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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Quell’impunità che accomuna narcos e preti pedofili

Quell’impunità che accomuna narcos e preti pedofili

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Febbraio 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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“Perseguitata e quasi impedita a svolgere la propria missione negli anni ’20 del secolo scorso, la Chiesa del Messico – scrive l’inviato dell’Agi Salvatore Izzo – ha poi visto un grande sviluppo delle sue strutture, in parte favorito da compromessi di suoi membri con i gruppi di potere che da queste parti spesso si identificano con la criminalità organizzata, cioè con i narcos”. Le dimensioni di quella che il Papa prima di partire ha definito “un pezzetto di guerra mondiale” sono impressionanti: 27 mila le persone scomparse negli ultimi dieci anni in Messico e tra i cadaveri ritrovati negli ultimi quattro sono una quindicina quelli di preti. Su colpevoli e mandanti di questi omicidi scende praticamente sempre una coltre di nebbia, come accadde 20 anni fa per l’uccisione del cardinale Posada O Campo. Ma fino ad ora – rimprovera Francesco – la Chiesa ha fatto finta di non vedere e non sentire, preda di quella che ha chiamato “la tentazione demoniaca della rassegnazione”.
Ma c’è pure una forma tutta ecclesiastica della corruzione il cui emblema è il prete messicano Marcial Maciel (nella foto con il cardinale di Città del Messico Norbrto Rivera Carrera e l’allora nunzio apostolico Prigione), fondatore dei Legionari di Cristo, ai quali sono affidate in Messico molte importanti istituzioni culturali. I crimini da lui compiuti (stuprò molti giovani religiosi e pure i suoi stessi figli, avuti da due donne con le quali aveva fatto famiglie in Messico e Spagna) non sono certo attribuibili agli attuali membri e superiori del suo istituto, che ne sono in un certo senso vittime. Ma i vescovi che avrebebro dovuto intervenire davanti alle denunce di troppi abusati, quelli sono complici, come ha detto chiaramente Papa Francesco istituendo in Vaticano un tribunale che deve giudicarli. Il male – infatti – va addebitato anche a chi si rassegna alla sua ineluttabilità e non fa nulla per impedirlo. è questo il sottotesto delle parole forti che Papa Francesco grida da quattro giorni in giro per il Messico.
A Morelia, dove ha incontrato sacerdoti, religiosi e religiose del Messico, Francesco c’è andato giù ancora una volta abbastanza pesante, pur senza esplicitare il legame che evidentemente spesso sussiste (e si chiama impunibilità) tra i crimini commessi all’interno della Chiesa (pedofilia e arricchiminti illeciti) e quelli dei narcos, le bande che devastano il Paese: “laici, religiosi ed episcopato”, non devono rassegnarsi al male del narcotraffico e della violenza che da esso si diffonde Tutto questo “sembra essere diventato un sistema inamovibile”. Il Papa ha parlato di “ambienti dominati molte volte dalla violenza, dalla corruzione, dal traffico di droghe, dal disprezzo per la dignità della persona, dall’indifferenza davanti alla sofferenza e alla precarietà”. “Che tentazione potremmo avere di fronte a questa realtà? Credo che potremmo riassumerla – ha detto – con la parola rassegnazione. Di fronte a queste realtà ci può vincere una delle armi preferite del Demonio: la rassegnazione”.

“Francesco – sottolinea il commento dell’inviato dell’Agi – ha dunque denunciato l’avanzare nella Chiesa del Messico di “una rassegnazione che ci paralizza e ci impedisce non solo di camminare, ma anche di fare la strada; una rassegnazione che non soltanto ci spaventa, ma che ci trincera nelle nostre ‘sacrestie’ e apparenti sicurezze; una rassegnazione che non soltanto ci impedisce di annunciare, ma che ci impedisce di lodare”. “Una rassegnazione – ha detto il Papa – che non solo ci impedisce di progettare, ma che ci impedisce di rischiare e di trasformare le cose”.
Ai cristiani del Messico, Francesco ha chiesto di scuortersi da quasto atteggiamento passivo davanti al male ed ha indicato dunque la via di una conversione di vita, che si può percorrere però, ha spiegato, solo pregando. “Gesù stesso – ha ricordato – lo fece. Egli pregò perchè noi suoi discepoli, di ieri e di oggi, non cadessimo in tentazione”. “Non siamo nè vogliamo essere dei ‘funzionari del sacrò, non siamo nè desideriamo mai essere ‘impiegati di Diò”. è questo il monito che Papa Francesco ha lanciato a Moreila, nello stadio cittadino gremito da oltre 20 mila fedeli. Per il quarto giorno di seguito il Papa ha continuato a martellare la Chiesa del Messico che rischia di adagiarsi sulle sue strutture e dimenticare che la sua missione è annunciare il Vangelo a partire dai poveri. “Cos’è la missione – si è chiesto ad alta voce Bergoglio all’omelia – se non dire con la nostra vita: Padre nostro? A questo Padre nostro noi ci rivolgiamo tutti i giorni pregando: non lasciarci cadere in tentazione”. “Per questo – ha invocato – Padre Nostro, non lasciarci cadere nella tentazione”.

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“Padre, papà, abbà – ha pregato ancora Bergoglio nello Stadio di Moreila – non lasciarci cadere nella tentazione della rassegnazione, non lasciarci cadere nella tentazione della perdita della memoria, non lasciarci cadere nella tentazione di dimenticarci dei nostri predecessori che ci hanno insegnato con la loro vita a dire: Padre Nostro, perché siamo invitati a partecipare alla sua vita, siamo invitati a introdurci nel suo cuore, un cuore che prega e vive dicendo: Padre nostro”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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