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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » sicilia » Un’altra ragazzina si dice violentata da padre Anello durante la preghiera della guarigione

Un’altra ragazzina si dice violentata da padre Anello durante la preghiera della guarigione

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Novembre 2016
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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Spuntano nuovi casi di violenza sessuale contro padre Salvatore Anello, il frate cappuccino finito in carcere insieme al tenente colonnello Salvatore Muratore nell’inchiesta su esorcismi e violenze sessuali.
Le loro posizioni si aggravano anche perchè spuntano nuovi casi non riportati nell’ordinanza che li aveva portati al Pagliarelli.
Il frate è indagato per un nuovo episodio, un abuso ai danni di una ragazzina di 16 anni che accusava disturbi nervosi.
I genitori pensavano che ci volesse un sacerdote e non un dottore e hanno scelto il prete dei cappuccini. Padre Anello, secondo la ricostruzione degli investigatori, le ha riservato lo stesso trattamento denunciato dalle altre vittime.
Palpeggiamenti nelle parti intime durante una cosiddetta «preghiera di guarigione», un rito che si sarebbe svolto in una stanza attigua alla chiesa dei Cappuccini.
La minore ha raccontato tutto ai familiari che poi si sono presentati agli agenti della sezione di polizia giudiziaria del tribunale per i minorenni, titolari dell’ inchiesta sul sacerdote.
Questo episodio, come scrive il Giornale di Sicilia, non era stato contestato nell’ordinanza di custodia a carico del prete, dato che quando è emerso gli atti erano già stati spediti al giudice per le indagini preliminari.
Il contesto e le circostanze sembrano essere molto simili alle altre violenze addebitate al sacerdote.
Genitori con istruzione modesta, che con ogni probabilità hanno scambiato un disturbo nervoso con una presunta possessione diabolica.
E poi il comportamento del sacerdote. La giovane accolta dentro una stanza a pochi passi dalla parrocchia di piazza Cappuccini, il «rituale liberatorio» che prevedeva preghiere ma anche palpeggia menti, in questo caso sul seno e sul fondo schiena.
Tutti atti necessari, sosteneva il prete, per cacciare via il demonio dal corpo della minore, ma che per l’accusa costituiscono dei veri e propri abusi sessuali.
Riguardo alle accuse, il prete fino ad oggi non ha mai fornito la sua versione dei fatti. Quando è stato interrogato dal giudice subito dopo l’ arresto, ha preferito restare in silenzio. I poliziotti durante la prima fase delle indagini lo avevano però sentito come persona informata sui fatti.
Stavano svolgendo accertamenti sul tenente colonnello Muratore, una sorta di «esorcista fai da te» accusato di cinque violenze. E dopo una serie di interrogatori di fedeli e loro familiari era saltato fuori il nome di padre Anello. Convocato dagli agenti, il suo atteggiamento a quanto pare lasciò alquanto perplessi gli investigatori. Sarebbe apparso nervoso e reticente, ansioso di andare via.
Avrebbe anche detto che durante i riti era normale toccare ripetutamente i fedeli e anche questo dettaglio non convinse affatto i poliziotti. Così scattarono le indagini pure sul suo conto e con il passare dei giorni saltarono fuori le testimonianze di alcune donne che misero a verbale la loro esperienza con il sacerdote.
Ad alcuni di questi rituali hanno assistito parenti e in un caso anche un fidanzato della presunta posseduta. Sia lei che lui hanno poi raccontato agli investigatori le invocazioni del frate cappuccino e subito dopo i massaggi con un non meglio precisato olio miracoloso e poi i palpeggiamenti ed i veri e propri abusi. Oltre alle vittime delle violenze, i poliziotti hanno ascoltato anche diversi religiosi con i quali le donne si erano confidate. Tutti hanno ammesso di avere ricevuto queste confidenze, ma nessuno aveva mai contattato gli investigatori e adesso la loro posizione è al vaglio degli inquirenti.
Gli accertamenti della Procura – l’ inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Giorgia Righi – sono ancora in corso e non è escluso che si possa optare per un incidente probatorio, in cui eventualmente cristallizzare le dichiarazioni delle presunte vittime. È probabile che, come spesso accade con i reati di cui sono accusati Muratore e Anello, al termine delle indagini il pubblico ministero opti per una richiesta di giudizio immediato, che riduca i tempi del processo, consentendo di saltare l’ udienza preliminare.
I due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante l’ interrogatorio seguito al loro arresto e allo stato non si conoscono eventuali ricostruzioni alternative a quelle (gravissime) sostenute dalla Procura.

http://palermo.blogsicilia.it/unaltra-ragazzina-violentata-da-padre-anello-durante-la-preghiera-della-guarigione/362743/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.