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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » andrea tornielli » Pell, gli abusi e quella mentalità da cambiare

Pell, gli abusi e quella mentalità da cambiare

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Marzo 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Pedofilia: emergono nuovi casi di vecchie coperture e omissioni negli Usa, mentre il cardinale Prefetto dell’Economia continua la sua deposizione. Le norme anti-pedofili ci sono, ma non bastano.

ANDREA TORNIELLI – CITTÀ DEL VATICANO

Mentre il meritato successo del film «Spotlight» sta riaccendendo i riflettori sulla nota triste vicenda delle coperture di cui hanno goduto per decenni i preti pedofili seriali in una delle diocesi più importanti degli Stati Uniti, quella di Boston, il cardinale George Pell, «ministro dell’Economia» vaticano, continua la sua deposizione a distanza di fronte alla Royal Commission del governo australiano. Nelle ultime ore nuove notizie da Oltreoceano: un report del gran jury reso noto ieri afferma che il vescovo emerito di Altoona-Johnstown, Joseph V. Adamec, e il suo predecessore James J. Hogan, hanno coperto abusi su minori avvenuti negli ultimi quarant’anni. I crimini di almeno cinquanta sacerdoti o religiosi coinvolti sarebbero stati «sistematicamente nascosti per proteggere l’immagine della Chiesa».

Ancora ombre inquietanti che emergono dal passato e che raccontano sempre la stessa storia, la stessa che va in scena nel set della videoconferenza con la Royal Commission australiana: vescovi che sapevano e hanno taciuto per non creare scandalo. Preti pedofili seriali trasferiti di parrocchia in parrocchia senza che chi aveva il dovere di fermarli lo facesse. Una patina di silenzio, di omertà, di generale sottovalutazione. E, ciò che è peggio, una totale mancanza di sensibilità verso le vittime di questi «sacrifici diabolici», come li ha definiti senza mezzi termini nei giorni scorsi Papa Francesco sul volo di ritorno dal Messico.

Ora, fino a questo momento non è emersa alcuna vera «pistola fumante» contro il cardinale Pell. Non ci sono testimonianze inconfutabili dalle quali emerga che l’uomo chiave delle finanze vaticane fosse a conoscenza degli abusi commessi da prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale, e del fatto che questi venisse protetto e coperto dal vescovo di Ballart Ronald Austin Mulkearns.Pell, da sacerdote e collaboratore di Mulkearns, aveva preso parte a una riunione nel 1982, durante la quale si decise di trasferire per la sesta volta il pedofilo Ridsdale, ma continua a sostenere di essere stato all’oscuro delle vere ragioni del trasferimento, che il vescovo avrebbe tenuto per sé. «Non avevo ragione di volgere la mia mente al male che Ridsdale perpetrava», ha affermato il cardinale, suscitando la reazione indignata delle vittime, «non ero a conoscenza delle motivazioni del trasferimento». I giudici della Royal Commission su questo punto non appaiono troppo propensi a credergli, e affermano che «Pell non poteva non sapere»: affermazione destinata a rimanere debole dal punto di vista giuridico. Pell ha giurato sulla Bibbia di dire tutta la verità, ripete di non essere stato a conoscenza delle responsabilità di Ridsdale e finora non sono emerse evidenze in grado di smentirlo.

Questi trascorsi e queste accuse non erano ignote alla Santa Sede. Non è un mistero che Benedetto XVI avesse pensato di richiamare il porporato australiano arcivescovo di Sidney a Roma già nel 2010, come Prefetto della Congregazione dei vescovi, il dicastero che collabora con il Papa per designare i pastori delle diocesi. Gli venne preferito il canadese Marc Ouellet anche a motivo di quei trascorsi, che pur in mancanza di accuse provate e precise avrebbero comunque reso complicato il suo ruolo di selezionatore delle nuove gerarchie ecclesiali.

Ma l’assenza, fino a questo momento, di responsabilità precise non rende meno sconfortante il quadro che emerge e che va ben oltre la persona del cardinale Pell. Ancora una volta siamo messi di fronte a una realtà tremenda.Siamo di fronte a vescovi che, come nel caso di Mulkearns e ora dei due prelati statunitensi messi sotto accusa dal gran jury, invece di proteggere le vittime – bambini e bambine innocenti, violati nell’anima, «mangiati», segnati a vita da un peso insostenibile – hanno protetto i carnefici, permettendo di fatto a loro di continuare con i loro atti immondi.

È noto, e viene ripetuto in queste ore, che la Chiesa ha preso coscienza con grave ritardo del fenomeno, ma ha fatto pulizia. Questo è vero se ci si riferisce alle norme, alle leggi. Benedetto XVI, che da cardinale aveva dovuto ingoiare più di qualche rospo in quanto impossibilitato ad agire come avrebbe voluto dalle coperture offerte dalla corte wojtyliana (il caso Maciel docet), dopo essere divenuto Papa ha stabilito una legislazione d’emergenza. Da questo punto di vista, come istituzione, la Chiesa cattolica, che pure non ha mai avuto né la triste esclusiva né il triste primato su questo fenomeno, ha agito con fermezza e determinazione.

Ma c’è dell’altro. C’è altro che emerge dalle vicende di questi giorni, al di là delle responsabilità o delle mancate responsabilità personali di questo o di quel prelato. Le leggi e le norme non bastano, se non cambia la mentalità. Se i vescovi non comprendono che devono essere e comportarsi da padri innanzitutto per le vittime. Se non comprendono che il buon nome della Chiesa non si salva nascondendo, minimizzando, occultando. Si salva agendo, mettendo in condizione gli accusati di non nuocere in attesa di verificare la fondatezza delle accuse. Si salva manifestando paternità, vicinanza, accoglienza, assistenza alle vittime e alle loro famiglie. Non basta citare le statistiche, per affermare che la maggior parte degli abusi sui minori avviene in famiglia e che il fenomeno comunque interessa trasversalmente tante diverse comunità religiose.Papa Ratzinger ebbe il coraggio di presentare, attirandosi le critiche per lo più sommerse di molti sedicenti «ratzingeriani», il volto di una Chiesa «penitenziale», cosciente che il più grave e terribile attacco contro di essa arrivava dall’interno, dal peccato al suo interno, e non dagli attacchi esterni.

Che la mentalità non sia ancora cambiata e che tanto lavoro ci sia ancora da fare lo dimostrano i fatti di cronaca. Per rimanere all’Italia, dove il clericalismo è mentalità radicata e dove si vorrebbe far credere che il fenomeno quasi non esista, basta citare il caso avvenuto lo scorso dicembre – non nel dicembre 1970! – in una diocesi del Sud e riportata dai giornali locali. Un prete è stato fermato dai carabinieri mentre si trovava in auto con un ragazzino. Si è scoperto che gli abusi andavano avanti da anni e che il sacerdote aveva da tempo presentato al vescovo le dimissioni dalla parrocchia. Sono state rese note intercettazioni telefoniche nelle quali si sente il vescovo, a conoscenza delle accuse e dell’indagine, rassicurare il prete. È vero, le norme di sono. C’è bisogno di vescovi che le applichino.

https://www.lastampa.it/2016/03/02/vaticaninsider/ita/vaticano/pell-gli-abusi-e-quella-mentalit-da-cambiare-xwqiGBoaivNqk6dFUwD3RJ/pagina.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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