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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pell fa l’arrogante: “Il Papa mi appoggia”. Ma si mette male: gli contestano mancati provvedimenti

Pell fa l’arrogante: “Il Papa mi appoggia”. Ma si mette male: gli contestano mancati provvedimenti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Marzo 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Arrivato alle 22 in punto, ora italiana, all’Hotel Quirinale, il cardinale George Pell si è presentato per la seconda volta davanti ai membri della Commissione Reale australiana dopo le 4  ore di videoconferenza di domenica sera. La Sala Verdi appare oggi meno affollata e il ministro delle finanze vaticane prima di avviarsi alla sua postazione ha detto ai giornalisti di avere “il pieno sostegno del Papa”. Come è noto Papa Francesco e il cardinale Pell si sono incontrati faccia a faccia in Vaticano questa mattina, poche ore dopo la prima sessione del processo che si è concluso alle 2 della notte (ora italiana). Il Vaticano tuttavia non ha fornito dettagli sull’incontro di oggi.  Francesco in realtà – nel volo che lo riportava dal Messico – ha detto che “i vescovi che si sono limitati a trasferire i preti pedofili debbono dimettersi”. “E’ chiaro?”, ha domandato in quella circostanza ai giornalisti per rafforzare il concetto. E, fanno sapere gli inquirenti australiani, “può accettare le dimissioni forzate di Pell a giugno, se la Commissione Reale australiana affermerà il pieno coinvolgimento del cardinale nei provvedimenti di delocalizzazione che hanno interessato i sacerdoti sospettati di abusi su minori”. Infatti, ha affermato la responsabile dell’audizione  Gail Furness, “la Commissione Reale, esaminato il caso Ridsdale trasferito per 5 volte e considerata la posizione che l’attuale cardinale Pell ricopriva nel 1982, ritiene non plausibile che lui si dichiari all’oscuro dalle ragioni che avevano indotto il vescovo Ronald Mulkearns a questi provvedimenti.

“Se ci fossero oggi prove che le vere ragioni erano state dette nelle riunioni che facevamo, allora sarà plausibile quanto lei afferma. Altrimenti si tratta di sciocchezze”, ha replicato con una certa dose di arroganza Pell.  Il cardinale – che l’inglese Saunders, per questo messo in aspettativa nella Commissione vaticana per i minori,  ha recentemente definito “sociopatico” proprio per il suo distacco dal dolore degli altri – sembra non essere per nulla toccato dalla presenza di 15 vittime che gli contestano di non averle salvate dalle grinfie dei loro stupratori, mentre forse avrebbe potuto farlo semplicemnete aprendo gli occhi su quanto accadeva accanto a lui. E addirittura è arrivato a chiedere di poter suggerire alla Commissione che lo interroga “un diverso metodo di lavoro”. “Sappiamo noi cosa fare”, lo ha zittito la dottoressa Gail Furness, che ha aperto la seduta presentando una serie di prove che sono state fornite da una delle vittime che sarebbe stata abusata da padre Gerald Ridsdale accusato di aver commesso 130 abusi su bambini di età inferiore ai 14  tra i 1960 e 1980. Uno dei casi esaminati questa sera dalla Commissione Reale australiana riguarda infatti Paul Levey, rimasto vittima di abusi sessuali negli anni ’70 presso la parrocchia di Mortlake.

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Paul, “abusato sessualmente per tutto il tempo quasi tutti i giorni” all’età di 14 anni, fa parte di quel gruppo di vittime arrivato a Roma per assistere personalmente alle deposizioni del cardinale George Pell. Nel corso della seconda giornata di interrogatori, i membri della CAR hanno manifestato una certa impazienza nei riguardi del presule australiano, che al momento dei fatti – lo ricordiamo – era vicario del vescovo Ronald Mulkearns. Pertanto
la dottoressa Furness ha chiesto a Pell perché padre Ridsdale, accusato di questi crimini, sia stato semplicemente spostato di parrocchia in parrocchia invece di essere segnalato alla polizia. Pell ha dichiarato che i provvedimenti che il vescovo Mulkearns e monsignor Fiskilini adottarono nei riguardi di Ridsale sono “inaccettabili” perché  “sono stati un rischio per i bambini di Inglewood”.
Il cardinale australiano ha affermato che all’epoca dei fatti non sapeva le circostanze che portavano Gerald Ridsdale di parrocchia in parrocchia. “Io credevo che questi continui trasferimenti riguardassero la sua formazione e che gli avrebbero garantito di ampliare la sua esperienza sul territorio”. Tuttavia il cardinale ha ammesso che questi continui cambiamenti sono un provvedimento “insolito”. E ha confermato di aver coabitato con il sacerdote proprio in quel periodo, senza però sospettare nulla circa le sue inclinazioni e i suoi comportamenti.

In seguito, c’è stato un acceso scambio di battute tra Pell e la Furness sulla responsabilità della Chiesa nei riguardi dei bambini. Dopo aver detto che la triste storia di Ridsdale non era di grande interesse per lui, causando qualche malumore tra la platea di Roma e quella di Melbourne, Pell ha osservato che sta a ciascun uomo seguire una propria etica perché le cose possano procedere senza problemi e senza che si verifichino episodi spiacevoli. Inoltre ha definito “eccellente” il vicario generale dell’epoca, che era tra l’altro suo cugino, monsignor Henry Nolan, che intervenne per allontanare Paul dal sacerdote pedofilo. Ma il capo della Commissione Reale, Peter McClellan, ha insisitito più volte sulla scarsa credibilità dell’asserzione di Pell sulla propria ignoranza dei fatti che avvenivano attorno a lui e,  intervenendo nell’interrogatorio ha sottolineato con impazienza che tutti i consultori del vescovo sapevano Gerald Ridsdale fosse pedofilo e che abusasse dei bambini. “E’ possibile che nessuna di queste persone ha condiviso con te ciò che si raccontava sul conto di Ridsdale?”, ha chiesto al porporato. “Queste informazioni non sono state affrontate nelle riunioni dei Consultori, al massimo si era accennato a problemi di omosessualità e non di pedofilia”, ha risposto Pell ammettendo di essere stato ingannato da monsignor Mulkearns, che gli aveva fatto credere che i  6 spostamenti del sacerdote fossero in realtà finalizzati ad una brillante carriera e che ci fosse dietro l’angolo una importante promozione. In realtà, ha proseguito, potevano esserci una serie di ragioni per cui un religioso veniva spostato, irrequietezza, scarsa propensione ai rapporti umani, disguidi con colleghi, e se anche nessuno esplicitò le ragioni, “era chiaro che ci dovevano essere dei motivi di fondo”, ha spiegato Pell.

Malgrado George Pell continui a sostenere la sua mancata conoscenza delle ragioni effettive dei trasferimenti, i membri della Commissione Reale australiana non sembrano convinti, considerato che negli anni ’70 l’attuale ministro delle finanze di Papa Francesco era una figura di alto livello all’interno della diocesi, consultore e vicario episcopale, quindi molto vicino a molte altre figure di alto livello oltre che al vescovo Mulkearns, sul quale il giudizio di Pell è apparso severo perché all’epoca “non ha preso i provvedimenti necessari affinché il ragazzo venisse allontanto da Ridsdale e che questo venisse denunciato”.

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“Dato che i sacerdoti sono esseri umani come tutti – ha detto Furness – certamente avranno parlato tra di loro circa le ragioni vere dei trasferimenti”. A questo punto Pell ha relicato: “Gli esseri umani in diverse categorie hanno approcci molto diversi a tali questioni. Noi lavoriamo nell’ambito della morale cristiana e la discussione dei difetti degli altri non è ben vista”. 

Mentre era sacerdote a Ballarat, dunque, George Pell era già uno dei collaboratori più stretti del vescovo Ronald Mulkearns, allora a capo della diocesi. Il suo incarico iniziato nel 1977 gli consentiva di aiutare Mulkearns su varie questioni che riguardassero le nomine e i movimenti di sacerdoti da una parrocchia all’altra. Per questa ragione, dopo aver rivolto al cardinale domande su Ridsdale, Gail Furness si è concentrata proprio sul periodo in cui Pell, da sacerdote, lavorava nell’ufficio del vescovo. In quegli anni molti sacerdoti furono oggetto di trasferimenti immediati e a volte sottaciuti perché probabilmente avevano abusato di bambini. Pell ha sempre sostenuto che allora nessuno mai aveva ipotizzato che quei sacerdoti “erano pedofili e che venivano spostati per questo motivo”.

Ma se le prime due ore dell’udienza sono state interessate dal caso di padre Gerard Ridsdale, il più famigerato pedofilo australiano, la seconda parte è stata invece incentrata nello specifico sulla drammatica esperienza dei ragazzi rimasti vittime di abusi.
Furness ha mostrato a Pell i documenti che documenterebbero i diversi reclami fatti dai genitori dei bambini nei riguardi di Ridsdale, ma lui ha sostenuto per tutto il tempo che non solo non è era a conoscenza ma che non ha mai sentito parlare del sacerdote accusato come un pedofilo. “Ma, certamente, quella gente sapeva. Posso solo ripetere ciò che ho detto prima. Intorno al 1980, sono diventato Presidente dell’Istituto di Formazione cattolica che contava 2000 studenti tra Ballarat e Melbourne. Non era un piccolo lavoro. Andavo a Melbourne almeno un paio di volte alla settimana, non ero a contatto con la vita della diocesi, come chi lavorava a tempo pieno nelle parrocchie, per questo non sapevo cosa accadeva”, ha replicato il cardinale.

Alessandro Notarnicola

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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