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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » “Abusi su 40 minori”. L’ex uomo forte di Cl ora rischia la galera

“Abusi su 40 minori”. L’ex uomo forte di Cl ora rischia la galera

Redazione WebNews by Redazione WebNews
31 Ottobre 2014
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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 (Sara Nicoli) Don Inzoli, confessore di Formigoni, è stato già punito da Bergoglio che collaborerà con i Pm di Cremona.

— Prete in Mercedes Don Mauro Inzoli, già capo del Banco alimentare di Cl —

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L’accusa, atroce, è di aver abusato nel corso di quasi una decina d’anni di 40 bambini e ragazzi affidati all’associazione Fraternità di Crema, che si occupa di minori in difficoltà e di cui era presidente. Ora la Procura di Cremona la rivolge direttamente a don Mauro Inzoli, un tempo uomo forte di Comunione e liberazione, per 15 anni presidente della Fondazione fiore all’occhiello dell’organizzazione di don Giussani, il Banco Alimentare, nonché tra i confessori più fidati di Roberto Formigoni.
Il presule è già stato punito da papa Francesco dopo aver subìto ben due processi da parte del Tribunale Ecclesiastico, ma ora anche la giustizia terrena vuole la sua parte. E così il procuratore di Cremona, Roberto Di Martino, ha prima aperto un fascicolo, quindi ha chiesto notizie alla Santa Sede, attraverso una rogatoria internazionale, per acquisire testi e documenti agli atti dei processi ecclesiastici contro don Inzoli.
La Rogatoria è arrivata in Vaticano nei giorni scorsi, ma già è stato fatto trapelare, attraverso fonti del ministero della Giustizia, che sarà dato seguito, “con ampia disponibilità” alla richiesta della magistratura cremonese; il nuovo corso di trasparenza e denuncia degli abusi inaugurato da Francesco prosegue dunque senza tentennamenti.
D’ALTRA PARTE, lo scandalo di don Inzoli è stato reso pubblico dallo stesso vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, con un comunicato stampa e una lettera alle parrocchie della Diocesi, nelle quali si parlava espressamente dei “gravi comportamenti” di cui si era reso responsabile il confessore del governatore, a partire “dall’abuso di minori” accertato da molte testimonianze durante i processi in Vaticano.

Una “notizia criminis”, quel comunicato, per la Procura, alla quale, tuttavia, ha deciso di rivolgersi, con un esposto, anche Franco Bordo, deputato di Sel. “Era chiaro – racconta Bordo – che la Chiesa aveva già lavato i panni sporchi in casa e che dunque era necessario sollecitare la giustizia italiana a muoversi per ottenere una condanna per un reato così pesante. Per questo ho deciso di mandare l’esposto, mettendo semplicemente in fila le frasi contenute nei documenti resi pubblici dalla Diocesi di Crema. E la Procura si è mossa”.
Don Inzoli è stato prima sospeso a divinis, poi in appello ha ottenuto un alleggerimento della pena, ma gli è stato vietato dal Vaticano di accedere al territorio di Crema per almeno 5 anni, di dispensare sacramenti e di esercitarli in pubblico e, in ultimo, di “redimersi”. Lo scandalo, a dire il vero, è scoppiato due anni fa, per la precisione il 9 dicembre del 2012, quando il sito della Curia cremasca pubblicò la decisione del Vaticano di ridurre allo stato laicale don Inzoli, provvedimento contro il quale il sacerdote ricorse nel febbraio del 2013.

Il 12 giugno scorso, quindi, ecco il decreto, durissimo, della Congregazioneper la Dottrina della Fede (il dicastero guidato dall’allora cardinale Ratzinger prima di diventare Papa) che, su incarico di papa Francesco, lo trasmise a Crema. Un decreto che, appunto, infliggeva la pena perpetua al presule, pur lasciandogli gli abiti talari, vietandogli anche in modo tassativo di svolgere “accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o di altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano, compresi ruoli a scopo educativo. Dopo i divieti, i doveri: “Dovrà intraprendere per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia”.
NON C’È SOLO l’aspetto più crudo e violento dell’abuso sui minori nella vita di don Inzoli. A Milano lo chiamavano “il prete in Mercedes”.
Sigaro in bocca, auto e ristoranti di lusso, frequentazioni politiche di peso, un uomo di potere attraverso la Fondazione Banco alimentare, l’organizzazione del Meeting di Rimini di Cl. Soprattutto tanto vicino a Roberto Formigoni. Ebbene, se il fascicolo romano d’Oltretevere non tiene conto di questi aspetti profani, l’altro fascicolo aperto dalla Procura di Cremona potrebbe ampliare la propria visione anche alla vita privata del presule, certamente vissuta e ostentata in modo ben al di sopra le possibilità di un modesto prete di campagna. Sul fronte economico gli accertamenti sono solo all’inizio.
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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