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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Chiesa e pedofilia: tolleranza zero, favola o realtà?

Chiesa e pedofilia: tolleranza zero, favola o realtà?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Gennaio 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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L’associazione Il piccolo Davide scrive a papa Francesco e chiede: Lei è indignato per le barbarie commesse dai preti o per il danno d’immagine giustamente subito dalla Chiesa?

di Alberto Senatore*

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Spett.Le Pontefice,

sono Alberto Senatore, presidente de ” il piccolo Davide ” di Giffoni Valle Piana (SA), un’associazione nata nel 2010, a seguito dello scandalo sulla pedofilia clericale, un dramma esistente da sempre, emerso o, peggio ancora, esploso in tutta la sua brutalità, alla fine dell’ultimo decennio. Ho letto con molta attenzione la Sua ultima lettera inviata ai vescovi in occasione della Festa dei Santi Innocenti.

Alcune delle Sue affermazione hanno attirato la mia attenzione:

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

–    La Chiesa “piange non solo davanti al dolore procurato nei suoi figli più piccoli, ma anche perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri: la sofferenza, la storia e il dolore dei minori che furono abusati sessualmente da sacerdoti. Peccato che ci fa vergognare”.

–    “Persone che avevano la responsabilità della cura di questi bambini hanno distrutto la loro dignità. Deploriamo questo profondamente e chiediamo perdono. Ci uniamo al dolore delle vittime e a nostra volta piangiamo il peccato. Il peccato per quanto è successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere.

–   Bisogna quindi trovare “il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna ‘tolleranza zero’ in questo ambito”.

A tale riguardo, Le presento alcune perplessità maturate all’interno dell’associazione, a seguito di un’attenta riflessione ed una profonda analisi delle dichiarazioni sopra riportate. Lei scrive: “la Chiesa piange… perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri”, ma, dopo aver ascoltato le testimonianze delle vittime e dopo aver preso visione degli atti giudiziari, in cui veniva sistematicamente accertata, denunciata e condannata, la decennale omertà delle gerarchie cattoliche, non sarebbe più appropriato e giusto, che Lei invitasse la Chiesa a piangere perché “nonostante conoscesse i peccati che venivano commessi da alcuni dei suoi membri”, invece di fermarli, e denunciarli alle autorità competenti, li ha coperti e protetti?

Lei giustamente afferma: “Questo peccato ci fa vergognare”. Ma la vergogna a cui Lei fa riferimento, è una conseguenza delle barbarie commesse dai sacerdoti o deriva dal danno d’immagine che la Chiesa ha giustamente subito ? Lei continua dicendo: “Chiediamo perdono e piangiamo il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere”. Con queste semplici parole, dall’alto dell’autorità che Le appartiene, Lei ha confermato e legittimato le sentenze dei giudici che, sia in Italia che nel mondo, hanno indagato e condannato l’omertà dei vertici della Chiesa cattolica. Lei conclude scrivendo: Bisogna quindi trovare “il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna ‘tolleranza zero’ in questo ambito”.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Queste parole mi hanno ricordato un’affermazione del Suo predecessore, Papa Benedetto XVI all’indomani della diffusione in Irlanda del rapporto Murphy, un’indagine sugli abusi sessuali, fisici ed emotivi, all’interno della Chiesa irlandese. Dopo nove anni l’inchiesta accertò oltre 14.000 vittime di abusi e violenze sui minori, praticati da sacerdoti ed esponenti del clero cattolico. In quella tragica circostanza, Papa Ratzinger dichiarò: ” la Chiesa continuerà a seguire la grave questione con la massima attenzione, al fine di meglio comprendere come tali vergognosi eventi siano accaduti e il modo migliore per sviluppare strategie efficaci così da evitare il loro ripetersi”. Correva l’anno 2010, quando Benedetto XVI, travolto dallo scandalo, prometteva strategie efficaci contro la pedofilia clericale, affinché tali vergognosi eventi non si ripetessero. Sono passati sei anni da quelle promesse e le cronache continuano a dar notizie di bambini che vengono abusati dai sacerdoti, ultima in ordine di tempo, la denuncia presentata da Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, alla Procura della Repubblica di Verona, riguardante Don Nicola Corradi, un pedofilo recidivo che, sia in Italia che all’estero, abusava di bambini sordomuti. La situazione è si migliorata, ma non di molto, i bambini continuano ad essere violentati dai cosiddetti uomini di Dio. Questo significa che la Chiesa ancora non è riuscita a trovare quelle strategie efficaci per contrastare e debellare la pedofilia clericale, e se le ha trovate, non è riuscita ad applicarle.

Come è possibile questo? Che cosa non ha funzionato? Perché gli abusi continuano ? Queste erano le domande che si affollavano nella mia mente, domande che hanno trovato risposta quando ho confrontato le Sue recenti dichiarazioni con quelle del Suo emerito predecessore. Papa Ratzinger definì gli abusi “tali vergognosi eventi”, minimizzando in questo modo l’atrocità di quelle violenze, forse non realizzò appieno la gravità di quegli atti bestiali, probabilmente non percepì l’entità del dramma che si stava consumando. Lei invece, ha dato la giusta definizione della pedofilia clericale, “tali crimini”. Crimini, questa è la definizione precisa degli abusi sessuali sui minori, commessi dai sacerdoti. Lei non avrebbe potuto utilizzare una parola più appropriata, che potesse esprimere appieno la crudeltà, la cattiveria, la disumanità, la meschinità, la malvagità, che l’abuso sessuale comporta. Ma a questo punto la riflessione nasce spontanea: se l’abuso sessuale sui minori è un crimine, di conseguenza chi lo commette è un criminale, a prescindere dalla sua professione, dal colore della pelle, dalla nazionalità, dalla posizione sociale o dalla sua religione. Se chi abusa dei bambini è un criminale, bisogna perseguirlo come un criminale. Per fermare i crimini bisogna individuare ed arrestare i criminali e i loro complici; per debellare la pedofilia all’interno della Chiesa, bisogna usare la stessa strategia, individuare ed arrestare i preti pedofili e i loro complici.

Per farlo è indispensabile la piena collaborazione con gli organi inquirenti, anche a costo di cambiare o modificare qualche ordinamento interno. A mio modesto parere questa è l’unica tolleranza zero; qualsiasi altra strategia, che non preveda la perseguibilità del sacerdote pedofilo in quanto criminale, non è altro che la solita tolleranza. Nella speranza di aver, anche se in piccola parte, contribuito alla battaglia contro la pedofilia, cordialmente La saluto

*Presidente associazione Il piccolo Davide

http://www.globalist.it/news/articolo/210955/chiesa-e-pedofilia-tolleranza-zero-favola-o-realt.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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