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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assolto » Il parroco e la quattordicenne Una sentenza scatena il web

Il parroco e la quattordicenne Una sentenza scatena il web

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Settembre 2016
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 3 mins read
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La legge dice che una ragazzina di 14 anni può fare sesso con un uomo molto più maturo di lei, diciamo di 40 anni, che magari è persino il parroco del suo paese. Purché non sia psichicamente minorata. È successo a Portocannone in provincia di Campobasso, dove queste cose difficilmente le capiranno. E anche qui a Roma si fa fatica. Così la diffusione on line delle motivazioni di una sentenza di proscioglimento che lo scorso giugno aveva assolto un parroco dall’accusa di violenza sessuale su una quattordicenne molisana, definita «innamorata e consenziente», ha scatenato ieri una marea di commenti tra l’indignato e l’incredulo su tutti i social network. A giugno la stessa notizia era andata su internet passando quasi inosservata. Ieri invece si è scatenata «Laretedelabuso.org» rilanciandola sul proprio sito. «Retelabuso.org» è un’organizzazione nata con lo scopo sociale della lotta senza tregua, specie mediatica, ai crimini e agli abusi dei preti pedofili. Il tutto mediante un monitoraggio costante e completo delle decine di casi segnalati ogni anno in quasi tutte le regioni d’Italia. Don Marino Genova, il caso venuto alla ribalta ieri, aveva intrattenuto una relazione sessuale con una minorenne rimasta orfana quando quest’ultima aveva compiuto i 13 anni di età, nel 2009. Relazione durata anche per l’anno successivo. Questa la storia del come e del perché la ragazza alla fine denunciò il parroco: l’«amore» per quel prete le aveva provocato disturbi fisici tra cui l’anoressia e a 17 anni non riusciva più ad andare a scuola. Ma per il giudice dell’udienza preliminare di Larino, competente per il paesino di poche migliaia di anime in cui vive la ragazza, «era amore». E la legge dice che una ragazzina di 14 anni può farlo con chi vuole purché non sia incapace di intendere e di volere. Tuttavia nella denuncia presentata la ragazza G.V., oggi maggiorenne, faceva riferimento a una ipersensibilità alla presenza di un uomo adulto avendo perso il padre da poco. Il prete, scrive il magistrato nella motivazione di questa sentenza rilanciata on line da «Retelabuso» con un articolo di Francesca Lagatta, era «innamorato», la bambina era «consenziente», e almeno per quel che è successo dopo il compimento del 14esimo anno va bene così. Per i reati eventualmente consumati prima si vedrà in altro procedimento per cui don Marino Genova è stato rinviato a giudizio. Ma a piede libero. D’altronde anche la Chiesa, cui si erano rivolti i parenti della piccola, si era limitata a sospenderlo a divinis per due anni dopo averlo in precedenza trasferito in altra parrocchia. Per prosciogliere don Marino il gup scrive che «… va osservato che il Genova non era uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della V. (se non quello generale di una ragazzina rispetto a una persona di 40 anni più grande e socialmente più autorevole; occorrerebbe allora incriminare una molteplicità di rapporti anomali che la società presenta) nient’affatto evidente alla cognizione del profano, apparendo la predetta persona di normale maturità per la sua età, per la quale la legge definisce la capacità di autodeterminarsi sessualmente… e tanto è riscontrato anche nelle indagini difensive svolte dalla difesa del Genova attraverso l’escussione di Acciaro Fulvia insegnante in pensione che ha aiutato la ragazza privatamente nello studio delle materie scientifiche e che l’ha definita persona determinata niente affatto plagiabile e intellettualmente molto capace». Tanto sembra essere bastato, in questa sentenza di archiviazione su conforme richiesta del pm, per escludere la soggezione psicologica di una 14 enne orfana rispetto a un religioso che le si era presentato come guida spirituale. La generica testimonianza di un’insegnante che le dava ripetizioni, ora in pensione. Certo non si può negare agli adolescenti una propria sessualità, ma un prete di 55 anni e un’orfana di 13 e poi di 14 che coppia di innamorati mai potevano essere? Probabilmente i parenti l’avranno anche convinta, se non spinta, ad affrontare il «rischio» dello scandalo di una denuncia penale contro il parroco. Pochi però si sarebbero immaginati questo primo colpo di scena.

Dimitri Buffa

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http://www.iltempo.it/cronache/2016/09/09/il-parroco-e-la-quattordicenne-una-sentenza-scatena-il-web-1.1571861

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.