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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » La disinformazione criminale de Il Tempo: «La pedofilia nella Chiesa è tutta colpa dei gay e di papa Francesco»

La disinformazione criminale de Il Tempo: «La pedofilia nella Chiesa è tutta colpa dei gay e di papa Francesco»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Ottobre 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Ciclicamente l’integralismo cattolico è solito alimentare odio contro i gay nel tirare fuori la solita bugia che riguarderebbe una correlazione tra omosessualità e pedofilia. Si tratta di una correlazione che è stata statisticamente smentita, ma che viene fomentata da tutti quei personaggi che hanno una convenienza politica ed economica nel fomentare una disinformazione criminale che potrebbe dar potere alle potentissime lobby di estrema destra statunitense e alle loro mire totalitariste per l’imposizione di una sharia cristiana che porti allo sterminio di chiunque non si uniformi al loro pensiero unico.
A fomentare questa disinformazione criminale è anche Il tempo di Roma, un quotidiano che ha avuto il coraggio di dare spazio alle folli teorie di Roberto de Mattei, ossia il proprietario di una lunga lista di realtà omofobe come Corrispondenza Romana, Nocristianofobia eRadici Cristiane. Ma non solo, De Mattei risulta anche un personaggio che ha preso parte ai summit di Putin destinati agli integralisti di estrema destra a cui è stato affidato il compito di distruggere l’Unione Europea per favorire il progetto di una nuova realtà geopolitica che veda l’Europa e l’Asia sottomesse a Mosca.

In un articolo pubblicato il 12 ottobre 2016 da Corrispondenza Romana viene spiegato il senso dell’articolo che Roberto de Mattei ha pubblicato sulle pagine de Il Tempo l’8 ottobre 2016;

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Il quotidiano Il Tempo di Roma, diretto da Gian Marco Chiocci ha pubblicato, l’8 ottobre, un’ampia inchiesta dedicata alla diffusione della pedofilia nel clero italiano. Un triste fenomeno che vede finora 130 sacerdoti condannati e 100 sotto processo. Per sradicare il fenomeno, ha dichiarato don Nicola Bux, in un’intervista allo stesso quotidiano, «bisognerebbe avere il coraggio di dire che la pedofilia è connessa all’omosessualità. Tutti lo negano, ma gli studi e gli esperti affermano che è così». 

Si passa poi a sostenere che la pedofilia nel clero sia stata combattuta solo da benedetto XVI e che Papa Francesco l’abbia sottovalutata in virtù di una tolleranza eccessiva verso i gay che secondo De Mattei sarebbero la causa di ogni male:

La diffusione della pedofilia nel clero è una delle tante manifestazioni della profonda crisi morale esplosa negli ultimi decenni all’interno della Chiesa. Benedetto XVI, che nella Via Crucis del 2005 denunciò la «sporcizia nella Chiesa», in molte dichiarazioni, tra cui la Lettera ai cattolici di Irlanda del 19 marzo 2010, si è sempre espresso per una linea di estremo rigore contro gli abusi del clero, sottolineando l’urgenza di una riforma morale della Chiesa. […] Inoltre, secondo il sociologo Philip Jenkins, uno dei principali studiosi della pedofilia nel clero, il tasso di sacerdoti condannati per abusi su minori varia, a seconda delle aree geografiche, dallo 0,2% all’1,7% del totale, mentre per i ministri protestanti va dal 2 al 3%. Negli Stati Uniti, in particolare, la presenza di pedofili è da due a dieci volte più alta tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici.
La statistica è importante perché, dal momento che i pastori protestanti si sposano, dimostra che il problema non è in alcun modo legato al celibato dei sacerdoti. Un altro studio del John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, citato dal sociologo Massimo Introvigne, attesta che oltre l’80% dei preti incriminati per pedofilia risultano di orientamento omosessuale.
Il che, se non stabilisce l’equivalenza tra omosessualità e pedofilia, conferma che la soluzione del problema non sta nel matrimonio dei preti. Va anche detto che all’interno della Chiesa cattolica, si è diffusa una cultura relativista ed edonista ed esistono oggi seminari, collegi, istituti religiosi, in cui l’omosessualità, o almeno una tendenza omosessuale, è considerata come irrilevante dal punto di vista morale e pacificamente tollerata. Ma l’omosessualità che a differenza della pedofilia non è un reato, resta un peccato grave per la Chiesa cattolica e la sua diffusione all’interno del clero dovrebbe provocare nelle gerarchie ecclesiastiche un allarme che finora è mancato.
Il vero problema sta nel fatto che la crisi morale della Chiesa si accompagna alla sua crisi dottrinale. La Chiesa invece di convertire il mondo alla legge del Vangelo, sembra voler piegare il Vangelo alle esigenze del mondo. E’ la strada che pare indicare l’Esortazione Amoris laetitia di papa Francesco, il cui equivoco di fondo sta proprio in questo: l’illusione che, accogliendo con “misericordia” le tendenze amorali della cultura contemporanea, sia la società e non la Chiesa a rinunciare alla propria identità.

Chiaramente i dati citati da De Mattei sono falsi. In questo articolo di disinformazione viene riproposta la medesima teoria sostenuta ad agosto da Mario Afdinolfi, anche se in entrambi i casi si è dinnanzi ad una bugia volta a creare odio sulla base di mera menzogna: il John Jay College ha infatti rilevato che none esiste alcuna correlazione, affermando nero su bianco che «la ricerca ha evidenziato come non esista alcuna prova statistica che i preti gay abusino i minori più dei preti eterosessuali».
Sarà che la disinformazione delle lobby neofasciste è solita creare una falsa realtà e continuare a ripetere false teorie allo scopo di ingannare i bigotti che magari non andranno a verificare ciò che viene propinato loro nel nome di Dio, ma l’evidenza è assai diversa. Ed è altrettanto falso voler liquidare con qualche dato la questione degli effetti devastanti del celibato obbligatorio che la Chiesa ha imposto ai preti a partire dal XII secolo, dato che evidenze schiaccianti parrebbero dimostrare che vi sia una correlazione significativa con la pedofilia.

Ma forse, il tema più importante è l’attacco a Papa Francesco a fronte dello scisma che laFondazione Lepanto (ossia l’organizzazione di Roberto de Mattei) e i lefebvriani (praticamente sinonimo di Forza Nuova e di ProVita) vorrebbero nel nome dell’odio contro gay, immigratati e chiunque fosse sgradito al Terzo Reich. Perché qui Dio non c’entra nulla, c’entra la geopolitica e c’entra il potere: Dio è solo uno strumento da sfruttare come arma politica per ottenere l’approvazione di chi segue chiunque citi a casaccio un qualche versetto biblico decontestualizzato o che cita a casaccio un qualche prete (non è un caso se Cascioli, Amato o Brandi siano soliti infarcire i loro articoli di nomi di preti,, quasi come se ciò bastasse a rendere “cristiana” la loro crociata di morte per profitto politico e anti-cristiano).

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http://gayburg.blogspot.it/2016/10/la-disinformazione-criminale-de-il.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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