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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Zara. Don Nedjeljko Ivanov violentò centinaia di bimbi. Sospeso ma non spretato, Dalmazia. Crimini prescritti. E il prete si gode l’impunità

Zara. Don Nedjeljko Ivanov violentò centinaia di bimbi. Sospeso ma non spretato, Dalmazia. Crimini prescritti. E il prete si gode l’impunità

Il tribunale ecclesiastico di Zara vieta a don Ivanov di confessare e dire messa. Reati prescritti per la giustizia ordinaria

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Febbraio 2014
in World
Reading Time: 2 mins read
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di Andrea Marsanich

ZARA. È il primo sacerdote ad essere stato condannato per il reato di pedofilia dalle autorità ecclesiastiche croate. Don Nedjeljko Ivanov, 74 anni, è stato riconosciuto colpevole dopo un’indagine durata due anni e condotta dal tribunale ecclesiastico dell’Arcidiocesi di Zara. Lo scottante caso era stato affidato a questo arcivescovado dalmata in quanto i reati di don Nedjeljko, perpetrati tra il 1976 e il 1996, avvennero all’epoca in cui era parroco della località costiera di Bibbigne (Bibinje), una manciata di chilometri a est della città del maraschino.

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A comunicare la notizia della colpevolezza del sacerdote è stato il vicario giudiziale dell’Arcidiocesi zaratina, Zdravko Katuša, il quale ha confermato che le accuse rivolte nel 2012 all’ex parroco hanno fatto scattare l’inchiesta. «Le accuse partite da persone adulte, a quei tempi ragazzini, hanno visto i nostri giudici studiare attentamente gli argomenti – ha spiegato Katuša – sono venuti alla conclusione che don Ivanov si e’ macchiato di pedofilia ed ha una grande responsabilità morale per quanto accaduto». Il vicario giudiziale ha rilevato che la documentazione è stata inviata alla Congregazione per l’educazione cattolica che ha il compito di confermare definitivamente la sentenza. Null’altro ha voluto aggiungere l’incaricato della diocesi sulla pena inflitta a don Ivanov, che da tempo vive in isolamento nella casa sacerdotale di Zara, situata in pieno centro e circondata da alte mura.

Da quanto è dato sapere, al prete pedofilo è stato impedito di confessare, non può avere alcun contatto pubblico e può celebrare messa soltanto ai colleghi sacerdoti. Da anni malato di diabete, don Nedjeljko (Domenico in italiano) ha molestato sessualmente centinaia di ragazzi delle scuole elementari zaratine, nella stragrande maggioranza dei casi chierichetti. Uomini ora trentenni e quarantenni hanno raccontato agli inquirenti che il sacerdote amava portarli nel confessionale della chiesa di Bibbigne, per poi toccare e accarezzare le sue giovanissime vittime, alcune delle quali ancora fortemente traumatizzate per quanto verificatosi decenni fa. Neanche l’arcivescovo di Zara, monsignor Želimir Pulji„, ha voluto specificare ai giornalisti i dettagli del verdetto, aggiungendo che nei confronti del religioso sono state adottate le misure spirituali, morali e materiali previste dalla Chiesa cattolica. È certo che don Ivanov non avrà invece alcuna conseguenza dai tribunali ordinari poiché il suo caso è caduto in prescrizione. Dall’ultimo reato commesso sono trascorsi più di 15 anni. La sua vicenda ha scandalizzato l’opinione pubblica zaratina essendo il sacerdote conosciuto nella regione: anni fa gli fu addirittura assegnato il premio per l’opera omnia del comune di Bibbigne. Ora sono in tanti a chiedere la revoca del riconoscimento.

http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2014/0…ofilo-1.8733130

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.