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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » «Se parli finisci all’inferno». Minorenne inchioda il parroco: «Mi violentava»

«Se parli finisci all’inferno». Minorenne inchioda il parroco: «Mi violentava»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Settembre 2016
in Lombardia
Reading Time: 2 mins read
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Il prete ha rigettato le accuse del minorenne: «Sono tranquillo e non ho assolutamente fatto nulla».

Non si è tirato indietro. E a fatica (evidentemente provato) ha ripercorso e ribadito punto per punto la sua versione. Confermando anche davanti al gip Giovanni Pagliuca le accuse a quel sacerdote che, invece di aiutarlo ad affrontare il suo percorso spirituale di catechesi indispensabile per conseguire il battesimo, avrebbe ripetutamente abusato di lui: la ricostruzione delle presunte violenze sessuali a carico di don Angelo Blanchetti, adesso, sono state cristallizzate anche in sede di incidente probatorio. Quindi, fonte di prova utilizzabile a tutti gli effetti nel corso di un eventuale processo – racconta il Corriere della Sera.

Parroco di Corna di Darfo e di Bessimo, 55 anni, il prete è finito agli arresti domiciliari su ordinanza del gip il 14 giugno scorso con la pesantissima accusa di violenza sessuale su minore: un ragazzino che ha compiuto 14 anni due mesi prima, in aprile. E che ha trovato il coraggio di confidarsi e raccontare tutto a un pastore milanese prima che agli inquirenti bresciani coordinati in fase di indagine dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani. Stando al suo racconto il minore avrebbe subito addirittura per un paio di anni: da gennaio 2015 fino al 31 maggio scorso. Violenze che si sarebbero consumate nella piccola cucina di don Angelo: almeno due rapporti intimi al mese, ha detto il ragazzino. Una ricostruzione avvalorata peraltro dai riscontri recuperati dagli investigatori: la coperta imbottita che a detta della presunta vittima il sacerdote era solito adagiare per terra (sotto sequestro ne è finita una identica a quella descritta dal 14enne), ma anche le confezioni di preservativi recuperati in cassaforte così come le creme lubrificanti.

«Se parli guarda che finisci all’inferno», altro che battesimo, avrebbe intimato don Angelo al minore. Ma lui non ci sta e rigetta le accuse: «Non c’entro nulla con questa storia» ha detto il parroco, dicendosi «tranquillo» anche in relazione al sequestro del suo computer da parte dei carabinieri. Il ragazzino non sarebbe peraltro l’unica vittima. Nel corso dell’inchiesta è emerso un «super testimone» che nero su bianco, nella pagina virtuale del suo profilo, ha raccontato la sua storia. Precisando di essere «ancora in cura, da anni» per quanto vissuto: «Ne avevo nove quando ho subito gli abusi, adesso ne ho 35». Nome e cognome, lo ha scritto su Facebook un ragazzo camuno, una volta scoppiato il caso. Dopo tanto tempo, convocato in caserma, ha ricostruito a sua volta i presunti abusi da parte di don Angelo (che all’epoca aveva 29 anni ed era viceparroco ad Artogne) ripercorrendo con estrema fatica e dolore il suo passato. Ai militari ha raccontato peraltro di averli in un certo senso «rimossi», quegli abusi. Fino al momento in cui, in concomitanza con un episodio che gli avrebbe causato un forte choc, ci ha fatto i conti. In maniera molto nitida. E identico, pur a oltre 20 anni di distanza, sarebbe il modus operandi del sacerdote: «Mi faceva sdraiare su una coperta imbottita nel suo ufficio…» ha raccontato anche il 35enne. Troppo precisa nei dettagli (oltre che emotivamente partecipata) la sua ricostruzione – secondo gli inquirenti – perché si tratti di suggestione. Di queste violenze don Angelo Blanchetti non potrebbe essere accusato: 26 anni dopo il reato è ampiamente prescritto. Ma resta un ragazzino di 14 anni, che conferma gli abusi sessuali.

http://www.internapoli.it/47764/lo-scandalo-se-parli-finisci-allinferno-minorenne-inchioda-il-parroco-mi-violentava
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.