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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » “Per il bene di nostro figlio chiediamo moderazione”

“Per il bene di nostro figlio chiediamo moderazione”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Gennaio 2016
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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Della vicenda che sta scuotendo Arese eravamo a conoscenza da diversi giorni, informati direttamente dall’avvocato della famiglia. Avvocato che ci aveva chiesto la disponibilità ad attendere, prima della pubblicazione, che la famiglia stessa si sentisse pronta a rendere pubblica la denuncia presentata alla magistratura di Milano. Una richiesta che abbiamo accolto senza indugi, perché riteniamo che dietro ogni notizia ci siano esseri umani, in questo caso anche minori, che soffrono. Dopo che, tre giorni fa, la notizia è stata pubblicata dai quotidiani nazionali (vedi qui e qui), la famiglia ha scelto di intervenire direttamente, con una lettera aperta che abbiamo ricevuto ieri sera, nella quale si apre per descrivere il suo stato d’animo e dove chiede a tutti di evitare di strumentalizzare l’accaduto. In primo luogo a tutela del ragazzo, che “per anni dovrà combattere contro i suoi fantasmi”. Un invito che, per quanto ci riguarda, accogliamo senza riserve. Di seguito il testo della lettera aperta diffusa dal portavoce della famiglia, l’avvocato Luigi Muratori.

Continueremo sempre ad essere una famiglia cristiana e questo nonostante la violenza subita da nostro figlio. Anche Satana era un angelo prima di diventare un mostro, ma questo non può cambiare le ragioni della nostra fede. Siamo orgogliosi di nostro figlio e del coraggio che ha avuto nel parlarci degli abusi e di tutto quello che gli è capitato. Non era più sereno da tempo, schiacciato da un peso troppo grande per lui. Ha avuto una grandissima forza, spropositata per la sua giovane età; per questo, vogliamo che, anche in queste poche righe, lui senta il nostro amore, che sappia di quanto siamo orgogliosi di essere i suoi genitori.

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Non auguriamo a nessuna famiglia di vivere l’incubo che stiamo vivendo. Abbiamo deciso di scrivere questa lettera perché il primo pensiero, dopo il clamore della notizia apparsa sui giornali, è andato agli altri minori che forse si possono essere trovati nella stessa situazione di nostro figlio e non hanno ancora avuto la forza di parlare. A loro diciamo: “Abbiate coraggio, fiducia nei vostri genitori, non siete soli. Quello che è accaduto non è colpa vostra, non portatevi dentro un peso così grande per tutta la vita”. La speranza è che tutto questo sia capitato solo a nostro figlio, ma forse molti altri ragazzi come lui potrebbero essere stati avvicinati “da Satana”. Sarebbe terribile se altre famiglie come la nostra non si accorgessero del dramma interiore che potrebbero star vivendo i loro bambini.

Rivolgiamo a tutti una preghiera perché l’accaduto non venga strumentalizzato: il clamore nuoce a nostro figlio che per anni dovrà combattere contro i suoi fantasmi. Chiediamo a tutti moderazione e buon senso. Niente zuffe tra tifosi. Ne crociate o macchine del fango contro la nostra famiglia o la Chiesa. Queste sono le vittime. Certo ci saremmo aspettati che “il Comunicato Stampa della Parrocchia di Arese” fosse diramato all’epoca in cui la Parrocchia è venuta a conoscenza dei fatti e non ora quando la notizia è di dominio pubblico. Non è corretto che la Parrocchia non abbia subito messo a conoscenza dei fatti le altre famiglie: sarebbe servito a favorire l’emersione di eventuali altri casi e a rivolgere immediatamente il necessario aiuto ad altri ragazzi. Far luce servirà, ci auguriamo, ad evitare che altri fatti come questi possano accadere.

Tanta strada si deve fare ancora in difesa dei nostri figli, a ognuno il suo compito. Alla comunità quello di tutelare chi vive il dramma, con comportamenti discreti e coscienziosi. Alla Parrocchia quello di allontanare le mele marce, senza indugio. Alle famiglie quello di nutrire più attenzione verso i segnali di disagio che manifestano i figli, dandogli più ascolto e coraggio, come quello che ha trovato nostro figlio di denunciare i fatti.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

http://www.quiarese.it/index.php/cronaca/cronaca/3595-qper-il-bene-di-nostro-figlio-chiediamo-moderazioneq.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.