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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » aldo nuvola » Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Febbraio 2016
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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Monsignor Romeo interviene sull’arresto di padre Roberto Elice, l’ex parroco di via Perpignano accusato di violenza sessuale su tre minori.

di NATALE BRUNO e SALVO PALAZZOLO

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“Non spettava a me denunciare don Roberto”, dice oggi l’ex arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, rievocando i giorni dell’ottobre 2014 in cui il parroco di via Perpignano confessò in Curia di aver abusato di alcuni bambini. “Non spetta al vescovo denunciare – ribadisce Romeo – all’epoca, ci siamo comunque mossi con tempestività: abbiamo subito contattato la madre dei bambini, informandola del suo diritto dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto”.

Però oggi la signora è un po’ amareggiata per quella vostra scelta. “Preferisco non commentare”, ha detto ieri in un’intervista a “Repubblica”.
“La signora può pensare ciò che crede. Ognuno è libero di farlo. Ma noi abbiamo seguito le regole previste dal diritto canonico. In otto giorni sono stati adottati alcuni importanti provvedimenti canonici nei confronti di don Roberto Elice. È stato rimosso dall’ufficio che ricopriva e invitato a seguire un percorso particolare in una clinica di Roma specializzata in questo tipo di situazioni. A don Roberto è stato anche vietato di celebrare messa in pubblico”.

Leggi / Prete pedofilo arrestato, le scuse dell’arcivescovo Lorefice

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Non crede che una relazione scritta dell’arcivescovo alla procura della Repubblica su quanto appreso dal sacerdote reo confesso avrebbe potuto aiutare le indagini? La squadra mobile e i magistrati potevano contare solo sulla denuncia di un bambino, nulla sapevano della confessione in curia del parroco, e ci sono voluti mesi per trovare le prove necessarie. Don Roberto è stato arrestato solo tre giorni fa, quindici mesi dopo il vostro colloquio.
“Lo ripeto. Alla Chiesa non tocca fare alcuna denuncia alla procura. Semmai informare le vittime del loro diritto dovere di denunciare. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini. E con don Roberto si è adottata la massima severità. Certo, un padre non può abbandonare il proprio figlio, anche in questa situazione così grave. E il vescovo è un padre. Abbiamo aiutato quel figlio in difficoltà ad assumersi le sue responsabilità”.

Scusi, eminenza. Ma in che modo don Roberto si sarebbe assunto le sue responsabilità? Perché non lo avete invitato a presentarsi subito alla squadra mobile per autodenunciarsi? In fondo, la questura è proprio di fronte al palazzo arcivescovile. Invece, la polizia ha impiegato mesi per scoprire che c’era anche un terzo bambino molestato dal parroco. E si sospetta che le vittime siano molte altre.
“La Chiesa ha i suoi procedimenti ecclesiastici, che non sono meno gravi di quelli penali. Quello per don Roberto è ancora in corso. Ci sono norme precise da rispettare in questi casi. Le stesse che sono scattate nel caso di don Aldo Nuvola”.

Leggi / Sui preti che molestano i bambini non basta scusarsi

È vero che don Roberto le ha scritto una lettera? Un vescovo non ha neanche l’obbligo di segnalare alle autorità civili la confessione scritta di reati terribili?
“Non ricordo se mi scrisse una lettera. È passato tanto tempo. Di sicuro, abbiamo parlato. Ma comunque è tutto agli atti dell’arcidiocesi “.

Un’altra domanda, sullo stesso tema. Perché don Paolo Turturro, l’ex parroco di Santa Lucia, attualmente detenuto all’Ucciardone per scontare una condanna per pedofilia, non è stato ancora sospeso a divinis?
“Ma quello è un caso diverso”.

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Eminenza, si tratta di un caso definitivamente chiuso. Una sentenza della

Corte di Cassazione ha sancito la colpevolezza di don Turturro per avere molestato due bambini.
“Quello è un caso diverso. Perché lui non esercita il ministero”.

Non crede che la sospensione a divinis di un sacerdote condannato in via definitiva dalla giustizia terrena possa essere un segnale importante per tutta la comunità, sia ecclesiale che civile?
“Mi scusi, ora devo proprio andare”.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/05/news/prete_pedofilo_l_ex_arcivescovo_romeo_non_dovevo_denunciarlo_io_-132756774/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.