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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » anna esposito » Elisa Claps, parla il fratello: “Ho le prove, un sacerdote sapeva dov’era mia sorella”

Elisa Claps, parla il fratello: “Ho le prove, un sacerdote sapeva dov’era mia sorella”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Aprile 2014
in Basilicata
Reading Time: 6 mins read
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 Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore.

Il cadavere di mia sorella Elisa fu trovato nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza il 17 marzo 2010, ma non è credibile che per diciassette anni nessuno abbia visto lì il suo corpo. Il suo ritrovamento è stata una messinscena e voglio sapere chi Tha organizzata”. A parlare è Gildo Claps, 49 anni, fratello di Elisa, la studentessa di 16 anni sparita il 12 settembre 1993 e ritrovata poi nel sottotetto di quella parrocchia ormai quattro anni fa. A ucciderla con 12 coltellate, dopo un tentativo di stupro, è stato Danilo Restivo, oggi 41 enne, che nel 2013 è stato condannato dai giudici a trent anni di carcere. Il suo Dna era sui vestiti della sedicenne. L’uomo, sfuggito alla giustizia italiana per anni, si è macchiato nel frattempo di un altro delitto: rifugiatosi in Inghilterra, a Bournemouth, ha ucciso la sua vicina di casa, Heather Barnett, una sarta 40enne.

“TANTE DOMANDE SONO SENZA RISPOSTA” Ma il giallo della scomparsa e della morte di questa studentessa di Potenza non è stato risolto. Non si può ancora mettere la parola fine a questa brutta storia, perché la famiglia di Elisa vuole capire chi abbia organizzato quella dolorosa messinscena. Non solo, vuole che sia trovato e punito chi ha coperto 1 assassino, chi ne ha favorito la fuga e la latitanza, vuole capire come mai per anni non siano state fatte indagini serie, perché la poliziotta che indagava, Anna Esposito, sia morta misteriosamente a soli 35 anni. Un lungo elenco di domande a cui sta cercando di dare delle risposte la Procura di Salerno che conduce la cosiddetta inchiesta bis. I magistrati vogliono punire icomplici che hanno aiutato Restivo nella sua lunga latitanza durata oltre 17 anni. L’indagine ha già portato al processo per falsa testimonianza due donne delle pulizie della Curia potentina, Margherita Santarsiero e la figlia, Annalisa Lo Vito. Le due affermarono di aver scoperto i resti di un cadavere nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità nel 2010 ma poi, forse intimorite, ritrattarono. Dice Gildo Claps: «Molti sapevano dov era Elisa, ma hanno preferito tacere fino al marzo di 4 anni fa, quando ce stata la messinscena del ritrovamento. Per noii assumersi alcuna responsabilità in questa vicenda, il clero di Potenza ha fatto ritrovare i poveri resti di mia sorella a persone estranee. Ricordiamo che a trovarli furono tre operai romeni chiamati a riparare un infiltrazione. Ma in tanti sapevano da anni che erano lì, in quel sottotetto, a cominciare dalle donne delle pulizie. E ora vi spiego perché. Innanzitutto, Restivo era un assiduo collaboratore della parrocchia e subito la polizia si convinse che fosse stato lui a rapire Elisa, forse in chiesa. Ce scritto in uno dei primi rapporti della polizia, insabbiati per anni negli archivi della Questura di Potenza. Ecco quanto si legge nel documento: «La ragazza è stata presumibilmente sequestrata da Restivo a scopo di atti di libidine». Poi, nel 1996, tre anni dopo la scomparsa di Elisa, furono effettuati dei lavori nella chiesa. Furono posizionati dei grossi tiranti d acciaio sul soffitto: uno di questi è stato messo a 15 centimetri dal cadavere di Elisa. Come possibile che gli operai non abbiano visto quei poveri resti che erano proprio lì, davanti a loro? Ce una terza prova che il ritrovamento di mia sorella nel 2010 fu solo una orribile messinscena. Gli esami sulle spoglie hanno appurato che il cadavere è rimasto a lungo schiacciato sotto dei materiali di risulta, ma quando fu trovato nel 2010 c erano sopra solo due tegole. Posso quindi pensare che qualcuno abbia rimosso quei detriti j tempo prima, abbia visto Elisa, ma abbia taciuto. Infine, del caso di Elisa si occuparono anche i servizi segreti e in un’informativa si legge che “il corpo della Claps è nascosto in un luogo dove a nessuno sarebbe venuto in mente di cercare”. Una chiesa forse? Solo che quest’informativa è rimasta segreta per molto tempo. Nel 2001 è vero che si fecero delle ricerche nella chiesa, ma si controllò negli scantinati. Insomma, si cercò ovunque tranne dov era mia sorella. Il cadavere poi saltò fuori misteriosamente nove anni dopo». Gildo Claps vuole anche soffermarsi sulle fasi del ritrovamento: «Sembra un film tragicomico, dove bugie assurde ai alternano a mezze verità. Quando nel 2008, dopo 48 anni ai vertici della parrocchia della Trinità, don Mimi Sabia morì, venne sostituito da un prete congolese, che dopo un anno chiese di tornare in Congo. In quei 12 mesi, però, il sacerdote diede ordine di ripulire la chiesa. Chiamato a testimoniare, dirà, però, di non ricordarsi nulla, eppure rammento anch’io il fervere dei lavori con gli operai che uscivano con le carriole piene di macerie. Forse venivano dal sottotetto? Forse qualcuno già allora vide mia sorella? A fine 2009, il clero di Potenza, grazie alla pressione di giornali e Tv, si convinse a far trovare il cadavere di mia sorella, tramite le due donne delle pulizie. Le due avrebbero avvertito l’allora parroco don Wango Oliveira de Silva, che subito chiamò il vescovo a Roma. Solo che l’alto prelato capì che il giovane prete brasiliano aveva trovato un “ucraino” anziché un “cranio” e delle ossa. Capite l’assurdità? In ogni caso, ufficialmente se ne disinteressò, o meglio se ne dimenticò, fino all’arrivo dei tre ignari operai romeni chiamati a riparare un’infiltrazione nel tetto. Non ha dell’assurdo questa storia? Non si dimentichi che il giorno prima che arrivassero gli operai romeni, il parroco e il vescovo si avventurarono nel sottotetto a caccia della perdita senza trovarla. Avete mai sentito di un vescovo che si scomoda per trovare un infiltrazione in una chiesa?».

LE MENZOGNE DI DON PIERLUIGI Ora cerchiamo di rispondere alle altre domande che si pone da anni la famiglia di Elisa. Chi ha aiutato Danilo Restivo? Torniamo, dunque, indietro a quel 12 settembre 1993 e proviamo a capire come quelFallora giovane maniaco abbia fatto a compiere un delitto tanto atroce e a farla franca. Un dato di fatto, acquisito ormai in tutte le indagini, è che Restivo appartiene a una ricca famiglia di Potenza, che si dice sia vicina alla massoneria e che negli anni *90 era anche molto potente in città per via dei suoi legami con Tallora ministro degli interni, Emilio Colombo. Detto questo, chi avrebbero convinto ad aiutarli per proteggere quel figlio assassino, già noto in tutta Potenza perché tagliava le ciocche di capelli alle ragazzine? Un nome balza fuori dai faldoni. Continua Gildo Claps con gli atti alla mano e la voce remente per la rabbia: «Si tratta di un prete. Si chiama don Pierluigi Vignola: era il cappellano della questura di Potenza. Ha detto due gravissime menzogne, che hanno avuto conseguenze tremende. Ecco la prima. Il giorno della scomparsa di mia sorella sostituiva don Mimi Sabia che era partito per le cure termali. Quando Elisa è scomparsa, lui era nella chiesa della Trinità, ma dirà agli inquirenti che non sapeva della sparizione di mia sorella. Questa è la prima bugia. Ma come ha potuto dire una cosa del genere? Il paese era tappezzato di manifesti con la foto di Elisa e tutti sapevano che era svanita nel nulla. Cerano centinaia di persone che la cercavano e io stesso mi sono recato in chiesa per chiedere informazioni. Questa invece è la seconda menzogna: don Vignola ha detto agli inquirenti di non conoscere Danilo Restivo, quando invece proprio qualche tempo prima dell’uccisione di Elisa, aveva molestato perfino sua sorella!». Gildo Claps si ferma e continuiamo noi di Giallo a dirvi chi è don Pierluigi Vignola. Coinvolto più volte in losche vicende, a suo carico ce poi una vicenda di molestie telefoniche a una donna. Per concludere, nei mesi scorsi, don Vignola è stato coinvolto in un ingarbugliata storia di relazioni pericolose tra politica e imprenditoria. Con un provvedimento firmato da un magistrato antimafia di Catanzaro, il sacerdote si è trovato indagato insieme a Nicola Tripodi, capo di una famiglia mafiosa, per il reato di associazione mafiosa. Gildo Claps ritrova le forze e continua: «Le menzogne di quest’uomo di Chiesa, che ha disonorato la sua tonaca, non sono finite: ha un ruolo fondamentale anche nell’inchiesta sulla morte misteriosa, avvenuta il 12 marzo 2001, del commissario Anna Esposito, la poliziotta di 35 anni che seguiva il caso della scomparsa di mia sorella. Con le sue dichiarazioni, violando il segreto del confessionale, ha spinto gli inquirenti a considerare la morte di Anna un suicidio. Al pubblico ministero che indagava sulla morte del commissario, disse: “Anna mi aveva riferito in confessione che aveva già tentato il suicidio”. Bastò questa dichiarazione per far archiviare il caso. Ormai è chiaro a tutti che la poliziotta è stata uccisa proprio perché a conoscenza di dettagli sconvolgenti sulla morte di mia sorella. E io voglio sapere da chi: sono sicuro che Anna Esposito avesse scoperto dove si trovava il corpo di mia sorella. Mi chiese un appuntamento, forse voleva parlarmi proprio di quel segreto inconfessabile. Ma a quelPappuntamento non è mai arrivata, perché è morta, strangolata con una cintura. Altro che suicidio, anche quella fu una massinscena e questa coraggiosa poliziotta merita giustizia. Mi fa una grande rabbia sapere che mio padre è morto senza conoscere tutta la verità su cosa accadde a sua figlia».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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