Arrivato alle 22 in punto, ora italiana, all’Hotel Quirinale, il cardinale George Pell si è presentato per la seconda volta davanti ai membri della Commissione Reale australiana dopo le 4 ore di videoconferenza di domenica sera. La Sala Verdi appare oggi meno affollata e il ministro delle finanze vaticane prima di avviarsi alla sua postazione ha detto ai giornalisti di avere “il pieno sostegno del Papa”. Come è noto Papa Francesco e il cardinale Pell si sono incontrati faccia a faccia in Vaticano questa mattina, poche ore dopo la prima sessione del processo che si è concluso alle 2 della notte (ora italiana). Il Vaticano tuttavia non ha fornito dettagli sull’incontro di oggi. Francesco in realtà – nel volo che lo riportava dal Messico – ha detto che “i vescovi che si sono limitati a trasferire i preti pedofili debbono dimettersi”. “E’ chiaro?”, ha domandato in quella circostanza ai giornalisti per rafforzare il concetto. E, fanno sapere gli inquirenti australiani, “può accettare le dimissioni forzate di Pell a giugno, se la Commissione Reale australiana affermerà il pieno coinvolgimento del cardinale nei provvedimenti di delocalizzazione che hanno interessato i sacerdoti sospettati di abusi su minori”. Infatti, ha affermato la responsabile dell’audizione Gail Furness, “la Commissione Reale, esaminato il caso Ridsdale trasferito per 5 volte e considerata la posizione che l’attuale cardinale Pell ricopriva nel 1982, ritiene non plausibile che lui si dichiari all’oscuro dalle ragioni che avevano indotto il vescovo Ronald Mulkearns a questi provvedimenti.
“Se ci fossero oggi prove che le vere ragioni erano state dette nelle riunioni che facevamo, allora sarà plausibile quanto lei afferma. Altrimenti si tratta di sciocchezze”, ha replicato con una certa dose di arroganza Pell. Il cardinale – che l’inglese Saunders, per questo messo in aspettativa nella Commissione vaticana per i minori, ha recentemente definito “sociopatico” proprio per il suo distacco dal dolore degli altri – sembra non essere per nulla toccato dalla presenza di 15 vittime che gli contestano di non averle salvate dalle grinfie dei loro stupratori, mentre forse avrebbe potuto farlo semplicemnete aprendo gli occhi su quanto accadeva accanto a lui. E addirittura è arrivato a chiedere di poter suggerire alla Commissione che lo interroga “un diverso metodo di lavoro”. “Sappiamo noi cosa fare”, lo ha zittito la dottoressa Gail Furness, che ha aperto la seduta presentando una serie di prove che sono state fornite da una delle vittime che sarebbe stata abusata da padre Gerald Ridsdale accusato di aver commesso 130 abusi su bambini di età inferiore ai 14 tra i 1960 e 1980. Uno dei casi esaminati questa sera dalla Commissione Reale australiana riguarda infatti Paul Levey, rimasto vittima di abusi sessuali negli anni ’70 presso la parrocchia di Mortlake.
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