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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Ferrara » Accusato di violenza privata l’accusatore del prete

Accusato di violenza privata l’accusatore del prete

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Novembre 2014
in Emilia Romagna
Reading Time: 2 mins read
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Ennesima vicenda giudiziaria tra il parroco già condannato per pedofilia e il suo ex ospite.

 Sono destinate a continuare a intrecciarsi le vicende giudiziarie che vedono coinvolti, su fronti opposti, un parroco del Ferrarese da tempo accusato di atti di pedofilia verso un minore e il padre del minore, di origine serba, la cui famigli a era stata ospitata dallo stesso parroco nella propria abitazione.

Il parroco, già condannato in primo grado per gli atti di pedofilia (un anno e quattro mesi con sospensione della pena), nonché sospeso a divinis dall’arcivescovo di Ferrara, questa volta figurava nelle vesti di accusatore. Con il sostegno dell’avvocato Maruzzi, si è infatti costituito parte civile contro il serbo 35enne accusato di violenza privata per un episodio avvenuto nel gennaio del 2013. Ieri si è tenuta l’udienza filtro davanti al giudice Bighetti.

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In quell’occasione, nel gennaio del 2013 appunto, il parroco ospitò quattro persone venute per visionare un immobile che, secondo l’accusa, vennero “quasi” sequestrate.

Da precisare che da tempo i rapporti fra i due si erano incrinati e il ‘don’ desiderava che la famiglia serba che stava ospitando trovasse una nuova sistemazione. Il 35enne capofamiglia non la vedeva allo stesso modo e ne nacque una causa civile che darà ragione al sacerdote. Ma la famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – non traslocò nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento. È per questo che, quando la coppia sporgerà denuncia per gli atti di pedofilia, il prete passerà subito al contrattacco, sostenendo che il suo ospite lo avrebbe ricattato affermando: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”. Da qui la denuncia per estorsione depositata in procura dal parroco, che ha dato origine a un processo a parti invertite tuttora in corso.

Ma tornando all’episodio del gennaio 2013, a un certo punto il 35enne serbo avrebbe pensato di staccare la corrente dello stabile impedendo così ai cinque (il parroco più i quattro ospiti interessati all’immobile) di uscire, dato che il cancello elettrico avrebbe potuto aprirsi solo con la corrente. Inoltre, sempre secondo l’accusa, i cinque sarebbero stati aggrediti verbalmente. Solo l’intervento delle forze dell’ordine avrebbe “liberato” tutti quanti imponendo al 35enne di riattaccare la corrente.

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Ieri il giudice Bighetti ha chiesto le prove di quanto affermato, con esame dei testimoni di entrambe le parti (il 35enne è difeso dall’avvocato Montalto), rinviando all’11 marzo per l’istruttoria.

Accusato di violenza privata l’accusatore del prete

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.