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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Indonesia, il parlamento approva la castrazione chimica per i pedofili

Indonesia, il parlamento approva la castrazione chimica per i pedofili

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Ottobre 2016
in World
Reading Time: 3 mins read
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Votata una legge che inasprisce le sanzioni: si va da un minimo di dieci anni di carcere alla pena di morte. La decisione è stata però accolta tra le proteste di gruppi per la difesa dei diritti umani e l’associazione dei medici per cui la somministrazione dei castranti viola l’etica professionale. Secondo il quotidiano Sydney Morning Herald, l’hub turistico di Bali è una delle mete preferite a livello mondiale dai turisti del sesso minorile, superando Thailandia, Filippine e Malesia.

Il parlamento indonesiano ha approvato all’unanimità una legge che inasprisce le pene per i colpevoli di abusi sessuali su minori: si va da un minimo di 10 anni di carcere alla pena di morte. Nel provvedimento le sanzioni per i crimini sessuali vengono inasprite anche da una serie di pene aggiuntive come la pubblicazione delle identità dei colpevoli. Viene inoltre dato il via libera a misure punitive come la castrazione chimica e l’impianto di chip elettronici per l’identificazione e il controllo dei condannati in libertà condizionata.

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Il governo di Giacarta è già al lavoro – riferisce il Jakarta Post – per stilare una serie di norme a sostegno della nuova legge sulla violenza sessuale contro i bambini. Yohana Yembise, ministra per l’empowerment (consapevolezza, ndr) delle donne e la protezione dei bambini ha espresso ottimismo sull’efficacia della nuova legislazione: “Ci siamo dotati delle norme più dure contro gli assalitori”. La decisione è stata però accolta tra le proteste di gruppi per la difesa dei diritti umani e l’associazione dei medici per cui la somministrazione dei castranti viola l’etica professionale.

La proposta di emendamento della legge del 2002 è stata presentata a maggio scorso dal presidente Joko Widodo, conosciuto in patria con il nome di “Jokowi“. Il governo aveva quindi emesso un Perppu (acronimo dell’espressione che in indonesiano sta per “Decreto governativo con valore di legge”) per dare un segnale forte nella lotta contro i sempre più ricorrenti episodi di violenza sessuale ai danni di minorenni. Secondo quanto dichiarato allora da Jokowi, il documento aveva l’obiettivo di fornire ai giudici più libertà di emettere sentenze più dure contro i reati sessuali sui minori e aumentare l’effetto di deterrenza della legislazione vigente.

Poche settimane prima, ad aprile, poco lontano da un piccolo villaggio dell’isola di Sumatra, una studentessa di 14 anni,Yuyun, era stata assalita da un gruppo di quattordici persone, quasi tutti ragazzi di età inferiore ai 18 anni, mentre tornava a casa, trascinata nel bosco, stuprata e uccisa. La giovane era stata poi trovata morta in un fossato tre giorni più tardi. La stampa nazionale aveva inizialmente dato poco peso al caso. Di lì a poco però era iniziata una campagna sostenuta da gruppi di attivisti per i diritti delle donne e dei minori che aveva portato il caso all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, lanciando un hashtag su Twitter:#NyalaUntukYuyun, una fiamma per Yuyun. I rappresentanti di20 organizzazioni non governative avevano infine lanciato un appello al presidente perché portasse avanti un’azione decisa contro i crimini a sfondo sessuale. Secondo i dati diffusi da uno dei gruppi di attivisti, più di 40 donne, 7 delle quali minorenni, sono state uccise da uomini nei primi cinque mesi del 2016.

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Alla prevenzione a livello locale si aggiunge poi la lotta del governo allo sfruttamento dei minori nell’industria del sesso localeche attira sempre più turisti stranieri. Secondo il quotidiano australiano Sydney Morning Herald, l’Indonesia, e in particolare lo hub turistico di Bali, è anche una delle mete preferite dai turisti del sesso minorile – soprattutto provenienti dall’Australia – superandoThailandia, Filippine e Malesia. A gennaio di quest’anno,Robert Andrew Fiddes Ellis, cittadino australiano 70enne, è stato arrestato dalla polizia indonesiana a Bali con l’accusa di essere parte di un circolo internazionale di prostituzione minorile. Secondo l’accusa, l’uomo attirava a sé bambini di strada con regali e donazioni in denaro per poi violentarli nel bagno della sua abitazione. L’uomo è ora in attesa di processo, ma potrebbe essere risparmiato dalle pene aggiuntive per la non retroattività del provvedimento approvato oggi dal parlamento.

Di Marco Zappa

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/15/indonesia-il-parlamento-approva-la-castrazione-chimica-per-i-pedofili/3096183/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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