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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » casalborsetti » «Don Desio? Dovevamo intervenire prima»

«Don Desio? Dovevamo intervenire prima»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Aprile 2014
in Emilia Romagna
Reading Time: 3 mins read
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«Bisogna dire poche cose. Di fronte alle sofferenze di chi ci sta intorno bisogna esserci molto e parlare poco». Abituato a mantenere un profilo basso, il vicario generale della diocesi Don Alberto Graziani  non si tira indietro e accetta di parlare delle difficoltà che la parrocchia di Casal Borsetti, ma più in generale la Curia ravennate, sta attraversando in queste settimane.
Don Graziani, non pare essere un buon momento per la Chiesa ravennate. Avete qualcosa di cui rimproverarvi?
«Avremmo dovuto capire prima quello che stava accadendo. Certo, vedevamo che don Desio era un prete un pochino “estroso”, ma non avremmo mai immaginato che potesse accadere una cosa del genere. Saremmo dovuti essere maggiormente intuitivi, ma sappiamo che esistono persone estrose, fuori dagli schemi. Del resto noi preti diocesani viviamo in mezzo alla gente, è difficile avere parroci fatti “con lo stampino”. Ogni campanile ha il suo stile. Mi dispiace che sotto un modo di fare così estroso ci fosse ben altro».
Come vive questa situazione la comunità di Casalborsetti?
«C’è molta sofferenza, che quasi si tocca con mano, ma nonostante questo vedo molte persone che si dedicano alla preghiera. Per questo chiedo rispetto per i familiari delle persone coinvolte. Inoltre ritengo che l’ incresciosa faccenda che ha coinvolto padre Pietro Gandolfi sia stata male interpretata».
Qual è l’atteggiamento delle persone?
«Io sono della zona, ho sempre cercato di essere vicino alla gente. Ho visto segni di raffreddamento da parte di qualcuno, ma ho notato anche tante manifestazioni di vicinanza. Certo è un momento in cui la fede è stata messa a dura prova e sono profondamente vicino a chi è stato danneggiato».
Il vescovo ha annunciato l’introduzione di una equipe diocesana per la tutela dei minori. Quando 
sarà operativa?
«Credo che l’equipe comincerà ad operare presto, perchè l’arcivescovo è sì riservato, ma è un gran lavoratore. Dobbiamo fare il mea culpa per quanto accade a “casa nostra”, ma il parroco di Casalborsetti non è stato l’unico a compiere gesti così gravi. Per questo serve uno strumento preventivo di vigilanza, ma soprattutto di lettura. Una famiglia soffre i propri mali, ma con più li affronta, con più crea futuro».
D’accordo, ma questo non limita l’attività di un parroco?
«No, perchè in questo modo si alimenta quel controllo vicendevole, compiuto con amore, tra prete e parrocchiani.  Io stesso da solo potrei fare meno, valere meno, aiutare meno. Quando le persone mi stanno vicino mi fanno un regalo e mi aiutano a migliorare. Dobbiamo avere l’umiltà di ammettere che non siamo perfetti e che siamo servitori, non padroni».
Quando incontrerà Don Desio?
«Non so ancora quando potrò vederlo – spiega -, ma non so fare a passare accanto a una persona che soffre senza dirgli che le sono vicino. Non immagino cosa possa significare, per lui,  la parola ripresa, ma noi crediamo sempre che esista una conversione. Mi auguro che chi ha sbagliato possa riprendersi e chi ha ricevuto il danno possa capire che quanto gli è accaduto  è stato compreso. L’ho detto anche ai genitori dei bambini con cui ho avuto modo di parlare nei giorni scorsi».
 
Federica Ferruzzi
[email protected]

http://www.settesere.it/it/n5112-don-desio-dovevamo-intervenire-prima.php

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.