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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » Lo scoop che ha fatto tremare la Chiesa

Lo scoop che ha fatto tremare la Chiesa

Federico Tulli by Federico Tulli
26 Febbraio 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Poche ore prima di affrontare una tragedia che avrebbe cambiato il corso della storia contemporanea gli Stati Uniti dovettero fare i conti con un’altra drammatica realtà che minacciava il “sogno americano”. È il 10 settembre 2001 quando l’Università di Pennsylvania anticipa i risultati di una ricerca biennale sulla diffusione della pedofilia a livello nazionale. Lo studio rivela che un bambino su cento è vittima di crimini che vanno dalla prostituzione minorile alla pedopornografia ad altre forme di sfruttamento e violenza “sessuale”. Gli abusi sono consumati soprattutto in ambito familiare, nei luoghi di istruzione e in quelli di formazione sportiva. I più a rischio sono coloro che scappano di casa, spesso per sfuggire alle violenze, oppure chi è rimasto senza famiglia. In totale i ricercatori stimano almeno 300mila minori tra le vittime del mercato del “sesso” a pagamento. Femmine e maschi in egual misura. Si trattava di una scoperta senza precedenti che metteva a nudo le crepe di un modello sociale tutt’altro che esemplare ma l’America non ebbe tempo di interrogarsi. E l’attacco aereo di al-Qaeda alle Twin Tower di New York rimanderà di quattro mesi la presa di coscienza collettiva dell’esistenza di un cancro, profondamente radicato nella società Usa, che non aveva attecchito solo nelle case e negli istituti scolastici. All’inizio di gennaio del 2002 un’inchiesta del Boston Globe scoperchia infatti una botola su un pozzo che presto si rivelerà senza fondo: la pedofilia nel clero cattolico.
Candidato a sei premi Oscar e a tre Golden Globe, il film di Tom McCarthy Il caso Spotlight che dal 18 febbraio esce nelle sale italiane distribuito da Bim, ricostruisce la capillare indagine giornalistica realizzata a partire dai primi mesi del 2001 che ha preceduto la pubblicazione dello scoop comparso dopo le feste natalizie del 2002 in prima pagina su uno dei quotidiani più popolari di Boston. Spotlight è il nome del pool dei giornalisti d’inchiesta del Globe, interpretati tra gli altri da Michael Keaton e Mark Ruffalo, i quali, resistendo alle pressioni e alle intimidazioni costanti ricevute dalle istituzioni laiche e da quelle religiose della città americana più “europea” e cattolica, riuscirono a portare alla luce un sistema sommerso fondato da decenni su abusi, omertà, totale assenza di trasparenza e complicità con i pedofili.
Nel corso del 2002 il Boston Globe pubblicherà circa 600 articoli documentando un migliaio di casi di bambini vittime di abusi “sessuali” e psicologici, e le responsabilità di 70 preti pedofili tra cui spicca padre John Geoghan. Condannato a marzo 2002 per 10 stupri, costui era una sorta di serial killer la cui attività criminale era nota alle gerarchie ecclesiastiche di Boston. Le quali tuttavia si guardarono bene dal denunciarlo e, anzi, Geoghan fu sistematicamente protetto mediante trasferimenti in sei diverse parrocchie della diocesi ogni volta che i sospetti dei fedeli raggiungevano una soglia pericolosa. In questo modo, come è facilmente intuibile, fu inevitabile che si procurasse nuove vittime. Una responsabilità di cui si macchiò anche il Globe che fino al 2001 aveva di proposito ignorato alcune segnalazioni relative agli stessi casi di cui in seguito si è occupata la squadra di Spotlight, come la pellicola di McCarthy evidenzia con precisione.
La svolta arriva con il cambio di direzione. È il neo-direttore Marty Baron (Liev Schreiber) a dare il via alla clamorosa inchiesta, il giorno stesso del suo insediamento. Emerge così che tutto ruotava intorno al potente arcivescovo di Boston, Bernard Law, e che ogni decisione – laica o religiosa – era finalizzata a inibire qualsiasi voce che potesse gettare discredito sulla Chiesa locale. Papa Wojtyla era già molto malato e all’interno della Conferenza episcopale Usa nessuno in quegli anni più del carismatico Law, capo di una comunità di due milioni di fedeli, aveva la possibilità di diventare il primo pontefice americano della storia. Un pontefice di Boston. I giornalisti di Spotlight devono affrontare anche questa prospettiva trovando come unico alleato il diffidente avvocato Garabedian, legale delle vittime di Geoghan. Interpretato da Stanley Tucci, è lui a rendere l’idea della sfida in atto quando chiede al caparbio giornalista del Boston Globe (Ruffalo): «La Chiesa cattolica ragiona in termini di secoli, il suo giornale può resistere tutto questo tempo?».
Via via che i giornalisti parlano con Garabedian, intervistano adulti molestati da piccoli e cercano di accedere agli atti giudiziari secretati, diventa evidente che l’insabbiamento degli abusi è sistematico e che il fenomeno è molto più esteso di quanto si potesse immaginare.

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Lo scoop che ha fatto tremare la Chiesa

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Federico Tulli

Federico Tulli

Federico Tulli è giornalista professionista. Per anni firma di Left sin dalla sua fondazione nel 2006, prima come collaboratore fisso e poi come redattore, ha scritto articoli per numerose testate italiane e internazionali (tra cui MicroMega, Avvenimenti, Sette, Globalist, Cronache laiche, Adista, Critica liberale, Brecha, etc). Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015). Nel 2018, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato “Giustizia divina” (Chiarelettere). Nel 2020, per “I libri di Left”, ha pubblicato “Cosa ci ha insegnato la pandemia”, e nel 2023 “La Chiesa violenta” (Ed90). Ad aprile 2023 è uscito un suo saggio dal titolo “Informazione e Intelligenza artificiale: quale futuro per il giornalismo?” nel libro, a cura di Andrea Ventura, “Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali” (AA.VV., L’Asino d’oro ed.). Nel 2022 Tulli ha ideato e realizzato per Left “Spotlight Italia”, la prima indagine giornalistica permanente sui crimini nel clero italiano, e fa parte di #ItalyChurchToo, coordinamento italiano delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Contatti: [email protected] [email protected]

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.