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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » scout » Francia, ex-scout contro il prete pedofilo rompono il silenzio dopo 25 anni

Francia, ex-scout contro il prete pedofilo rompono il silenzio dopo 25 anni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Febbraio 2016
in Scout
Reading Time: 6 mins read
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“La possibilità di denunciare è già per me una prima vittoria, come l’avere ottenuto delle confessioni e poter richiamare alle proprie responsabilità le autorità religiose, perché possa essere fatta luce su tutto ciò che è stato nascosto per 25 anni. È gravissimo ciò che è accaduto. E la nostra battaglia è per conoscere semplicemente la verità”.

Bertrand et Pierre Emmanuel pensavano di non avere nulla in comune, fino a quando non hanno scoperto di avere vissuto, da bambini, lo stesso incubo, dietro le mura di una delle chiese alla periferia di Lione.

Bertrand Virieux, presunta vittima di pedofilia e cofondatore dell’associazione “Parole liberate”, in dica il luogo delle violenze:

“Il prete che celebrava proprio là, abusava sessualmente di decine e decine di bambini”

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Pierre-Emmanuel Germain-Thill, presunta vittima di pedofilia:

“Quello che più mi sciocca è che cercava di baciarmi con la lingua. Mi accarezzava le parti intime e non sono mai riuscito ad evitarlo. Avevo voglia di scappare ma allo stesso tempo ero bloccato, avevo paura che nessuno mi avrebbe creduto”.

Bertrand Virieux:

“Mi ricordo dell’odore del sudore, del contatto con i vestiti, mi ricordo delle sue mani addosso, sotto la mia camicia, che mi stringevano forte a lui”.

Didier Burdet, presunta vittima di pedofilia:

“Mi bloccava mettendo una gamba dietro di me e si strofinava contro il mio corpo, me ne ricordo molto bene, sentivo il suo membro contro di me … mi diceva: “Dimmi che mi ami”. E poi mi diceva: “Sei il mio bambino, è un segreto tra noi due e non bisogna dirlo”.

Un segreto che ha pesato per decenni su decine di ex-scout tra gli 8 e i 12 anni di cui si occupava padre Bernard Preynat, dal 1970 al 1991. Un uomo carismatico, apprezzato dai fedeli che ogni settimana gli affidavano i loro bambini, come racconta un parrocchiano:

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euronews:

“Nessuno sospettava nulla all’epoca?

Un parrocchiano:

“Certo, c’erano persone che sapevano, ma nessuno parlava … il prete di cui parliamo aveva un grande carisma … sono sicuro che alcuni genitori avranno risposto alle rivelazioni dei figli dicendo:” Ci prendi in giro, non è vero”.

Bertrand Virieux, indicando gli interni della chiesa:

“Mi ricordo molto bene, accadeva in questa stanza. È successo una o due volte, all’angolo con l’altra stanza … Come c’era rumore all’esterno così c’era silenzio qui all’interno, come quello di oggi, è lo stesso”

Il silenzio, Didier ne ha sofferto per più di 30 anni. È stato vittime di abusi sessuali dagli 8 agli 11 anni.

Lo incontriamo a casa di Bernard, cofondatore dell’associazione la Parola Liberata ,
creata nel dicembre scorso con altre presunte vittime di padre Bernard Preynat. Alcune lo hanno denunciato per aggressione sessuale su minori di 15 anni.

Grazie all’aiuto di una psicologa, il gruppo offre sostegno e ascolto alle vittime delle aggressioni sessuali del prete. In poche settimane l’associazione ha ricevuto decine di testimonianze di presunte vittime, che non avevano finora osato rompere il silenzio o non erano state ascoltate.

François Devaux:

“Siamo riusciti a liberare le parole e a rivelare i fatti, dicendo chiaramente che questa è una realtà, una verità, è ciò che i bambini hanno vissuto. In modo da non lasciare campo libero a chi minimizza quanto accaduto … Questa è la lettera raccomandata che i miei genitori hanno inviato nel 1991”.

François Devaux si era confidato con genitori e avevano scritto all’arcidiocesi di Lione per chiedere la sospensione del prete. Padre Preynat aveva amesso i fatti e l’arcivescovo dell’epoca lo aveva allontanato dalla parrocchia. Ma sei mesi più tardi aveva ripreso il servizio a contatto con i bambini di altre parrocchie della regione, per 25 anni.
È stato sollevato dalle sue funzioni nel maggio 2015, dall’attuale arcivescovo, il cardinale Barbarin. Preynat ha celebrato l’ultima messa nell’agosto scorso. Indagato a gennaio 2015, Bernard Preynat ha ammesso tutto, anche di avere commesso violenze sessuali. Confessioni che si aggiungono a quelle fatte 30 anni fa, sottolinea il suo avvocato.

Frédéric Doyez, avvocato:

“Se giustizia non è stata fatta, non è certo padre Preynat che l’ha impedito. Lui, nell’istante in cui è stato indicato, ha ammesso tutto. La sua vita va avanti come prima nonostante le infrazioni che ha comesso 25 anni fa. Con una particolarità, ha mantenuto una certa rispettabilità come se nulla fosse successo, con la convinzone che fosse sufficente spostarlo in un altro luogo perché tutto fosse dimenticato”.

Tra gli ex parrocchiani di padre Preynat, il caso ha suscitato stupore e qualche imbarazzo.

“Posso solamente dire – dichiara una donna – “Chi non ha peccato scagli la prima pietra, è tutto”. Certo é una cosa fastidiosa, ma per noi è stato un ottimo prete, l’abbiamo amato molto e lo rimpiangiamo. Nostro figlio era il suo chirichetto ed era dispiaciuto quando se n‘è andato”.

“Amava i bambini e i bambini amavano lui e il catechismo piaceva a tutti – racconta un uomo – e non ho mai neanche immaginato che facesse delle cose del genere, era il mio superiore, io ero il vicario, era il mio prete. Ci sarei rimasto davvero male se lo avessi saputo, sarebbe stato insopportabile, meglio non sapere”.

Molti cardinali si sono succeduti alla testa della Diocesi di Lione,
anche a loro le presunte vittime di Bernard Preynat chiedono si assumano la responsabilità di quelle violenze.

Didier Burdet:

“Io ce l’ho con il sistema della chiesa, con tutti quelli che sapevano, il vicario di ieri e quelli di oggi. Tutti hanno lasciato fare. Perché questo prete non è stato allontanato dai bambini? – questa è una domanda che adesso è necessario porsi”.

Il Cardinale Barbarin prima ha affermato di non essere stato a conoscenza degli atti di
Bernard Preynat fino al 2014, poi di recente ha ammesso che sapeva dal 2007, precisando che si trattava di fatti del passato per cui non c’era mai stata alcuna denuncia, né recidiva.

L’arcivescovo di Lione ha declinato la nostra richiesta di intervista. Al suo posto ci risponde Régine Maire, già membro del Consiglio episcopale e coinvolta nell’inchiesta. È incaricata del caso Preynat e del rapporto con le vittime per la Diocesi.

Regine Maire, portavoce arcidiocesi di Lione:

“Possiamo deplorare questa sorta di omertà e la protezione più dell’istituzione che delle vittime, ma … “

Una risposta che non basta alle vittime di Preynat. Molte di lorohanno denunciato l’arcivescovo di Lione e Régine Mairie, per non avere denunciato gli atti di pedofilia. Loro lo apprenderanno solo dopo averci incontrato per questa intervista.

Régine Maire:

“Il cardinale Barbarin credo sia cosciente dei rischi che corre … della sua complicità … se emergerà che ha coperto o è stato reticente, lui sa che … credo rischi la prigione … quindi … credo ne sia cosciente. E credo sia pronto a dimettersi se necessario … ne va della credibilità della Chiesa”.

Una Chiesa da cui i membri dell’associazione “Parole Liberate” vogliono delle risposte. La loro denuncia potrebbe essere indirizzata anche ai responsabili del Vaticano. La Santa Sede ha di recente confermato l’obbligo per i prelati di segnalare i casi di pedofilia alle autorità civili.

Per molte presunte vittime i fatti sono ormai prescritti. Altri invece possono cominciare ora la loro battaglia per la verità. Come Pierre Emanuel. Per tutti le aule del tribunale non dovranno restare gli unici luoghi in cui parlare del caso Preynat.

Pierre-Emmanuel Germain-Thill, presunta vittima di pedofilia:

“La possibilità di denunciare è già per me una prima vittoria, come l’avere ottenuto delle confessioni e poter richiamare alle proprie responsabilità le autorità religiose, perché possa essere fatta luce su tutto ciò che è stato nascosto per 25 anni. È gravissimo ciò che è accaduto. E la nostra battaglia è per conoscere semplicemente la verità”.

http://it.euronews.com/2016/02/19/francia-ex-scout-contro-il-prete-pedofilo-rompono-il-silenzio-dopo-25-anni/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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