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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Bergamo » Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

La Cassazione ha detto no al ricorso dell'ex sacerdote: definitiva la condanna a otto anni e otto mesi.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Novembre 2016
in Emilia Romagna
Reading Time: 2 mins read
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Ravenna, 15 novembre 2016 – Condanna definitiva e carcere inevitabile. In tarda serata i giudici romano della Suprema Corte hanno dichiarato «inammissibile« il ricorso presentato dall’ex sacerdote Giovanni Desio. Per lui la pena resta perciò quella a otto anni e otto mesi di carcere inflittagli in appello a Bologna per avere avuto rapporti sessuali con quattro ragazzinitra i 12 e i 15 anni a lui affidati.

Desio – 54 anni, nato a Milano ma a lungo residente a Saronno (Varese) e per 13 anni parroco di Casal Borsetti – era stato arrestato nella canonica rivierasca dalla polizia il 5 aprile del 2014 soprattutto sulla scorta di intercettazioni dal contenuto esplicito. Le manette erano piombate quando stava facendo le prove di matrimonio con una giovane coppia.

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Dopo sette mesi in carcere a Forlì, Desio aveva ottenuto i domiciliari in una struttura di Città di Castello, in provincia di Perugia, che accoglie preti segnati da problematiche personali di varia natura. Ma a causa di frizioni interne, quest’anno aveva ottenuto il trasferimento sempre ai domiciliari in una struttura di Barza d’Ispra, in provincia di Varese, che si occupa di anziani. E il suo compito era per lo più di leggere loro il giornale. Il 54enne è ora in attesa che gli notifichino la carcerazione visto che il tipo di reato a lui addebitato non prevede sospensioni all’esecuzione pena.

Confermate dunque tutte le provvisionali per 420 mila euro assegnate alle parti civili: tre minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’ attiva a Ravenna dal 2003. Ai quattro giovani – oltre che di Ravenna sono delle province di Bergamo e di Treviso – l’ex sacerdote, per il quale il Vaticano da tempo ha provveduto alla dispensa dallo stato clericale, aveva dato in totale 100 mila euro di risarcimenti.

Desio per la prima volta era salito alla ribalta delle cronache quando nel febbraio 2014 con la sua Bmw X1-18 nuova da 35 mila euro era finito in un canale ed era stato salvato in extremis da due fedeli. Secondo le analisi guidava completamente ebbro d’alcol. E l’inchiesta sul sesso in canonica è figlia di quell’episodio: perché l’allora don aveva usato uno dei profili Facebook dei minori per attaccare i giornalisti con parole di fuoco. Ma le perplessità del padre del ragazzo per quei post erano giunte sui tavoli della polizia. Le intercettazioni avevano fatto il resto. E l’allora don era finito in carcere poco prima di Pasqua, periodo nel quale avrebbe dovuto incontrarsi con uno dei giovani per trascorrere assieme un periodo di vacanza.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.