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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Antonio Scordo » TI HANNO STUPRATA? TI ASSOLVO DEI LORO PECCATI.

TI HANNO STUPRATA? TI ASSOLVO DEI LORO PECCATI.

Quando il prete è colpevole quanto le bestie del branco. Storiaccia turpe violenta brutale e sevizie ad una Bambina.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Marzo 2016
in Calabria
Reading Time: 11 mins read
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Una storia per stomaci forti, da torcere le budella quella raccontata da Graziella Proto nel suo mensile “Le Siciliane”. Ringraziamo fervidamente, Graziella, per il privilegio accordatoci, per la pubblicazione su Laspiapress, raccomandando ai nostri lettori di tenere duro se vogliano arrivare fino alle conclusioni. ID

CARO FRANCESCO, QUANTA STRADA ANCORA DA PERCORRERE!

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Estratto editoriale delle “Siciliane”

Apriamo questo numero con una storia forte. La storia di uno stupro di gruppo ai danni di una ragazzina di tredici anni. Una storia turpe, violenta, brutale. All’interno di una piccola collettività ove tutto ruota attorno alla chiesa guidata a quell’epoca da don Antonio Scordo.Mentre chiudiamo questo numero ci giunge notizia che don Antonio Scordo,ex parroco di San Martino di Taurianova, è stato condannatoin secondo grado. La Corte d’Appello di Reggio Calabria infatti ha confermato la condanna in primo grado ad un anno di reclusione per falsa testimonianza a carico del parroco e suor Mimma Rizzo. A questi due soggetti la ragazzina di tredici anni aveva chiesto aiuto dopo aver subito violenze dal branco.

Innanzi ad una richiesta di questo tipo sono sicura che chiunque si sarebbe prodigato, questo parroco si è rifiutato. Non solo, anni dopo al processo contro gli stupratori – suoi parrocchiani – testimonierà contro la ragazza.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Don Abbondio insegna, certamente,ed è indiscutibile che alcuni ceffi coinvolti avessero a che fare con la ’ndrangheta,ma il nostro don Abbondio di fatto ha consegnato per tre lunghissimi anniquella ragazzina al branco di bufali imbestialiti. Ricevendone anche promozioni dal vescovo Melito, che lo ha nominato – elogiandolo – delegato per i rapporti con le organizzazioni laicali e parroco dell’importante Duomo di Gioia Tauro.

Caro Francesco quanta strada ancora da percorrere nella tua chiesa!

di Graziellla Proto 

“Il 6 febbraio scorso la Cassazione ha confermato le condanne per gli stupratori di Anna Maria. Vecchi e nuovi. Adulti e minorenni. Una storia turpe, di sregolatezze, abuso e violenze su una ragazzina che aveva tredici anni e tanti sogni da inventare e realizzare. Dal marzo 1999 per ben tre anni, il branco, ha continuato a violentarla. Certo la paura, la sudditanza psicologica, l’assoggettamento con la pistola o col coltello… la minaccia che le avrebbero sparato o l’avrebbero bruciata viva. Dopo tre anni la richiesta degli aguzzini di portare agli incontri anche la sorella minore. Anna Maria non ci sta e denuncia i suoi stupratori, tra cui alcuni malavitosi. Tutto il paese – connivente – le si ritorce contro. Minacce e insulti per lei e la sua famiglia. Ma lei non si ferma. Una grande avvocata, tante associazioni a sostenerla e il 6 febbraio 2016 la Cassazione ha confermato le ultime condanne. “Adesso dovranno credermi tutti”, ha dichiarato Anna Maria, che dal 15 luglio 2010 vive sotto protezione in località segreta.

Anna Maria nel 1999 aveva appena tredici anni.

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Tredici, semplici, ingenui, anni.

Frequenta la terza media con buoni risultati, va regolarmente in chiesa e fa parte del coro. Gioca come qualsiasi altra ragazzina della sua età. Come qualsiasi altra adolescente coetanea aspetta di diventare una signorina. Crea i suoi primi sogni.

È piccolina, rotondetta, ha bella carnagione e le lentiggini. Gli occhi scuri e vivaci. Capelli setosi. Li cura parecchio, uno dei suoi sogni sarebbe diventare parrucchiera. Il suo mondo è tutto lì in quel paese che l’ha vista nascere, dove sta crescendo. San Martino di Taurianova. Un puntino sulla punta dello stivale a circa 60 km da Reggio Calabria. Poche strade, parecchie manco asfaltate, case basse e poco rifinite. La chiesa, la piazza, la bottega degli alimentari. Un bel profumo di mandarini. Duemila abitanti. Si conoscono quasi tutti.

L’11 marzo è il giorno del suo compleanno, quel giorno si fidanza con Domenico Cucinotta. Almeno lei è convinta di essersi fidanzata. Cucinotta ha circa vent’anni, sembra un bravo ragazzo, lavora alla fornace, le fa tanti complimenti, le dice “sei una bambolina”. Le attenzioni del ragazzo le fanno piacere, la fanno sentire importante. Al solo pensiero di un bacio un brivido le percorre tutta la schiena. Si incontrano quasi ogni giorno, si siedono sui gradoni della chiesa e parlano. Veramente parla lui, lei lo ascolta incantata.

Dell’incontro con Cucinotta – a distanza di anni – Anna Maria ricorda tutto: le parole, il suono della voce, il tono accarezzante, gli occhi dietro gli occhiali scuri… il brivido lungo la schiena e le farfalle allo stomaco.

Dopo qualche settimana il suo fidanzato la invita a fare un giro in macchina. La ragazza non ha motivo di non fidarsi, di rifiutare… Domenico Cucinotta è sempre così gentile, premuroso. Su lui ha investito in sogni, quelli di tutte le ragazzine che si affacciano all’adolescenza. Le bambine non ancora donne.

Entra in macchina, vanno verso la campagna, ma quando la macchina si ferma scopre con stupore che lì ad aspettarli c’è qualcun altro. C’è anche Domenico Cutrupi. La guardavano, ridevano. Si abbassarono i pantaloni. La ragazzina era confusa. Non capiva “perché, il suo fidanzato che diceva di volerle bene le facesse questo”. I due uomini consumarono un rapporto orale. Ai tentativi di ribellione della ragazza il Cucinotta la schiaffeggiò minacciando di farle del male se non avesse ceduto ed inoltre di ammazzare lei e far del male alla sua famiglia se ne avesse parlato con qualcuno. Era il suo fidanzatino.

Dopo qualche settimana, in chiesa stanno preparando i canti di Pasqua. Anna Maria è molto concentrata su questo avvenimento, inoltre avrà un momento tutto suo, canterà un pezzo da sola.

La sera della vigilia di Pasqua – il 3 aprile del 1999 – esce da casa per andare in chiesa per le prove. Lì ad aspettarla trova Cucinotta nascosto dal buio della navata. Il ragazzo con la faccia pentita, le chiede scusa, le chiede di uscire con lui… fuori ha la macchina.  Lei tentenna, lui insiste.

COSÌ DIVENTI GRANDE

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

Tutte le donne – almeno una volta nella vita – hanno sperimentato come e quanto siano convincenti gli uomini quando insistono e lei non era ancora nemmeno una donna. Solamente una ra-ga-zzi-na. Tredicenne, ingenua, credulona…  Si fidò. Salì in macchina con lui. Il suo fidanzato. Non pensò al padre che si sarebbe arrabbiato se lo avesse scoperto. Non ricordò più le prove del coro, l’Ave Maria…

Si pentì amaramente subito dopo. Il presunto innamorato in macchina cambiò tono ed espressione. Divenne aggressivo e lanciò la macchina a tutta velocità. Lei si spaventò, implorò, scoppiò a piangere. Supplicò di lasciarla andare ma già erano arrivati alla casa dal cancello verde. Ad attenderli gli amici. Due già conosciuti, Domenico Cutrupi e Domenico Iannello; quest’ultimo vedendo che lei non voleva scendere dalla macchina e che piangeva la prende per i capelli e la tira giù; suo fratello Michele e Cutrupi la tirano dentro e la buttano sopra il tavolo. Domenico Iannello la tiene per le braccia, suo fratello Michele per le gambe, il suo innamorato Cucinotta le tappa la bocca… forse per il troppo amore…

L’avevano stuprata a turno. Incitandosi l’uno con l’altro. Urlando “zitta che ti piacerà”. Incazzandosi perché la ragazzina piangeva. “Così diventi grande”, le disse qualcuno.

“Sentivo solo i dolori”, racconterà anni dopo. Il mondo si era fermato. Il suo cuore si era bloccato. Nessuno si accorgerà di nulla. Nessuno leggerà il suo sgomento. Nessuno udrà il suo dolore. Nessuno saprà. Solo lei sa che l’hanno minacciata. Mentre la stupravano, mentre lei cercava di mordere e urlare qualcuno le disse “Se racconti qualcosa a tuo padre uccidiamo te e lui e tutta la tua famiglia”.

La sua famiglia… La madre Aurora fa i servizi, esce la mattina e ritorna la sera. Quando arriva a casa è troppo stanca per osservare, vedere, capire. Rendersi conto. Il padre è impegnato a sbarcare il lunario. Oggi carrozziere domani tuttofare.

Adesso sarà lei che dovrà proteggerli. Ma ha solo 13 anni!

Verrà detto negli atti: “Delicatissimi anni della prima adolescenza in cui più facile è piegare e indirizzare l’anima della persona … senza riferimenti familiari o sociali che potessero aiutarla a resistere alle pressioni e alla volontà di soggetti tanto più grandi di lei e che si ponevano come suo unico riferimento coartandola con violenze o minacce o blandendola con l’inganno”.

Nella Pasqua del 1999, fra il pranzo della domenica, la pasquetta, la vergogna che la divorava, il terrore di ciò che potrebbe accadere, decide di rivolgersi al prete don Antonio Sconzo. Lo conosce da sempre. È là per aiutare i suoi parrocchiani. Anna si violenta ulteriormente e gli racconta tutto l’accaduto. Non vuole la confessione, vuole che lui la ascolti, la consigli, la aiuti. Forse se lui parlasse con quel branco di bestie, forse… forse… Mentre la febbre la divora, gli dice cosa le accaduto, chi è stato, fa nomi e cognomi… a San Martino si conoscono tutti o quasi tutti. Abitano tutti sulla stessa strada in via Garibaldi o al massimo nella stradina successiva. Loro e le loro famiglie sono lì.

DON SCORDO E SUOR MIMMA

“Ti assolvo dei tuoi peccati – le dice il parroco – ma io non ho colpa”, insiste Anna. Ripete, chiede spiegazione, nulla. “Non puoi fare uno scandalo, nemmeno tu sai cosa è successo … Ti Assolvo.

Questo prete si chiama don Scordo e sarebbe veramente opportuno che nessuno lo scordasse.

Tuttavia bisogna dire che don Scordo qualcosa l’ha fatta: affidò la ragazzina a suor Cosima Rizzo, per tutti suor Mimma, che dopo averle fatto il test di gravidanza tentò di metterla in una casa d’accoglienza dove venne rifiutata, perché lì, c’erano ragazze senza macchia, mentre lei…                                                                                      

Don Scordo è stato condannato a un anno di reclusione per falsa testimonianza. In tribunale dopo il giuramento racconterà che la ragazza sotto confessione gli ha detto non di avere subito violenza ma che ha parlato di un “fastidio arrecato” di natura sessuale… d’altronde lei è sempre stata una ragazza facile e provocante… ai ragazzi gli soffiava dietro l’orecchio. Anche la suora avvalorerà questa tesi aggiungendo che era una ragazza esibizionista.

Esibizionista! Aveva compiuto 13 anni qualche settimana prima!

Una condanna sospesa, cosa che non ha impedito al Vescovo Milito promozioni ed elogi per don Scordo. Fatto molto contestato a suo tempo dall’associazione AutonoMia con una lettera sottoscritta da una miriade di altre associazioni. È di queste ore la notizia che a don Scordo è stata riconfermata la condanna.

Col suo grave silenzio e il suo ti assolvo dai peccati (loro), Don Scordo “ributtò” Anna Maria tra le grinfie dei suoi aguzzini, permettendo così che abusassero di lei per altri tre anni, fino alla sua denuncia. E dato che in paese tutti si conoscevano anche il prete – probabilmente – conosceva quei bravi ragazzi. Probabilmente frequentavano anche la chiesa.

Dopo quel giorno, ripetutamente la prelevano con la macchina, la nascondono sotto i sedili o la coprono con i giubbotti per non farla vedere. Dove la portano? L’appartamento di una delle bestie o una stalla o un casolare. La danno in prestito o per ricambiare un favore. Una comitiva che aumentava sempre più. Persone conosciute o meno. “Anche tu qui?”, chiede Annamaria una volta ad uno di loro. “Tutti sì e io no?”, le rispose il tizio. Era Serafino Trinci, il papà di uno dei suoi compagni di scuola. Amico dei suoi genitori. Ma anche amici degli amici. La prendono e la lasciano, se la riprendono, a volte singolarmente altre tutti presenti, si incitano gli uni con gli altri. A volte ne approfittano per masturbarsi. Un inferno. In totale solitudine.

Una volta Domenico Iannello – in sostanza il capo, quello che decideva tutto, gli incontri, con chi, dove, perché – organizza un incontro con Giuseppe Chirico, Fabio Piccolo, Domenico Cutrupi. Lei piange, urla e si dimena. Iannello Domenico, prende la sua cinta dei pantaloni e gliela stringe ai fianchi, più lei piange più lui stringe. Con dello spago le lega le mani. Quando si calmò la slegò. Tutti abusarono di quel corpo. Prima Iannello, poi Cutrupi, poi Chirico… buttale dell’acqua addosso, gli dicevano, lavala… pizzicotti, schiaffi… L’orrore continuò, finché Domenico Iannello prese un coltello e sempre innanzi a tutti le disse “tu sai cosa ti voglio dire”, e Anna Maria promise di non dire nulla a nessuno.

LE BESTIE E LA COMUNITÀ CONNIVENTE

Lei fin dall’inizio ha avuto solo paura. Paura di più violenza, paura del giudizio del paese se lo avesse scoperto. Si isola da tutto e da tutti. Alla fine, per assurdo ha solo loro, i suoi carnefici. Una situazione kafkiana!

Gli psicologi scriveranno “accertata sudditanza psicologica nei confronti degli aguzzini”.

Una forma di schiavitù insomma. Un asservimento che le faceva sopportare violenze di gruppo, calci, pugni, pizzicotti e a volte anche morsi. Una volta Michele Iannello le scagliò contro un pezzo di bastone e le ruppe il dito del piede. Per non parlare di quando la legavano, per vincerne la resistenza. O di quando le davano pugni al ventre perché temevano che fosse incita.

Bestie. Bestie. Bestie.

Nel 2002, Anna Maria ha sedici anni. Finalmente la denuncia. Perché? La richiesta – si legge negli atti – da parte degli aguzzini di portare agli incontri anche la sorella che adesso aveva tredici anni.  Inoltre, farà mettere agli atti, non sopportava più di andare con loro e fare le porcherie che le chiedevano di fare ormai troppo gravi e umilianti.

Denuncia due volte, innanzitutto i primi quattro, Domenico Iannello, il capo, Michele Iannello, il fratello minore, che nonostante tutto sembrava il più gentile e qualche volta mentendo spudoratamente le aveva detto che l’avrebbe sposata, Domenico Crupi il più aggressivo, l’ex fidanzato Cucinotta che l’aveva iniziata, Serafino Trinci e Vincenzo La Torre. Domenico Iannello in particolare era quello che teneva il gioco, che organizzava, decideva, dava in prestito, la scambiava in cambio di favori. Ma il branco, a parte qualche variazione, era compatto. Da quel gruppo era urgente togliere la spina. Poi gli altri, quelli di cui aveva più paura. Quelli dai quali temeva le ritorsioni. Soggetti pericolosi per caratteristiche personali o perché più o meno legati  alla ’ndrangheta. Maurizio Hanaman, congiunto di un pericoloso latitante, Cianci, appartenente a famiglia mafiosa.

Quella volta Maurizio Hanaman e Antonino Cianci la nascosero nella macchina ma restarono nelle vicinanze, a pochi metri. Andarono a casa di Maurizio Hanaman che in quel momento era vuota. Quando la lasciarono Maurizio Hanaman le disse di stare attenta a quello che faceva. Cianci successivamente si porterà anche dei cugini minorenni ma non per questo meno violenti dei grandi.

Fin dall’inizio delle denuncie Anna Maria ha credibilità, tesi avvalorata dal CTU che scrive “memoria adeguata, dovizia di particolari nel narrato, povertà intellettuale tale da rendere poco verosimile una menzogna strutturata”.

Una narrazione di assoluta attendibilità per i toni, per lo squallore che ne trapela, per l’assenza di coloriture. Fatti e circostanze tali da sembrare inverosimili. Una ragazzina senza particolari doti culturali o di immaginazione non li può inventare.

Inutile dire che le difese degli accusati le hanno tentate tutte. Un esempio, Domenico Cutrupi, che dalla ragazza viene indicato come uno dei più violenti, sostiene che lui sarebbe incapace di relazioni sessuali, a prova di ciò presenta un certificato medico dal quale si desume che la moglie è ancora vergine (!).

I giudici tengono a sottolineare che anche se Anna Maria fosse stata veramente vivace, con atteggiamento disinvolto sin da ragazzina e tale da poter indurre dei soggetti a ritenere la sua disponibilità (che può esservi stata in talune circostanze e con talune persone …), ciò non legittima certo che la stessa possa essere utilizzata come giochetto sessuale di gruppo. È reato.

Tutti condannati.

Tutto confermato dalla Cassazione.

“Adesso dovranno credermi tutti”.

Un grazie: all’avvocata Rosalba Sciarrone grande combattente; alle associazioni AutonoMia e Rita Atria che sono state vicine alla ragazza.

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