di Maria Antonietta Calabrò – GINEVRA – Nelle sue raccomandazioni e osservazioni conclusive sul Rapporto presentato dalla Santa Sede, rese note oggi, il Comitato dell’Onu contro la tortura (leggi documento integrale) ha chiesto che il Vaticano dia una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo loro tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, pieni poteri d’inchiesta per la nuova Commissione pontificia presieduta dal cardinale Patrick O’Malley, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza. E che l’arcivescovo Joseph Wesolowsky, ex nunzio nella Repubblica domenicana, venga o estradato a Porto Rico oppure venga sottoposto a processo penale in Vaticano, poiché non gli può essere riconosciuta l’immunità. Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. E questo deve valere anche per gli Ordini religiosi e non solo quando a commettere l’abuso è stato un sacerdote del clero secolare. A questo riguardo viene fatto esplicitamente l’esempio delle «Magdalene Laundries» irlandesi (portate a conoscenza del vasto pubblico dal film «Philomena»). Il Vaticano dovrà infine assicurare sul proprio website ufficiale la pubblicazione delle Raccomandazioni del Comitato in più lingue.

















