Nelle Filippine gli abusi sessuali ai minori commessi dai sacerdoti locali continuano ad essere una triste realtà, come ha svelato un reportage di Al Jazeera. Il denaro e le pressioni della potente chiesa cattolica delle Filippine comprano il silenzio delle vittime delle molestie e così nel Paese asiatico nessun prete è mai finito in carcere per questo tipo di reati. Nel 2002 erano circa 200 i preti colpevoli di “cattiva condotta sessuale”, tra cui pedofilia, omosessualità e altre relazioni sessuali.
“Ci sono sempre più casi di pedofilia e omosessualità”, ha dichiarato Oscar Cruz, un arcivescovo in pensione che a Manila, la capitale delle Filippine, si occupa degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti locali sui bambini. Nel Paese asiatico, dove l’ottanta per cento della popolazione è cattolica, i preti sono amati e rispettati ma, molto spesso, proprio all’interno delle chiese si nascondono storie di soprusi e molestie sessuali, come ha dimostrato un’inchiesta realizzata dal programma 101 East di Al Jazeera. “Sono crimini atroci, soprattutto se a compierli è un sacerdote” – ha affermato Cruz – sono finiti i giorni in cui potevamo per far finta di niente”. Secondo l’arcivescovo, i casi di pedofilia in cui sono coinvolti i parroci sono in aumento perché sempre più persone, soprattutto nelle città, trovano il coraggio di denunciare le violenze sessuali.
Nel 2002, dopo lo scoppio dello scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti, anche nelle Filippine erano venuti a galla molti episodi di abusi sessuali ai danni di minori commessi dai sacerdoti locali . Secondo il presidente della Conferenza Episcopale all’epoca dei fatti, l’arcivescovo Orlando Quevedo, nel corso degli ultimi due decenni circa 200 dei 7.000 preti del Paese potevano essere colpevoli di “cattiva condotta sessuale”, tra cui pedofilia, omosessualità e altre relazioni sessuali. La Chiesa cattolica nelle Filippine aveva chiesto perdono alle vittime e i vescovi si erano impegnati ad elaborare delle linee guida per impedire che in futuro si ripetessero casi simili. Ma le testimonianze raccolte nel reportage di Al Jazeera raccontano che, nonostante le promesse, le violenze ai danni di minori sono continuate. Non solo: i sacerdoti colpevoli degli abusi non sono stati rimossi dai loro incarichi. Michal Gatchalian, un’altra delle vittime, parla di “mafia” per descrivere le pressioni subite per non denunciare gli abusi. A diciassette anni, Michal, assieme ad altri adolescenti assisteva ai seminari di don Mejorada. Il sacerdote – ha raccontato Michal – era diverso dagli altri preti: “Con lui uscivamo a cenare o a vedere un film, era divertente”. Ma una notte, nel buio del cinema, don Mejorada cominciò a toccare il ragazzo. “Non dimenticherò mai più quel giorno”, confessa Michal. E come riconosce padre Jaime Achacoso, avvocato filippino ed esperto di diritto canonico, nessuno dei sacerdoti colpevoli di abusi sessuali è stato rimosso dal ministero pastorale. “I preti continuano ad essere là, nonostante le prove che li accusano”, ammette sconsolato.
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