporter – Don Mejorada continua il suo sacerdozio a Sorsogon, una remota e povera provincia delle Filippine. Il Vaticano e gli arcivescovi filippini – ha detto Al Jazeera – si sono rifiutati di commentare quanto emerso dall’inchiesta.

http://www.fanpage.it/cancro-preti-pedofili-anche-nelle-filippine-sono-almeno-200/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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